La salute mentale è da sempre una tematica molto ostica da rappresentare in un’opera cinematografica o televisiva. Ancora oggi essa viene, infatti, spesso minimizzata e a tratti osteggiata dai produttori; a richiederne un’adeguata rappresentazione sono però sempre più persone, per lo più appartenenti alle fasce giovanili. I giovani negli ultimi due anni, causa della pandemia, sono infatti coloro ad aver più sofferto di disturbi psichici come, ad esempio, ansia e depressione. Nell’ultimo decennio all’interno della serialità si è comunque cercato comunque di dare alla salute mentale la giusta rilevanza; basti pensare a come molti prodotti televisivi siano riusciti egregiamente a rappresentare il disturbo bipolare. È il caso di Shameless, presente su Prime Video, dove ben due personaggi sono affetti da questa malattia che li porta ad avere cambiamenti d’umore repentini, passando dall’euforia alla depressione nel giro di poche ore. Una visione, se possibile ancor più esasperante e reale, della bipolarità è stata mostrata nella serie tv Homeland presente su Disney+, con la protagonista Carrie Mathison interpretata da una bravissima Claire Danes. Quest’ultima è riuscita a vincere ben due Emmy Awards, proprio per la sua straordinaria performance di questo instabile agente della CIA. Nel 2018 è però la piattaforma Netflix con la miniserie Maniac, con protagonisti Emma Stone e Jonah Hill, a portare la rappresentazione delle malattie mentali ad uno stato superiore. Essa permettere ai personaggi di combattere e superare il loro trauma interiore, così da fornire dignità a tale tematica.
Sempre in riferimento alla salute mentale, il 14 novembre Netflix distribuirà il documentario Stutz con protagonista proprio Jonah Hill, l’attore avrà quindi modo di raccontare il momento delicato che sta attualmente passando. In questi ultimi anni è, quindi, la piattaforma di Reed Hastings ad aver offerto un importante palcoscenico alla tematica, oltre Stutz, nel 2022 essa è stata infatti protagonista di altre due produzioni originali: Stranger Things e Tutto chiede salvezza.
Prima della sua quarta stagione Stranger Things, serie tv ideata dai fratelli Duffer e divenuta un marchio di fabbrica per Netflix, non aveva mai affrontato tematiche così delicate. Nell’immaginario collettivo essa si è infatti sempre distinta per i riferimenti e gli omaggi agli anni ’80, decennio rimasto nel cuore di molte persone, o per la l’eterna lotta tra bene e male. Lo show ha saputo svolgere un buon lavoro, seppur con qualche pecca nelle stagioni 2 e 3, ma non si era mai spinto così oltre come nella quarta stagione; non è mai stato un Buffy the vampire slayer, dove demoni e mostri erano utilizzati per lo più come metafore della vita vera o delle paure adolescenziale. Ha, quindi, sorpreso notevolmente l’inserimento della depressione all’interno della trama quarta stagione. Gli spettatori fin dal primo episodio vedono il personaggio di Max (Sadie Sink) totalmente spento, diverso da come lo si era conosciuto nelle due stagioni precedenti. Prima della morte di suo fratello Billy (Dacre Montgomery), Max era infatti il personaggio più solare di Stranger Things; una new entry della stagione due che aveva saputo farsi spazio all’interno di un gruppo consolidato e non solo per la sua bellezza, ma anche e soprattutto per il suo carattere.
A seguito del tragico evento la ragazza si chiude in sé stessa e sarà proprio la sua solitudine ad allontanarla da tutti i suoi amici, persino dal suo fidanzato Lucas (Caleb McLaughlin). Per tale motivo essa rappresenterà la vittima perfetta per Vecna, nemico principale della stagione (e non solo). Come un moderno Freddy Krueger, Vecna si introduce nella mente delle vittime, ognuna delle quali sta affrontando un trauma, di cui lui si serve per ucciderle. Nel quarto (splendido) episodio Max dopo aver scritto una letterata indirizzata a suo fratello, in cui si incolpa per non averlo salvato, riuscirà temporaneamente a disinnescare Vecna e ciò grazie al potere della musica; il demone può essere infatti “combattuto” dalla canzone più amata delle vittime. Ecco, quindi, spiegata l’intensa sequenza in cui vediamo gli amici di Max correre in suo soccorso, facendole ascoltare la sua canzone preferita: Running Up That Hill di Kate Bush.
La ragazza, in quel momento nel sottosopra con Vecna, ascoltando tali note capirà di non essere sola e che i suoi amici sono lì per lei, riuscirà quindi a liberarsi tornando di fatto a vivere. Nel finale, a seguito di un piano andato male, Max finirà di nuovo nelle grinfie del nemico ma questa volta non ci sarà Kate Bush a salvarla (ma Eleven). Il messaggio lanciato dalla serie è comunque fortissimo: anche quando crediamo di essere soli, non lo siamo. Ci sarà sempre qualcuno, come la musica, a salvarci.
Non è ancora terminato ma il 2022 televisivo sta sorprendendo sempre di più, Tutto chiede salvezza è la serie Netflix di cui gli spettatori avevano assolutamente bisogno. Una produzione tutta italiana, tratta dall’omonimo libro di Daniele Mencarelli, che mai avremmo pensato di vedere nel nostro paese; proprio in Italia, infatti, quello della salute mentale è un tema ancora tabù e poco rappresentato. La serie narra le vicende di Daniele, interpretato da un sempre più bravo Federico Cesari, e del suo ricovero forzato all’interno di un ospedale psichiatrico. Quando il ragazzo prende coscienza della realtà in cui si trova comincia a perdere il controllo, Daniele non si sente infatti malato come gli altri abitanti della struttura e ciò lo porta a credere di non aver bisogno d’aiuto. Con il passare degli episodi il protagonista accetterà però la sua condizione, decidendo di affrontare la settimana di TSO nel modo più giusto possibile: con normalità. Ad aiutarlo saranno i medici dell’ospedale ma principalmente i suoi compagni di stanza, infatti, dopo un iniziale diffidenza Daniele legherà molto con loro ed insieme riusciranno a vedere non solo il brutto, ma soprattutto il bello della vita. In soli sette giorni il protagonista troverà una seconda famiglia, capace di sorreggerlo nei comprensibili momenti di down e lui stesso diventerà per loro un punto di riferimento; il protagonista si metterà a nudo dando un importante lezione agli spettatori: non c’è nulla di più normale dell’essere malati. Non bisogna vergognarsi perché ogni persona nella sua vita affronta momenti bui, la vera sfida è riuscire a superali.
Nella serie tv non ci si affeziona, quindi, solo a Daniele ma anche a Gianluca (Vincenzo Crea), Mario (Andrea Pennacchi), Giorgio (Lorenzo Renzi) e Nina (Fotinì Peluso). Quest’ultima è forse l’unica licenza creativa presa dalla trasposizione televisiva, molto fedele, il suo personaggio non funge solo da interesse amoroso del protagonista ma viene usato per descrivere il rapporto che un influencer può avere con i social network.
Daniele Mencarelli con il libro diede vita ad una sorta di storia autobiografica, non è infatti un caso che il protagonista si chiami proprio come lui. L’autore nel 1994, a seguito di uno scatto di un forte scatto di rabbia, subì un TSO con conseguente ricovero di sette giorni. È grazie al suo coraggio se Tutto chiede salvezza è potuto diventare prima un libro, molto apprezzato, e successivamente una produzione televisiva di cui noi italiani dobbiamo andare fieri.
La salute mentale sta, quindi, finalmente ricevendo la dignità che merita? Forse è presto per dare una risposta, ma la strada intrapresa è sicuramente quella giusta. Le storie di Max e Daniele ce l’hanno dimostrato: non c’è nulla di male ad ammettere di avere un problema. Sempre sulla piattaforma Netflix è in arrivo un documentario, Stutz, interamente dedicato a tale tematica. Ci auguriamo di vedere un’altra grande risposta dal pubblico.