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17 luglio 2018 • 16:00 • Scritto da DocManhattan

7 cose che forse non sapevate su Lady Oscar

Le censure, la vera storia di Fersen, Oscar sposata (per poco) con uno dei due Gallagher degli Oasis e la parentela con Georgie. Sette cose che forse non sapevate sul mondo di Lady Oscar!
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Sì, la vostra bacheca Facebook è stata invasa qualche giorno fa da decine e decine di amici che vi ricordavano, convinti (a torto) di essere i primi a farlo, che il 14 luglio è morta Lady Oscar. Di nuovo. Del resto, parliamo di uno degli anime più amati nel nostro paese. Perché c’era dentro di tutto, in Lady Oscar: la lotta di classe, la Storia, la libertà, l’amore non corrisposto, le sfighe, la morte e la disperazione che chiudevano il tutto in bellezza. Si fa per dire. Ma oh, mica poteva dire brutto sempre e solo al povero André. Ecco perciò sette cose che forse non sapevate su Lady Oscar.

1. LA CONCERTISTA
Lady Oscar, la serie animata, nasce nel ’79 (e arriva in Italia nell’82. Sentitevi subito tutti più vecchietti), tratta da un manga di diversi anni prima. Versailles no bara, “le rose di Versailles”, viene pubblicato infatti in Giappone tra il ’72 e il ’73. La sua autrice, Riyoko Ikeda, ha all’epoca venticinque anni e ha faticato non poco per trovare un editore. La sua storia, ispirata a una biografia di Maria Antonietta scritta dall’austriaco Stefan Zweig, racconta del legame tra le tre rose a corte del titolo: la giovane regina, Oscar François de Jarjayes e un certo conte svedese di cui parliamo tra un attimo.   

Ma quella da mangaka è solo la prima vita di Riyoko Ikeda. Dopo aver completato altre opere, come Caro fratello, una biografia di Napoleone e altri capitoli di Oscar con delle occasionali rimpatriate nell’Ancien Régime, l’autrice cambia sostanzialmente vita. Studia canto, diventa un soprano, incide dei dischi. E si esibisce in giro per il mondo. Al fumetto torna di tanto in tanto, a volte solo come sceneggiatrice. Nel 2008 è la prima mangaka a ricevere la Legion d’onore per aver contribuito alla diffusione della storia e cultura francese.

2. OSCAR E LE STORIE VERE
Oltre ai reali, sono tanti i personaggi realmente esistiti calati dall’autrice nella sua storia. Dalla contessa Du Barry e Jeanne Valois alla duchessa di Polignac, passando per Fersen. Conte svedese e diplomatico, Hans Axel von Fersen fu anche nel mondo reale il presunto amante di Maria Antonietta di Francia e organizzò la Fuga a Varennes. Prima che La Fayette fermasse tutti con una paletta da vigile. Il vero Fersen morì nel 1810, linciato dalla folla che lo accusava di aver avvelenato l’erede al trono di Svezia. E Oscar? Un de Jarjayes è esistito davvero… ma era un uomo.

Il nome dell’eroina era ispirato infatti a quello di François Augustin Reynier de Jarjayes (per gli amici Ciccio): conte, cavaliere, generale ardimentoso che cercò di salvare la famiglia reale durante la rivoluzione e in particolare di far evadere (più volte) la regina. Ha vinto però la ghigliottina.

3. MADAMIGELLA ITALIANA (E CENSURE VARIE)
Come tanti altri anime, anche Lady Oscar ha subìto diverse censure qui da noi, ma queste non riguardano, come spesso si crede, la famigerata scena dello strappo della camicetta da parte di un disperatissimo André. Quella scena venne semplicemente accorciata, di replica in replica, negli anni a seguire, ma anche nell’originale si vedeva soltanto la spalla di Oscar.

Sono stati i dialoghi italiani a stravolgere molti aspetti della versione giapponese, a cominciare dal mistero sull’identità sessuale della protagonista. O meglio: nell’originale nipponico gran parte dei personaggi di contorno o sullo sfondo (le pettegole col ventaglio a corte, metti) non sa che Oscar è una donna e si rivolge a lei con il suo titolo militare. In Italia diventa invece per tutti “Madamigella Oscar”. Nicole, la sosia di Maria Antonietta in quella brutta storia dell’Affare della collana, in italiano è una mendicante, mentre in originale una prostituta.

Rosalie, la sorella di Jeanne Valois, quando vede Oscar in carrozza la prima volta la scambia per un uomo e, in preda alla disperazione, le si offre per denaro. Senza contare che la stessa Jeanne, durante il processo, dichiara di aver intrattenuto rapporti lesbici con Maria Antonietta e tante altre donne di corte, come la Polignac, la nobile con il cognome da ubriacona, e… Oscar. Ricordate quando Oscar s’incazza in aula, durante quel processo? Ora sapete il perché.

4. LA DOPPIA SIGLA E IL COMODATO AUSTRALIANO
Ohh Lady, Lady, Lady Oscar, tutti fanno festa quando passi tu… la prima sigla, i Cavalieri del Re di Riccardo Zara. Tutti felici, tranne la protagonista avviluppata dai rovi, ma tanto alla fine muore giovane, oh. La seconda sigla dell’anime in Italia, Una spada per Lady Oscar, ha una storia più complessa. Ne esistono infatti due versioni: la prima venne cantata da Enzo Draghi (la voce dei Bee-Hive), la seconda da Cristina D’Avena, ed è stata soprattutto quest’ultima a finire nel loop delle repliche anni 90, e quindi a installarsi nel cervello di una generazione di nuovi spettatori delle sfighe di Oscar. Cercatevi sul Tubo anche la versione tedesca, fa ridere. Giuro.

Per quella storia buffa delle sigle italiane riciclate all’estero per altri cartoni (decine di casi), la musica di Una Spada per Lady Oscar è stata riutilizzata inoltre in Spagna per la sigla di Nuevos Hermanos. Cioè di Georgie. No, sul serio:

Con il rullo di tamburi e tutto. WTF di dimensioni GIOVE.

5. LA “NUOVA” OSCAR
A metà dello scorso decennio iniziarono a circolare foto e clip di un nuovo anime di Oscar, con uno stile diverso, molto più simile a quello spigoloso della Ikeda anni 90. Si trattava in realtà dei filmati inseriti in un pachinko, uno di quei giochi giapponesi a cui ci si cimenta in sale apposite con musiche a volume piallatrachea. Un elaborato (per niente, in realtà) modo per vincere dei soldi con le macchinette aggirando la legge che lo vieta. È pratica comune realizzare dei pachinko a tema anime, per attirare gli ex spettatori bambini e adolescenti di un tempo e oggi semianziani con la dipendenza da gioco, e spesso hanno proprio per questo motivo dei filmati molto curati. Qui trovate una compilation di quelli realizzati per uno dei pachinko di Oscar (ce ne sono diversi).

Un’altra Oscar appare anche in un episodio di Lupin III seconda serie, “Folle amore a Versailles”: è il membro di una società segreta e vuole ricongiungersi con il suo André, morto (e tramutato in statua) molto tempo prima… L’episodio andò in onda per la prima volta in Giappone nel ’79, pochi giorni prima del lancio dell’anime di Lady Oscar.

6. SOLO DONNE
Dal ’74 va in scena in Giappone una trasposizione teatrale del manga, interpretata dalla Takarazuka Revue, compagnia interamente femminile. Sono tutte donne perché il gruppo nacque nel 1914 per pubblicizzare una linea ferroviaria che arrivava a Takarazuka, nei pressi di Osaka. Nel 2009 è stato rappresentato in Italia un musical ispirato all’anime, Lady Oscar. François – Versailles Rock Drama.

7. TUTTI PATSY PER OSCAR
Il film live action di Lady Oscar è nato ancor prima del cartone, nel ’78. Fu il regista Jacques Demy (Josephine) a scrivere e dirigere questo adattamento del manga di Riyoko Ikeda, scegliendo come protagonista l’inglese Catriona MacColl. In Italia il film arrivò con le voci dei doppiatori del cartone, per cavalcarne l’onda. La giovane Oscar François de Jarjayes era interpreta da una bambina londinese di dieci anni.

Si chiamava Patricia Jude Francis Kensit, detta Patsy, e sarebbe diventata un’attrice e cantante famosa. Magari ne avete sentito parlare…

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