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Masters of the Universe: Revelation, parte 2 – La recensione no spoiler

Masters of the Universe: Revelation, parte 2 – La recensione no spoiler

Di DocManhattan

Quattro mesi dopo la prima metà della stagione 1, sbarca oggi su Netflix il secondo lotto di episodi di Masters of the Universe: Revelation. Altre cinque puntate in cui si riparte dallo Skeletor in possesso del potere di Grayskull e diventato Skelegod, e tra una battaglia e l’altra, ad accompagnare il ritorno sulla scena di questo o quel personaggio con cui si giocava sul tappeto di casa quasi quarant’anni fa, si continua a parlare di autodeterminazione, rapporti di forza, aspirazioni. Cercando di costruirci sopra una storia interessante e rispettosa dei personaggi. Solo che è più o meno a questo punto che l’entusiasmo nei confronti di Revelation mi si è spento, come se fosse passato Snout Spout, il cyborg pompiere con la testa di elefante, a gettarci sopra una secchiata d’acqua fredda.

Masters of the Universe Revelation parte 2 recensione

TEELA RACCONTO

Che la prima parte di Masters of the Universe: Revelation non mi sia nel complesso affatto dispiaciuta, e che anzi ne abbia apprezzato alcune scelte e alcuni momenti particolarmente riusciti (Orko, caspita. Quella scena di Orko), l’ho scritto la scorsa estate in una lunga recensione, in cui si parlava anche dell’effettivo ruolo di Kevin Smith nella cosa: la potete ripescare qui. Mi era piaciuto il desiderio di cercare di spiegare tutto il resto, l’evoluzione degli altri personaggi una volta privati dei soliti ruoli, sottratti al loro destino – apparentemente – immutabile di comprimari sullo sfondo dello scontro infinito tra He-Man e Skeletor.

E sebbene avessi trovato un po’ troppo forzato il risentimento di Teela come motore della trama, e claudicanti le animazioni dei Powerhouse Animation Studios, a tirar le somme mi ero goduto quei primi cinque episodi, e avevo una discreta scimmia per vedere come la storia sarebbe proseguita nella metà di stagione restante. Con tutto che lo spunto dell’He-Man barbaro, frutto della trasformazione di Adam senza spada, era stato già spiattellato con oltre un mese di anticipo – ne parlavamo qui – in un clamoroso caso di manavantismo da parte di Mattel, per rassicurare i più facinorosi dell’Internet sul fatto che Adam non fosse morto e He-Man, in qualche forma, fosse ancora tra noi. E tanti saluti al cliffhanger di metà stagione.

Ché poi i facinorosi di cui sopra, quelli dell’avete dato spazio a Teela perché volete che noi uomini veniamo sottomessi!1!, e stronzate simili, col piffero che li tieni buoni. E anzi, facile che nel guardare questa Parte 2 s’incazzino ancora di più. Detto, sia chiaro, dell’immensità del cavolo che a me frega, personalmente, della cosa. Lo si diceva la volta scorsa: chi grida all’infanzia rovinata per un cartoon che esce quando ormai hai quaranta e passa anni, dovrebbe un attimo riguardare il proprio metro di valutazione, ma non delle serie TV. Ma torniamo a Revelation.

Masters of the Universe Revelation parte 2 recensione

A ME, A TE, A NOI, A VOI IL POTERE

Ecco, va benissimo che si sia provato anche questa volta a fare qualcosa di nuovo, a non limitarsi alla baruffa, solo che non ho trovato affatto convincente il risultato. In una parte 2 che, al contrario, tende a rovinare parte di quanto mi era piaciuto nella prima tranche. Ci torniamo tra un attimo nella sezione sotto spoiler della recensione, ma per restare sul vago basterà dire che il modo in cui il gioco del potere viene portato avanti mi è sembrato piuttosto confuso. Non intendo dire che non si capisce quanto succede, ma che questa confusione sembra albergare semmai nella testa di alcuni personaggi chiave della vicenda.

Il tema di fondo, anche qui, è trovare la propria strada e incazzarsi quando questa è stata orientata, al di là del tuo volere, da qualcun altro. Ok. Ma imbrigliare la trama per spingerla verso quella direzione è, a posteriori, come taroccare un esperimento scientifico pur di dimostrare che la tesi di partenza era corretta. C’è chi a questo punto dirà, anche giustamente, che non è semplice imbastire un canovaccio interessante partendo da un semplice e variopinto scontro tra buoni e cattivi per la conquista di un potere nascosto in un castello per sottoni del dark. Vero. Ma è altrettanto vero che ci sono altre serie animate dei Masters che, allontanandosi allo stesso modo dal tono volutamente innocuo dei vecchi cartoon Filmation di He-Man e She-Ra, sono riusciti a creare delle storie intriganti.

Vale per la bella e sottovalutata serie animata del 2002, vale per la recente He-Man and the Masters of the Universe in CGI, sempre su Netflix. Che è un reboot e non un “sequel spirituale”, e ha un target kids, ma di fatto si gioca bene le sue carte proprio dal punto di vista narrativo. Revelation, invece, non sembra riuscirci fino in fondo, finendo per strafare. Ma spiegare come, senza scendere nel dettaglio, non è semplice…

Masters of the Universe Revelation parte 2 recensione

E QUINDI LA PARTE CON SPOILER

Da qui in poi, non si fosse capito, SPOILER. Occhio

Sbrigata con uno scontro alla Hulk la faccenda dell’He-Man barbaro, e lasciando un attimo da parte i subplot sui genitori di Adam (pure meno cringe, regina Marlena, con quelle frasi da Casa Surace. Please) e sulla nuova Man-at-Arms di cui non sembrare fregare proprio a nessuno, i riflettori sono tutti per lo scontro e poi l’alleanza tra He-Man e Skeletor, e sul confronto tra Teela ed Evil-Lyn. Se nella prima parte di Revelation si apprezzava il modo in cui veniva lasciato spazio agli altri (Roboto, lo stesso Man-at-Arms, un clamoroso Orko, un’ottima Evil-Lyn…), qui di spazio ce n’è poco. Sono quei quattro a mangiarsi tutto.

D’accordo. Ma ha senso quella Evil-Lyn? Trasformare il personaggio migliore della Parte 1 in una Brigitte Nielsen che, sentendosi prima manipolata e poi rifiutata da Skeletor, decide di disintegrare tutto l’universo? Salvo poi redimersi (un’altra volta), quando Teela le fa vedere un filmato in 3D a quanto pare molto convincente? Se la Teela rancorosa della prima parte mi era sembrata un po’ forzata, questa Evil-Lyn l’ho trovata spesso del tutto incomprensibile. Anche lasciando da parte il momento di sommo imbarazzo della scena softcore con Skeletor sul trono. Vieni che limoniamo, faccia d’ossa.

Che Skeletor si comporti da sempliciotto può funzionare, perché, viene ribadito, non ha altro scopo nella vita che vincere contro He-Man. Come il Joker di Nolan, è un cane che insegue una macchina, senza sapere esattamente cosa farsene. Ma se mi approfondisci, come hai fatto nei primi episodi, la figura di Evil-Lyn e poi la rendi confusa, incazzata, poi ebbra di potere, poi di nuovo confusa, poi di nuovo buona, nel volgere di meno di un’ora, ne viene fuori solo una cosa pasticciata.

Masters of the Universe Revelation parte 2 recensione

ANCORA SPOILER

Masters of the Universe: Revelation – Parte 2 riprende diversi spunti del suo prequel a fumetti (pubblicato negli USA da Dark Horse e in Italia da Panini), buttando lì l’Orlax e una versione super-riassunta delle origini di questa Evil-Lyn. E chi non l’ha letto, il fumetto, sa cos’è quell’Orlax e che cosa fa? Uh, no. Ma Man-at-Arms ti spiega che la sua bava è super-utile, e fattelo bastare.

Ma ancora: bello il ritorno di Orko, con la voce del grande Fabrizio Mazzotta, e bello che si sia ripreso la sua rivincita su Scare Glow. Ma resta tra i vivi solo perché lo ferma Evil-Lyn? Non poteva pensarci uno dei suoi, aperte virgolette, amici, chiuse virgolette, ad allungare quella mano? Teela? Adam? Sono dettagli, certo, e questo nello specifico serve a ribadire che ‘Lyn ora è di nuovo buona (voleva disintegrare tutto l’universo un attimo prima, ma rivedere un mago con cui ha scambiato in precedenza due parole l’ha toccata, pare), ma se li leghi a una trama di fondo che non ti convince, contribuiscono a farti inarcare un sopracciglio di qualche altro grado.

Anche il fan-service spiccio a beneficio degli appassionati, l’aggiunta di personaggi pescati dalle varie incarnazioni della saga, qui è più limitato. Ci sono Webstor, Clawful, un gigantesco Point Dread con il suo Talon Fighter, e anche un paio di chicche come Goat Man o il Pig Boy del film live action dei Masters dell’87 (ma che…?). Ma nella prima parte c’erano molti, molti più personaggi. Qui, dicevamo, quei quattro lasciano poco spazio di manovra al resto. E, in tutto ciò, solo a me sembra importare che hanno ammazzato Panthor (“brutti bastardi!”)?

Il finale lascia aperto il campo a una seconda stagione con l’arrivo del signore di Skeletor tradito da quest’ultimo, Hordak, al termine di un episodio che chiude le tante citazioni anime delle scene di battaglia con un omaggio a Ghost in the Shell, già che si trova. Ma non so, ripeto. Non è tutto terribile, ma mi resta la sensazione amara che si potesse fare molto di meglio. Ero arrivato carico alla fine della prima parte, mi sono ritrovato perplesso e abbastanza deluso in coda alla seconda. E le comparsate di un paio dei miei MOTU preferiti non sono bastate a consolarmi, a rivitalizzare la scimmia. Com’è che dice He-Man, per tornare Adam al termine della mega-battaglia? “Che il potere mi abbandoni”. Ecco.

 

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