Tra Alieni e Cowboy: Ancora vivo

Pubblicato il 05 maggio 2011 di Filippo Magnifico

Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 9 settembre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi, Il Mucchio Selvaggio, Ultimatum alla Terra, I magnifici sette, La Cosa, Un dollaro d’onore, Il mondo dei Robot, Il cavaliere pallido, Ritorno al Futuro – Parte III e La Guerra dei Mondi di Steven Spielberg, è arrivato il momento di parlare di un piccolo cult da molti dimenticato, che forse meriterebbe maggiore attenzione di quanta gliene sia stata data finora: Ancora vivo.

Ancora Vivo Poster USA 01Avete mai pensato a quanti registi, solitamente perché attraverso la loro filmografia si sono occupati prevalentemente di cinema “di genere”, non sono mai riusciti a ricevere la giusta attenzione? La lista è lunghissima e ognuno di noi ha sicuramente un “favorito” da inserirci, ma penso che sia un pensiero comune a più persone – perlomeno quelle che conoscono il nome che si sta per citare – parlare in questi termini di Walter Hill.

Durante la sua carriera questo cineasta ha sfornato più di un titolo che, in un modo o nell’altro, è riuscito ad imporsi all’attenzione del pubblico (un nome su tutti, I Guerrieri della Notte), proponendo quella che si potrebbe benissimo definire “estetica dell’action movie” e dimostrando che non bisogna per forza parlare di argomenti alti o sofisticati per realizzare un cinema di classe.
E se è vero che ogni regista, durante il suo percorso artistico, raggiunge una vetta che difficilmente potrà essere superata, possiamo benissimo dire che questo è successo nel 1996, anno di uscita di Ancora Vivo, un’opera talmente sofisticata e densa di quelle caratteristiche proprie della settima arte che, per certi versi, rappresenta un vero e proprio precursore di tutta quella mania revival che ha investito il panorama cinematografico hollywoodiano degli ultimi anni.

Secondo remake de La sfida del samurai di Akira Kurosawa (il primo è il ben più famoso Per un pugno di dollari di Sergio Leone), Ancora vivo è un film che si diverte a giocare con i canoni del genere western, portandoli all’estremo e fondendoli con le caratteristiche del noir e del gangster movie. Il risultato di questa mistura, avvolta da una fotografia densa e polverosa, è Jericho, la cittadina sperduta tra i deserti americani dove è ambientata questa storia. Un limbo senza tempo – che trova la sua ispirazione all’interno di una passata cinematografia illustre – all’interno della quale si muove un inespressivo e altrettanto funzionale Bruce Willis. È lui il Last Man Standing del titolo originale, il fulcro (in)volontario attorno al quale ruota l’intera vicenda, che vede la lotta tra due bande rivali: gli italiani Strozzi e gli irlandesi Doyle, tra i quali spicca Christopher Walken, diabolico scagnozzo sfregiato.

Il resto assume la consistenza del mito, dove ogni immagine è eterea, volutamente eccessiva e ovviamente grottesca, ma mai fuori luogo, raggiungendo quelle vette che solo il grande cinema d’autore riesce a toccare. Ancora Vivo è forse uno degli ultimi grandi western moderni e merita sicuramente una rivalutazione. Come tutto il cinema di Walter Hill del resto.

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