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22 gennaio 2019 • 16:37 • Scritto da DocManhattan

7 cose che forse non sapevate su I Cinque Samurai

Trent'anni dopo, la storia de I Cinque Samurai, l'anime clone dei Cavalieri dello Zodiaco, però con le armature fighissime.
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Ryo del Fuoco, Kimo del Cielo e gli altri: cinque ragazzotti trasformati in futuristici samurai per fare concorrenza a Pegasus e i Cavalieri dello Zodiaco, senza mai riuscirci davvero. Ma, trent’anni più tardi, conserviamo comunque un bel ricordo de I Cinque Samurai. Perché sì, le corazze di questi guerrieri col ciuffo erano davvero belle, i nemici riusciti e c’era una tigre, come nelle pubblicità dei cereali.

1. ANIME DI PUPAZZETTI
È il 30 aprile dell’88 quando va in onda per la prima volta su Nagoya TV Yoroiden Samurai Torupa, cioè “la leggenda delle armature Samurai Trooper”. Questo nuovo anime su cinque giovani guerrieri dalle armature colorate non ci prova nemmeno a nascondere la sua natura di clone di Saint Seiya: Sunrise, la casa di produzione nota soprattutto per le serie di Gundam, l’ha messo in cantiere su richiesta dello sponsor principale, la Takara, gigante del giocattolo cui si devono le origini del fenomeno planetario dei Transformers. Samurai Troopers dovrà presentare delle armature stilose per vendere tonnellate di pupazzetti, tutto il resto è secondario.

Prima che qualcuno si scandalizzi, sarà bene ricordare che l’industria dell’animazione giapponese e il suo meccanismo degli sponsor hanno funzionato così per decenni. E proprio in questo modo sono nati grandi classici come Jeeg Robot d’Acciaio. Anche in quel caso, perché la Takara aveva dei giocattoli (magnetici) da vendere.

La serie arriva da noi nell’aprile del 1990, con il titolo I Cinque Samurai, su Italia 7. Come tante produzioni Sunrise, si tratta di un anime originale, non tratto da un manga, ma è successo il contrario. Un fumetto su Samurai Troopers, inedito in Italia, è stato pubblicato in Giappone durante la messa in onda della serie e si è concluso nel ’90.

2. MESSAGE IN A BOTTLE
Terminati i 39 episodi della serie televisiva, Ryo e gli altri hanno continuato a combattere in tre miniserie OAV, cioè pensate per il mercato delle VHS. In Italia sono state pubblicate in DVD da Yamato Video. La prima si intitola Incubo a New York (in originale Gaiden, del 1989) ed è composta da due episodi: Ryo e gli altri finiscono nella Grande Mela dopo la scomparsa di Sami. La seconda è La leggenda dell’imperatore splendente (Kikotei Densetsu, 1989/1990), con i cinque baldi giovani al mare (la storia delle vacanze al mare è un grande classico dei vecchi anime) e l’introduzione di un nuovo guerriero, l’africano Mukala.

Infine Message del 1991, mini di 5 episodi in cui si narra la storia dei cinque samurai… secoli prima, per giocarsi anche qui il tema da Cavalieri dello Zodiaco dei giovanotti predestinati e per sfoggiare delle varianti delle armature super barocche.

3. LA TERRA AI CICCIONI
Il team dei cinque protagonisti, due in meno dei samurai di Kurosawa e ciascuno legato a un elemento, riprende lo schema classico delle squadre di eroi giapponesi degli anime, codificato da Gatchaman e poi riproposto da decine e decine di altre serie. In questo ordine delle cose, l’impavido capo veste sempre di rosso o bianco e rosso, colori che indicano il coraggio e riprendono quelli della bandiera nazionale. Al resto della banda onore e onere di spartirsi le altre soluzioni cromatiche, lasciando però da parte viola e nero per i cattivi. Con una costante: il giallo o il verde vanno all’eroe legato alla terra, e/o alle tradizioni, e in genere è quello sovrappeso della compagnia.

Shido della Terra non si fa mancare neanche mezzo stereotipo della sottocategoria, gettandosi nel solco tracciato da Ryu il Gufo e Hunk di Voltron. Quello che il nome scelto per lui in Italia non fa capire sono le origini cinesi del personaggio, che in originale si chiama Shu Lei-Fang. Tutti gli altri nomi dei samurai, tranne Ryo del Fuoco, sono stati cambiati nel nostro paese. Kimo (del Cielo) era in realtà Toma Hashiba, Sami (della Luce) era Seiji Date, Simo (dell’Acqua) era Shin Mori.

4. Y FOR YATATE
La serie è stata concepita da “Hajime Yatate”, pseudonimo utilizzato in moltissime produzioni Sunrise (da Gundam a Cowboy Bebop e Code Geass) per indicare un gruppo di membri dello staff. L’uso del nome collettivo non era stato inventato da Sunrise, perché esistevano già dei precedenti famosi. Presso la Toei è stato adoperato ad esempio per molti anni quello di “Saburo Yatsude”, dapprima nei telefilm tokusatsu e poi nelle serie anime, e più di recente “Izumi Todo”, per Magica DoReMi e Pretty Cure.

Il design dei personaggi de I Cinque Samurai era invece opera di Norio Shioyama, storico animatore e character designer di serie come Daitarn 3 e Votoms. Shioyama è scomparso tragicamente due anni fa, vittima di un incendio scoppiato nel palazzo in cui viveva con la moglie.

5. GUEST STARRING SIRIO IL DRAGONE, IL FUMETTISTA
Torniamo all’edizione italiana de I Cinque Samurai. Tanti doppiatori al lavoro su questa serie avevano già prestato la propria voce per i Cavalieri dello Zodiaco, dando vita a una sorta di crossover tutto tricolore. Ivo De Palma (Pegasus) qui è Kratos, ad esempio, o Flavio Arras (Albione e Megres) Ryo. Tra questi anche Pasquale Ruju, che è stato la prima voce di Sirio il Dragone e Mur. Poco dopo, Ruju avrebbe pubblicato la sua prima storia di Dylan Dog, l’inizio di una lunga collaborazione con la Sergio Bonelli che lo ha visto diventare uno degli sceneggiatori di punta del fumetto italiano, oltre che sulle pagine dell’indagatore dell’incubo, anche su Tex, Nathan Never e su alcune sue serie personali, come Demian, Cassidy e Hellnoir.

6. GIOCATTOLI LAOCOONTICI
Dicevamo poco sopra dei pupazzetti. I giocattoli Takara vennero importati in Italia dal gruppo Gig e venduti come “I Cinque Samurai pugni d’acciaio”, per le mani in metallo di queste action figure super snodate, da annodare in pose wrestlinistiche di ordinaria lotta all’ultimo sangue sul tappeto del salotto. Le sei armature dei buoni (compresa quella bianca di Hariel, indossata sempre da Ryo) e le cinque dei cattivi, gli spiriti del male.

Per c0llezionisti cresciuti e ansiosi di spendere una parte dello stipendio per dei pupazzetti costosissimi, Bandai ha realizzato una versione moderna e superdettagliata di quelle action figure, nella linea Armour Plus. Modellini che arrivano a costare anche oltre duecento euro e che in compenso si rompono a guardarli, grazie a un’accurata progettazione affidata a un nipote giapponese di Filini. E se vi sembra tanto, pensate che il box Blu-Ray dell’anime uscito lo scorso mese, otto dischi con tutti gli episodi e i vari OAV, costava all’incirca 400 euro. Quattrocento. Ciao povery!

7. SCAMBISTI DI SIGLE
La sigla italiana de I Cinque Samurai era cantata da Enzo Draghi (Lupin, l’incorreggibile Lupin, Una spada per Lady Oscar) su testi della solita Alessandra Valeri Manera. Per chi non lo sapesse, ai tempi Italia 7 era una rete satellite Fininvest, su cui il Biscione dirottava gli anime ritenuti troppo violenti, ma comunque utilissimi alla causa della raccolta pubblicitaria.

Come sempre, la cosa più interessante è andare a vedere che sigla assurda hanno scelto per il cartone quando è sbarcato negli altri paesi, sempre per mano di Fininvest. Per una qualche ragione, adottando il metodo dello scambio di sigle già usato per Georgie, Holly e Benji e tante altre serie, in Spagna l’opening de I Cinque Samurai è diventata questa:

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