Tra Alieni e Cowboy: Ultimatum alla Terra

Pubblicato il 03 marzo 2011 di Filippo Magnifico

Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 9 settembre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi e Il Mucchio Selvaggio, è arrivato il momento di parlare di un titolo di culto all’interno del panorama cinematografico fantascientifico: Ultimatum alla Terra.

The Day the Earth Stood Still Poster USA 01Un gigantesco disco volante atterra a Washington D.C., causando panico tra la popolazione. Da questa navicella escono un alieno dalle sembianze umane e un robot. Il visitatore dice di essere portavoce di un importantissimo messaggio, destinato a tutti i leader mondiali, riguardante il destino del nostro pianeta. Questo invito sarà accolto freddamente dalla popolazione terrestre e l’alieno si troverà a vagare in cerca di qualcuno pronto ad accogliere e diffondere queste importanti parole di pace.

Diretto nel 1951 da Robert Wise, Ultimatum alla Terra è un film che può vantare parecchi primati. Primo fra tutti quello di aver “stravolto” i principali canoni del cinema di genere del periodo, che vedeva gli alieni come una razza di invasori malvagi, interessati solo al dominio della terra e allo sterminio della razza umana. All’interno di questa storia, liberamente ispirata al racconto Farewell to the Master di Harry Bates, è possibile assistere al classico ribaltamento dei ruoli: gli uomini sono infatti i conquistatori, il popolo bellicoso che non è mai stato in grado di convivere con il proprio vicino; gli abitanti dello spazio, invece, hanno capito la via della tolleranza e del vivere pacifico, e hanno deciso di mandare un loro rappresentate (Klaatu, interpretato da Michael Rennie) per metterci in guardia. Un modo di guardare verso quell’ignoto spazio profondo che per certi versi è stato in grado di anticipare le idee di Steven Spielberg e del suo Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e che porta al suo interno un messaggio fondamentale se contestualizzato al periodo in cui questo film è stato realizzato. Ultimatum alla Terra ha fatto il suo ingresso nelle sale americane poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che aveva dimostrato le potenzialità distruttive dell’energia atomica, creando nuove paure sfociate non di rado nella più totale irrazionalità e riflesse anche in altre pellicole (come ad esempio La Guerra dei Mondi). Da questo punto di vista la sua essenza new age non è altro che un’estrema riflessione su tutti quegli errori compiuti in nome dei più sbagliati ideali.

Ma, messaggi pacifisti a parte, la bellezza di questo titolo risiede anche nella magnifica messa in scena, opera di un regista, Robert Wise, troppo spesso sottovalutato. Il suo stile, dotato di un’eleganza ormai rara, riesce a trovare la giusta esaltazione all’interno di questa storia, resa ancora più magica da una colonna sonora stupenda, che, per la prima volta, era stata composta con l’aiuto di strumenti musicali elettronici come il Theremin, diventato in seguito una costante della cinematografia fantascientifica anni ’50/’60.

Il film può vantare anche un trascurabile remake, uscito nel 2008.

Vi ricordiamo che su Amazon.it è possibile acquistare l’edizione home video del film, compreso anche il remake con Keanu Reeves.

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