Della storia di Black Adam, nei fumetti DC, abbiamo già parlato un po’ di tempo fa. Il personaggio portato al cinema da Dwayne Johnson è una nemesi storica di Shazam/Captain Marvel, apparsa per la prima volta su carta nel ’45 e in seguito assente dalle storie degli eroi DC per quasi trent’anni. Oggi, grazie all’incaponimento alla dedizione alla causa di The Rock, è un personaggio che non solo si prepara al suo debutto in sala, ma sappiamo già che si è portato dietro per l’occasione una certa compagnia… E se vi state chiedendo se quello di Black Adam – villain trasformato in antieroe e poi in protagonista di un film tutto suo – sia un caso isolato nel coloratissimo mondo dei super-eroi, la risposta è ovviamente no. Ma prima di tutto: che cavolo è un antieroe?
Antieroe, ovvero il protagonista di una storia privo di alcuni attributi classici dell’eroe, come la bontà (nel mondo dei supertipi, per farla breve, uno che è più o meno dalla parte del bene, ma in genere ammazza un sacco di gente), e Black Adam lo è diventato nei fumetti da tempo, dicevamo. E magari non tutti sanno che molti degli eroi dell’MCU o comunque protagonisti di film a base di personaggi Marvel hanno iniziato la carriera da villain, o quanto meno da antagonisti. Vale per Occhio di Falco, Vedova Nera, Elektra e naturalmente per The Punisher, che pur nella sua lotta al crimine resta uno psicopatico che ammazza le persone. Ma se parliamo di villain di lungo corso? Snoccioliamo un po’ di esempi, via.
Non possiamo che aprire questo listone – non necessariamente completo ma spero sufficientemente indicativo della tipologia di personaggi – con Venom. Frutto della fusione di ben due esseri viventi che ce l’avevano con Spider-Man, il simbionte alieno scaricato e il giornalista Eddie Brock, il Venom creato da David Michelinie e Todd McFarlane sulle pagine di The Amazing Spider-Man era una nemesi perfetta dell’Arrampicamuri. Letteralmente il suo riflesso oscuro, in grado di terrorizzare l’allora moglie Mary Jane Watson e di tormentare il povero Spidey. Poi, per via del suo successo, venne trasformato in un “protettore letale”, protagonista di sue storie personali e a volte alleato di Peter Parker.
Al cinema, Venom non solo si è fatto un primo giro in proprio nel 2018, incassando la bellezza di 856 milioni di dollari, ma è tornato lo scorso anno con il (decisamente meno fortunato) seguito Venom – La furia di Carnage, tirandosi dietro stavolta pure “suo figlio”…
Qui la giochiamo facile, e la facciamo pure breve. Loki, fratello e nemico di Thor, l’uomo che ha di fatto portato alla nascita degli Avengers sia nei fumetti che al cinema, è il classico cattivo troppo figo per rimanere a lungo tale. E infatti, attraverso un processo di riabilitazione abbastanza impegnativo, considerato che ha comportato il suo decesso, ce lo siamo ritrovato protagonista di una serie Marvel tutta sua. L’unico personaggio dell’MCU con questo onore… beh, se escludiamo il fatto che Wanda a un certo punto si è ritrovata le pigne in testa.
Come non amare Harley Quinn? Il variopinto alter-ego della dottoressa Harleen Frances Quinzel non è nato nei fumetti, ma nella serie animata Batman, nel 1992. Paul Dini e Bruce Timm, i suoi creatori, la immaginarono come un semplice sgherro di Joker, destinato ad apparire solo in quell’episodio del cartoon, ma la sua popolarità l’ha resa un personaggio molto celebre, prima in versione animata e poi nel DC Universe cartaceo.
Una celebrità che ha portato alla sua apparizione anche in altre serie animate, videogiochi e, impersonata da Margot Robbie, nei due film sulla Suicide Squad e in Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn.
E a proposito di Suicide Squad. L’idea alla base della squadra, anche nei fumetti, è sempre stata quella di un team pieno zeppo di criminali e antieroi, da spedire in una missione suicida (ma quello, con grande onestà intellettuale, te lo dice pure il titolo) in quanto sacrificabili. E infatti le formazioni viste nei due film sono piene di vecchie canaglie come Deadshot, Capitan Boomerang, Killer Croc, Bloodsport, Re Squalo e altri pendagli da forca menati abitualmente da Batman, Flash e compagni…
Nelle notti di Gotham City, a dare grattacapi a (e a far battere il cuore di) Batman c’è ovviamente anche Catwoman. Il film del 2004 diretto da Pilof e interpretato da Halle Berry e Sharon Stone ha il poco invidiabile titolo di portabandiera di una seconda, terribile ondata di film sui super-eroi arrivata in quegli anni sulla scia del successo degli X-Men e del primo Spider-Man di Raimi. Un flop a cui generalmente si abbina quello ottenuto l’anno dopo dal film su Elektra. Stessa pasta, stessi incassi magri.
Parlarne oggi è strano, perché solo alcuni anni dopo sarebbe nato l’MCU e sarebbe cambiato davvero tutto, ma se in quel periodo i film di supertipi sembravano arrivati al capolinea, il “merito” era proprio di pellicole completamente fuori fuoco come Catwoman, Elektra e tante altre.
Poi succede che un film sull’arcinemico storico di uno dei super-eroi più celebri del pianeta, l’altrettanto noto e iconico Joker, diventi protagonista nel 2019 di un film ambizioso e maturo. Che questo si porti poi a casa – oltre a quel miliardino di dollari – anche il Leone d’oro di Venezia, due Oscar (su 11 nomination) e due Golden Globe, e il tutto degeneri in infinite discussioni online su cinema alto, cinema basso, cinema medio. Discussioni in cui, soprattutto, è stata usata tante, troppe volte la parola “cinecomic”. Cos’ha poi che non va “film di super-eroi”? Non si è mai capito.
Anche perché quello dei “film tratti dai fumetti” è un campo di gioco molto più vasto di quello di maschere e mantelli statunitensi. Anche senza scomodare le trasposizioni dei manga, esistono fior di adattamenti anche di fumetti italiani. E nello specifico degli antieroi, pur trattandosi in questo caso di personaggi nati come protagonisti di fumetti neri e non di antagonisti, è impossibile non citare il re del terrore Diabolik (due film all’attivo e un altro in arrivo), ma anche i due film degli anni Sessanta sul Kriminal di Max Bunker e Magnus, e quello sul loro Satanik.
Posso? Perché una carrellata di cattivi o ex tali finiti sotto i riflettori vorrei chiuderla con quell’anima buona di Ralph. Capita ti chiamino Spaccatutto e ti mettano a fare il cattivo di un videogioco, ma magari vuoi e puoi essere altro. Diverso, migliore, una volta uscito da quello schema, e più che altro da quei quadri di un coin-op. Il mondo, dentro e fuori dallo schermo, è del resto sicuramente pieno di persone peggiori. Vi ispirava fiducia, per dire, quel Felix Aggiustatutto, lì? A me no. Mai.