Cinema

Cate Blanchett: i 55 anni dell’ultima vera diva del cinema

Pubblicato il 14 maggio 2024 di Giulio Zoppello

Pare solo ieri che Cate Blanchett entrava nelle nostre vite, alla fine degli anni ’90, senza essere vista, senza essere particolarmente reclamizzata. Dopo un quarto di secolo la ritroviamo come l’attrice più importante e popolare del mondo, una diva che sa coniugare la perfezione dell’immagine vintage di quando Hollywood creava dee, con l’immediatezza dell’attrice della porta accanto. Con lei alto e basso convivono, si muovono sul sentiero di un mimetismo artistico totale, incredibile, con pochi pari nella storia della settima arte.

Un mito cinematografico sbucato dal niente nell’Inghilterra anni ‘90

In principio fu Elizabeth del grande Shekhar Kapur. Era la fine degli anni ’90, la Cool Britannia raggiungeva il suo apice e assieme lo salutava, Kenneth Branagh aveva fatto riscoprire la classicità narrativa inglese sul grande schermo. Dal punto di vista qualitativo però, fu quel film a rappresentare la perfezione e lei con esso. Veniva da Paradise Road di Beresford e altre particine, era australiana, di quella generazione che bene o male avrebbe conquistato Hollywood, era bellissima come lo erano state Ava Gardner, Joan Crawford, Katherine Hepburn, con la stessa grazia e capacità di trascendere la normalità. Ma allo stesso tempo, già nei panni di Elisabetta la Grande sapeva come trasmettere ogni possibile emozione, come accompagnarci dentro un iter di trasformazione che nessuna attrice della sua generazione ha saputo rendere altrettanto credibile e incredibile. Quel film le fa guadagnare una nomination agli Oscar, ma da lì in poi invece di finire in qualche produzione a grosso budget, Cate Blanchett collabora in film autoriali di Newell, Parker, Raimi e Levinson. Hanno una cosa in comune: sono titoli completamente diversi l’uno dall’altro. Il che poi sarà la grande costante della carriera di Cate Blanchett, attrice camaleontica, semplicemente incapace di rimanere attaccata ad una specifica immagine di sé, ad una tipologia specifica di personaggio. Dramma storico, thriller, horror, melodramma, biopic, cinecomic, western… il grande pubblico generalista la conoscerà con Il Signore degli Anelli, un paradosso se pensiamo al fatto che nella trilogia ha un ruolo “marginale”. Fatto ancora più importante, la Blanchett risplende di luce propria anche nei film che falliscono, che vengono stroncati dalla critica. Vedasi alla voce Charlotte Gray, The Shipping News, ma basta che un film sia minimamente equilibrato per fare il salto di qualità grazie a lei. Veronica Guerin, The Missing, sono chiari esempi in questo senso. Il che però ci porta a guardare a chi è stata sul grande schermo Cate Blanchett, a quanto ha cambiato l’immagine della donna.

La capacità di essere un simbolo di perfezione trasversale ma rassicurante

Cate Blanchett ha rappresentato ogni possibile sfumatura dell’animo femminile, nel senso più tragico, più comico, più realistico e assieme più istrionico. Lo ha fatto mantenendo inalterata naturalmente quella sua presenza, che qualcuno ha sovente paragonato a Grace Kelly nella sua dimensione di ghiaccio bollente, ma la realtà che questa australiana è molto più intensa, molto più sfaccettata e completa, distante da una singola espressività. Babel, Intrigo a Berlino, Io non Sono Qui, The Aviator, Blue Jasmine, sono i film dove dimostra di avere la capacità unica di offrirci personaggi femminili molto complessi ma soprattutto molto diversi tra di loro. Fateci caso, nell’elenco ci sono anche donne simbolo di tenebra, di ambiguità morale, che poi è stata spesso una costante in alcuni dei suoi personaggi più riusciti, basti pensare all’ultimo Guillermo del Toro di Nightmare Alley, allo straordinario Carol di Haynes, forse la performance al femminile più significativa del grande schermo. Da ultima con Tár, che ha le fruttato la sua seconda Coppa Volpi e che forse avrebbe meritato dall’Academy un maggior riconoscimento al di là della nomination, ha saputo decostruire la femminilità che in questi tempi era sinonimo di perfezione. I grandi marchi, le grandi case della moda, ne fanno da vent’anni un simbolo, ma al contrario di altre dive, in lei non vi è quella ricerca di una distanza semi-divina, quanto piuttosto di un’immediatezza e una vicinanza, dovuta al fatto che semplicemente, è la più grande attrice del suo tempo e assieme un’antidiva. I due Oscar essere onesti, guardando il suo percorso, sono anche pochi, perché Cate Blanchett tra tutte le attrici con cui condivide questa epoca cinematografica strana, che ha attraversato in ogni sua possibile variazione produttiva, è quella dotata di maggior gamma espressiva, adattabilità e charme. Risulta anche quella più vicina anche ad un certo modo di intendere la recitazione che per molti anni, pareva essere esclusiva dell’emisfero maschile. Cate Blanchett a 55 anni rimane anche un simbolo di quanto l’età sia un numero, di quanto essere un attrice di quelle vere non sia cosa per tutte.

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