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Masters of the Universe: Revolution – Ora sì che ci siamo (recensione senza spoiler)

Pubblicato il 24 gennaio 2024 di DocManhattan

“A ogni rivelazione segue la promessa di una rivoluzione”: bastano le battute iniziali del primo episodio a Masters of the Universe: Revolution per mettere le cose in chiaro. Poco più di tre anni dopo la conclusione della serie precedente, Masters of the Universe: Revelation, il progetto dei Masters of the Universe ripensati da Kevin Smith, in una sorta di sequel spirituale del vecchio cartoon Filmation degli anni 80, ha trovato finalmente la sua strada. E ingranato la marcia. Ho visto in anteprima i cinque episodi di Masters of the Universe: Revolution, in arrivo in blocco domani su Netflix, e sono con ogni probabilità quello che avrei voluto vedere sin dall’inizio in questa rimpatriata moderna con gli eroi e i villain di Eternia. Niente spoiler, tranquilli.

DALLA MATRICE ALLA SCHEDA MADRE

Al di là dei giochi di parole dei due titoli (e dell’assonanza con quelli del franchise di Matrix), Masters of the Universe: Revolution è una riuscita evoluzione di tutto quanto era solo abbozzato in Revelation. Un quintetto di episodi di cui Kevin Smith ha scritto il primo e l’ultimo, e curato come Story Editor anche i restanti. La vicenda riparte esattamente da dove l’avevamo mollata alla fine di Revelation, in particolare da un paio di discorsi lasciati lì frettolosamente in sospeso.

Giusto per ricapitolare: la prima parte di Revelation mi era nel complesso piaciuta; quattro mesi dopo, il secondo lotto di episodi di Revelation, decisamente meno. Revolution alza però la posta in gioco, con una trama coerente, in seno alla quale ciascuno dei protagonisti non si limita a restare inchiodato al suo personaggio o a inscenare delle gag, ma si muove, cambia, si evolve per andare incontro al suo destino.

Cambia He-Man, che come avrete visto nel trailer si trova costretto ora a scegliere quale responsabilità abbracciare, lo scettro o la spada. Cambia Skeletor, che dopo una vita di figure da cioccolataio di Eternia sembra aver abbandonato la magia e abbracciato la tecnologia, e la usa in un gioco di potere a tre ingaggiato con Hordak e Motherboard/Scheda Madre.

Cambia Teela, che, per ragioni che non vi spoilero, torna alle origini e al contempo si trova a giostrare enormi fonti di potere, e cambia Evil-Lyn, finalmente sottratta allo schizofrenico cambio continuo di orientamento redenta/cattiva visto in Revelation.

SERIAMENTE

Così, anche se il contesto è praticamente lo stesso, con i medesimi doppiatori originali (e una nuova guest star importante tra le voci in inglese), e le medesime animazioni affidate ai Powerhouse Animation Studios, Masters of the Universe: Revolution si presenta come la serie finalmente matura sui Masters of the Universe, la declinazione odierna del franchise per i vecchi fan cresciuti, che Revelation era riuscita a essere solo in parte.

Le battute sono al minimo, non mancano un paio di momenti commoventi, ed esattamente come avrebbe voluto ogni singolo appassionato dei MOTU, si è data un’aria badass a tanti comprimari più o meno storici, indipendentemente da quanto buffi fossero poteri e caratteristiche della relativa action figure una quarantina d’anni fa. Il che vuol dire, tradotto, veder passare in rassegna per qualche secondo delle versioni scalciac*li dell’elefantino pompiere Snout Spout, del baffuto Rio Blast – che a debuttare in una produzione animata ci ha messo una vita, dicevamo – dell’uomo ventosa Leech e così via. Si è perfino concessa una sua dignità a Gwildor, ripescato dal film live action con Dolph Lundgren dell’87, I dominatori dell’universo. Nientedimeno.

ONLY FANS

No, non parliamo di un profilo con le foto dei suoi piedi aperto dalla regina Marlena o da Hordak, almeno che io sappia, ma del fatto che questa impostazione votata al fan service spinto, le tante citazioni infilate ovunque di personaggi, veicoli, playset e storie della lore quarantennale dei Masters of the Universe, hanno ovviamente un prezzo. E quel prezzo è che i vecchi fan andranno in brodo di giuggiole per le diverse sorprese presenti nella serie, oltre che per quello che succede nel finale, ok. Chi invece ricorda solo con nostalgia He-Man e i Masters degli anni 80, e non ha seguito gli sviluppi della saga nei decenni scorsi, rischia di perdersi molti pezzi per strada. Leggevo in una recensione USA che Revolution sarebbe fruibile anche per chi non ha visto la precedente Revelation: certo, se non ti importa non capire metà della trama e una certa cosa attorno a cui ruota TUTTA la storia.

Ci sono tante altre chicche, e giusto per restare a quelle annunciate e dribblare ogni spoiler, la voce di Motherboard è in originale quella di Meg Foster, la Evil-Lyn del film live action dell’87. Nella versione italiana, torna l’accoppiata formata dagli strepitosi Maurizio Merluzzo come He-Man e Fabrizio Mazzotta (anche direttore del doppiaggio) come Orko. Mario Cordova – voce di He-Man e Adam ai tempi della seconda stagione di He-Man e i dominatori dell’universo, nell’84 – è di nuovo Re Randor. Solo applausi per la Evil-Lyn di Cinzia De Carolis.

HE-MAN, AMICO MIO

Che altro aggiungere? Che c’è un pizzico, giusto un pizzico, di Neon Genesis Evangelion in una battaglia? Che si sono presi la briga di spiegarti il passaggio alla versione Battle Armor di He-Man? Che alla fine – e anche prima, aguzzando la vista – c’è una cosa che non pensavi assolutamente ci potesse essere?

Non che qui non manchino delle esagerazioni, come le versioni super saiyan di questo o quel personaggio per sfornarne ovviamente nuove action figure, ma in assenza di grossi scivoloni o di buche lungo il percorso, questa nuova strada l’ho trovata decisamente di mio gradimento. Per tornare al discorso iniziale, Masters of the Universe: Revolution è quanto di più prossimo a ciò che immagino come un He-Man di oggi per i vecchi fan (per la cronaca, una versione nuova per bambini l’abbiamo già avuta, le tre stagioni di He-Man and the Masters of the Universe in CGI).

Masters of the Universe: Revolution è quello che in buona sostanza ci meritiamo, per non aver mai smesso di credere per quarant’anni che Orko un giorno avrebbe saputo fare le sue magie senza incasinare tutto, che Skeletor poteva essere un po’ meno idiota che nelle avventure Filmation, che più in generale la legacy di He-Man fosse un qualcosa da trattare con rispetto. Perché questi tizi dalle mutande di pelliccia sono nostri amici da una vita, e se un amico qualcuno lo tratta male, o con sufficienza, poi è normale che ti girano.

Imboccata la direzione giusta, vi starete a questo punto domandando se a questi cinque episodi ne seguiranno altrettanti, come già successo per Revelation. Quello che vi posso dire è che se non arrivassero, visto come si concludono per il momento qui le cose, sarebbe un vero delitto…