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04 dicembre 2018 • 12:00 • Scritto da DocManhattan

7 cose che forse non sapevate su Mimì e la Nazionale di Pallavolo

L'anime che ha riempito i cortili italiani di ragazze e ragazzi che giocavano a pallavolo, insegnando l'amore per questo sport attraverso le sofferenze di una povera sventurata.
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Sette curiosità che forse non conoscevate su Mimì e la nazionale di pallavolo, l’anime che ha insegnato a una generazione di italiani che cos’è il volley attraverso l’allegra spensieratezza di una ragazzina giapponese che insegue il suo sogno di diventare una grande pallavolista. E per questo si allena con le catene ai polsi e viene presa a pallonate in faccia dal suo allenatore. E le muore il fidanzato.

1. MIMÌ L’APRIPISTA
Tutto nasce da un manga di Chikako Urano, Attack No. 1. Oggi un manga sulla pallavolo non sembra nulla di che, ma nel ’68 Attack No.1 è non solo il primo spokon (manga sportivo) femminile di rilievo, ma anche, insieme ad altre opere della sua autrice, uno di quelli che resero popolare il genere shojo, i manga per ragazze. Perché proprio sulla pallavolo? Perché alle olimpiadi giocate in casa qualche anno prima (Tokyo ’64), la nazionale femminile giapponese aveva vinto la medaglia d’oro, superando in un torneo a sei squadre l’Unione Sovietica.

A caratterizzare la storia era un tono molto drammatico, frutto della visione tipica degli spokon dell’epoca, per cui lo sport era innanzitutto fatica, sofferenza e dolore. No, la protagonista non muore alla fine, come in Rocky Joe, ma ha sofferto di tubercolosi e le crepa il fidanzato, precipitando in un burrone neanche fosse Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco. E poi c’erano, certo, i tiri che se ne fregavano delle leggi della fisica – l’attacco triplo delle tre sorelle Aghisawa, la palla che si ingigantisce della Yoshimoto, la goccia di ciclone e la tecnica della palla invisibile di Mimì… – esattamente come accadeva negli spokon maschili e nelle serie anime derivate, in una lunga catena di palloni rotanti e balzi alti sette metri che unisce in un grande abbraccio lo Shingo Tamai di Arrivano i superboys, il Naoto de L’Uomo Tigre e quel pirla sorridente di Tsubasa / Oliver Hutton.

Il manga originale di Attack No.1 è stato pubblicato anche in Italia da J-Pop e ne esiste un seguito poco fortunato sempre di Chikako Urano, del 1975 (Shin Attack No.1), poi ridisegnato da un’altra autrice nel 2004.

2. LE DUE MIMÌ CONTRO MILA
Facciamo un po’ di chiarezza, o almeno proviamoci. L’anime di Attack No.1 debutta in Giappone nel dicembre del ’69 e arriva in Italia nell’81 con il titolo Quella magnifica dozzina. E una sigla da softcore anni 70. Vengono trasmessi solo i primi 26 dei 104 episodi giapponesi. Un anno dopo la serie passa su Italia 1 con il titolo Mimì e la nazionale di pallavolo: il nome della protagonista in Italia diventa Mimì Ayuhara (in originale è Kozue Ayuhara). Fininvest manda in onda però… solo gli episodi dal 27° in poi. Soltanto a partire dal ’95, quando la serie è stata ridoppiata, sono state incluse anche le prime 26 puntate.

C’è poi la faccenda dell’altra Mimì, protagonista anch’ella di un cartone sulla pallavolo femminile: Mimì e le ragazze della pallavolo. Si trattava di una serie nata in Giappone proprio sull’onda lunga del successo di Attack No.1 e intitolata Ashita e Attack! (attacco al domani). Lì la protagonista si chiamava però Mimi anche in patria, qui le hanno cambiato il cognome, da Mimi Hijiri a Mimì Miceri. A creare confusione tra le due serie il fatto che siano arrivate da noi pressoché contemporaneamente e che la sigla di entrambe fosse cantata da Georgia Lepore.

Quando nell’84 fu la volta di Mila e Shiro due cuori nella pallavolo (Attacker YOU! Si nota come i titoli giapponesi siano vagamente ispirati al prototipo, eh?), in Fininvest inventarono una parentela inesistente tra Mila e la prima Mimì: Mila Azuki (in originale You Azuki) sostiene quindi di essere la cugina di Mimì Ayuhara. La cosa buffa è che in Germania è accaduto l’esatto contrario. Lì Mimì è arrivata in TV solo nel ’93, e per questo l’hanno ribattezzata Mila (e la serie Mila Superstar), dopo essersi beccati la versione italianizzata di Attacker You con Mila, appunto.

Il mal di testa.

3. A TEATRO E IN TV 
Trattandosi di una serie molto popolare, di Attack No.1 / Mimì sono state realizzate nel Sol Levante diverse trasposizioni dal vivo. Ad esempio un dorama, cioè una serie live action, in 11 episodi nel 2005, interpretato dalla idol e attrice Aya Ueto (Thermae Romae), in cui la rivalità tra Kozue (Mimì) e Midori risulta molto pìù aspra che nell’anime.

Esiste poi uno spettacolo teatrale, in scena giusto ora in Giappone e interpretato da un gruppo di idol note come ANGERME. Uno di quei megagruppi di cantanti ragazzine in continua evoluzione e suddivisi in sottosquadre con una leader e dei codici colore… facciamo, se non conoscete il delirante fenomeno, che immaginate tutti insieme Non è la Rai e non andiamo troppo lontani.

4. L’ORRIBILE MACCHINETTA
No, quello qui sopra non è il fotogramma di un nuovo anime di Mimì, ma una schermata di uno dei pachinko di Attack No.1. Abbiamo spiegato più volte come funziona: le serie anime supervintage diventano materiale per queste macchinette del demonio, nelle apposite sale gestite dalla mala giapponese e con la musica a livello assordante e la temperatura tropicale (in inverno) o polare (d’estate). Un anime di grande successo di inizio anni 70 non poteva fare eccezione, perciò eccoti vari pachinko con Mimì e gli altri in versione moderna, super deformed, etc.

5. ARCISUPERGRANDE CAMPIONATO MONDIALE
Georgia Lepore, dicevamo, cantava la seconda e più celebre sigla di Mimì, La fantastica Mimì, scritta da Carla Vistarini, Luigi Lopez e Fabio Massimo Cantini. La paroliera Carla Vistarini ha scritto decine e decine di brani famosi di musica leggera italiana e, nel mondo dell’animazione, le sigle di Cybernella e Le nuove avventure di Pinocchio, e i testi dei brani italiani di Nightmare Before Christmas.  La sigla dell’altra Mimì, cantata sempre dalla Lepore, era invece questa.

6. SCHIACCIATE PARANOIDI
Voi magari non lo sapete, ma se siete dei fan dei Radiohead, Mimì Ayuhara ha partecipato alla creazione di alcune delle vostre canzoni preferite. Guardate meglio la Fender Telecaster Plus (Version 1) di  Jonny Greenwood nella foto qui sopra. Notato niente?

E così? Questa chitarra, con lo sticker di Mimì / Kozue sul battipenna consumato dall’uso, è stata utilizzata da Greenwood per registrare diversi album della band dal ’95 in poi e brandita in tantissimi live, diventando la sua chitarra più famosa. Tutte quelle volte che avete sentito Paranoid Android o No Surprises? C’era pure Mimì, lì con voi.

7. IL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE PUBBLICITÀ SCEME
Altro postulato dell’anime storico, oltre ai pachinko, è quello delle pubblicità televisive buffe, che vanno avanti per decenni, proprio perché quel personaggio è famoso e va benone per vendere prodotti a una fetta di ex fan ragazzini ormai adulti. Perciò Kozue è rassicurante testimonial del detersivo per signore giapponesi ormai di mezza età, come qui sopra.

O di un provider Internet, con una cosplayer che raccoglie al volo le opportunità della rete scagliate dal solito allenatore sudato.

Strano non le abbiano mai fatto reclamizzare del dentifricio, visto che Mimì aveva chiaramente quattro incisivi sul bordo inferiore degli occhi.

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