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13 marzo 2019 • 15:30 • Scritto da DocManhattan

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Visitors

La storia dei Visitors: come dall'Incredibile Hulk e da un romanzo antifascista si è arrivati agli alieni mangiatopi.
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Avevamo lasciato Kenneth Johnson alle prese con il telefilm dell’Incredibile Hulk. L’uomo che aveva creato La Donna Bionica e cambiato nome a Bruce Banner perché non gli interessavano i fumetti, dopo la fine di Hulk si dedicò a un nuovo progetto. Aveva letto il romanzo distopico Qui non è possibile (It Can’t Happen Here) di Sinclair Lewis ed era rimasto affascinato da questa storia di fantapolitica, che nel ’35 immaginava gli Stati Uniti in mano a un governo di ultradestra, un regime totalitario simile a quello di Hitler in Germania.

Johnson scrisse così nell’82 un adattamento del libro di Lewis, lo intitolò Storm Warnings e cercò di venderlo alla NBC. I vertici del network non erano però interessati alla sua ucronia, ritenendola troppo impegnata per il pubblico televisivo dell’epoca. E poi gli americani impazzivano per la fantascienza, non si poteva tirar fuori qualcosa alla Star Wars, con degli alieni dentro? A Kenneth Johnson bastò sostituire allora i fascisti yankee con degli alieni con la faccia da rettile per ottenere il via libera. E un sacco di soldi per girare due puntate.

V (in seguito nota come V: The Original Miniseries) è una mini da due episodi andati in onda per la prima volta l’1 e il 2 maggio dell’83. Col senno di poi, non si impiega molto a notare come l’idea di base di Johnson sia ancora lì, nonostante gli effetti speciali che oggi fanno tenerezza, i dischi volanti e le acconciature con così tanta lacca che ciao, ozono. Hanno speso 13 milioni di dollari dell’epoca (oltre 30 di oggi) per girare quelle due puntate, ma quei 200 minuti bastano per stregare il pubblico. Quattro televisori americani su dieci, in quei giorni, sono sintonizzati sulle avventure della malvagia Diana (Jane Badler) e dei suoi compagni dalla pelle a scaglie con una passione per il cibo vivo.

Tra questi c’era anche un attore che era stato preso in considerazione per fare Han Solo. Non aveva avuto la parte, ma si è vantato a lungo di esser stato lui a indirizzare l’amico Mark Hamill verso il provino per Luke Skywalker. Hamill non la pensa esattamente così. A ogni modo, l’anno dopo questo attore sarebbe diventato famosissimo come ammazza-ragazzini artigliato da incubo; qui interpretava l’alieno Willie, il suo nome è Robert Englund.

Ma dicevamo: le prime due puntate sono andate benone, e la NBC ne vuole ancora. La seconda miniserie non si intitola però, purtroppo, V for Vendetta (quanto sarebbe stato meraviglioso? Il fumetto di Moore e Lloyd era peraltro già in corso…), ma V: The Final Battle. Gli episodi sono 3, i minuti circa 270. Johnson se ne va, sbattendo la porta, per divergenze creative con il network, ma gli ascolti sono ancora una volta ottimi, prossimi al 37% di share. La rivale ABC e il suo Gli ultimi giorni di Pompei (quello con Nicholas Clay, Olivia Hussey e Franco Nero) vengono sepolti sotto la cenere dei difficili rapporti interplanetari. Seems legit.

Tutto è pronto insomma per una serie TV vera e propria, da mandare in onda poco dopo, sempre nell’84. A ottobre debutta così il primo episodio di V (aka V: The Series). Il budget da un milione di dollari ad episodio è uno dei più alti mai investiti in una serie TV dai tempi di Battlestar Galactica. Ma è pur sempre molto, molto meno di quello che gli autori avevano avuto a disposizione per le mini-serie. E questo li costringe a tutta una serie di salti mortali.

Il pubblico, intanto, non apprezza: V scivola fuori dalla Top 30 delle serie di quella stagione televisiva, e alla fine veleggia attorno al 57° posto. L’ultimo dei 20 episodi previsti non viene neanche girato e la serie si ferma al 19°, andato in onda il 22 marzo dell’85. Nell’89, lo sceneggiatore J. Michael Straczynski prova a resuscitare i mangiatopi venuti dallo spazio con “V: The Next Chapter”, un seguito ambientato cinque anni dopo (appunto) e con un cast quasi integralmente nuovo. Ma non se ne fa nulla, e per rivedere i Visitors toccherà aspettare altri vent’anni e il remake V del 2009, con Laura Vandervoort e Morena Baccarin.

E in tutto questo, l’Italia? Da noi le due mini-serie arrivarono come un tutto unico, nell’ottobre dell’84, con il titolo di V – Visitors. Prime serate domenicali su Canale 5 precedute da una sontuosa campagna pubblicitaria che con il suo “V… Visitors!” fa ormai anno 1984 quanto le Olimpiadi di Los Angeles, Orwell, il lancio del primo Macintosh e Fotoromanza della Nannini. I 19 episodi della serie TV vengono trasmessi invece, sempre su Canale 5, tra il gennaio e il marzo dell’86.

Qualche tempo dopo, il padre dei Visitors, Kenneth Johnson, avrebbe trovato comunque il modo di infilare da un’altra parte i suoi extraterrestri che parlano di razzismo e problemi sociali. Con la serie TV di Alien Nation, nell’89. Ma quella, come si suol dire, è un’altra storia.

L’autore del presente pezzo ci tiene a ribadire che quando, in seconda elementare, gli mostrarono la foto di una rivista con un Visitor che mangiava un topo, non si è sentito male come due suoi compagni di classe.

(Più o meno).

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