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27 novembre 2018 • 16:43 • Scritto da DocManhattan

7 cose che forse non sapevate su Fantazoo

Cambi di sesso, giapponesi che fanno gli gnorri e tanto altro, nel magico mondo - pieno di animali che parlano in dialetto - di Alvaro e Camilla!
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Ce li ricordiamo tutti, Alvaro e Camilla di Fantazoo, no? Il bue con la tuta rossa e gli zoccoli che parlava in romanesco e la tartaruga Camilla, appena arrivata da Firenze. Presenza fissa, a cavallo tra fine anni 80 e primi anni 90, su Odeon TV, Super 3 e altri canali privati altamente formativi di un’intera generazione di italiani che davanti a quella dannata casa del Leone ci sono cresciuti. Ma ci sono tante cose che non sapete, su Alvaro e Camilla. Parola.

1. L’ALUNNO E IL PROFESSORE (DI OLANDESE)
Fantazoo nasce da un fumetto olandese, una striscia popolarissima intitolata Boes, pubblicata ininterrottamente dal 1980 su quotidiani e periodici dei Paesi Bassi. La particolarità è che il team di creativi di questo fumetto (portato in Italia da ReNoir Comics) è composto da un disegnatore… e dal suo ex professore di olandese. Dopo aver iniziato a lavorare ai suoi fumetti insieme a un compagno di classe, Wil Raymakers si ritrovò da solo perché l’amico si era iscritto all’università e non aveva più tempo da dedicare alle loro strisce.

Raymakers trovò allora un nuovo autore in un professore che aveva avuto al liceo, Thijs Wilms. La loro Boes decolla, grazie anche agli sforzi di un altro ex compagno di classe, Ronald van Deursen, che è diventato l’agente di Raymakers e l’editore dei volumi che raccolgono le strisce. Manca solo una cosa per la definitiva consacrazione delle avventure dei personaggi della fattoria di Boes, quello che in Italia conosceremo di lì a poco come Alvaro. Manca una serie animata.

2. QUI GIAPPONE
Ronald van Deursen riuscì a piazzare i diritti dei personaggi alla Telecable, una compagnia di produzione olandese in affari con i giapponesi, che coinvolse nel progetto TV Tokyo. L’importante network nipponico realizzò così 51 episodi da due segmenti di 12 minuti l’uno, andati in onda in Giappone nell’87 come Geragera Būsu Monogatari (“i racconti della banda di Boes”) e venduti in decine di paesi con il titolo internazionale di Ox Tales. In Italia la serie arrivò su Odeon TV nel marzo dell’89, come Fantazoo. C’era però un problema di lost in translation contrattuale. Bello grosso.

3. COME LA PANTERA ROSA (FORSE)
Raymakers e Wilms erano convinti che la serie animata sarebbe stata una trasposizione a cartoni fedele delle loro storie, ma quando furono invitati a Tokyo per vedere lo stato dei lavori, si trovarono di fronte qualcosa di completamente diverso. Le strisce a fumetti di Boes sono mute ed era stato promesso loro un anime altrettanto privo di dialoghi, con il solo accompagnamento musicale. “Lo facciamo come i cartoni della Pantera Rosa”, li avevano rassicurati.

Era però successo che l’idea iniziale era stata scartata dai giapponesi che, senza dire nulla agli autori, avevano deciso di convertire quel tipo di umorismo in un cartone più convenzionale, sfruttando le gag delle strisce in una serie di ministorie in cui i personaggi parlano (anche se i comprimari lo fanno poco, più che altro borbottano).

Perché i due autori non fecero nulla per imporsi mi è stato spiegato dagli stessi quando li ho incontrati, un mese fa, in quel di Lucca Comics and Games. “Non puoi semplicemente affrontare una battaglia legale con un gigante del genere”.

4. RAMBO, CICCIOSPILLO E LA BICOCCA
Eppure i due fumettisti olandesi sanno che è stato proprio il doppiaggio particolare a rendere Alvaro e Camilla così famosi nel nostro paese. Perché sì, i nomi italiani dei comprimari (il gorilla Rambo, la giraffa Modigliani…) erano memorabili, ok, ma dove lo trovavi e trovi un bue in salopette che parla come il proprietario di una trattoria a Trastevere? O meglio, come Tetsuya de Il Grande Mazinga, se è per questo, visto che il suo doppiatore era il grande Piero Tiberi? E una tartaruga venuta da Firenze (Graziella Polesinanti)? Ah, sì: una tartaruga che nel resto del mondo era un maschio.

5. CAMILLA NO MORE
Camilla è infatti una tartaruga femmina solo nell’edizione italiana e in quella olandese del cartone, mentre in tutte le altre si chiama Jack Tutleson ed è un maschio. Basta guardare uno spezzone del cartone senz’audio e si nota anche piuttosto bene dai suoi lineamenti.

Le differenze rispetto alla versione internazionale del cartone sono molteplici. È quasi del tutto assente da noi, ad esempio, il tucano che funge da narratore. Nella versione in inglese, Ollie (Alvaro), Jack (Camilla) e il Tucano hanno peraltro tutti e tre lo stesso doppiatore. Naturalmente, anche la faccenda dei dialetti è stata inventata in Italia.

6. GO GO GO…
Il regista del cartone è Hiroshi Sasagawa, uno dei creatori della serie Time Bokan e regista di decine e decine di serie anime, soprattutto per la Tatsunoko: Superauto Mach 5, Ippotommaso, Tamagon Risolvetutto, La banda dei ranocchi, Tekkaman… Le musiche della versione giapponese sono di Shosuke Kudo e Clous van Mechelen, cabarettista, attore e compositore molto noto in TV ad Amsterdam e dintorni.

7. ATTENTI A QUEI DUE 
Nella versione internazionale, invece, a occuparsi delle musiche sono stati due poliedrici israeliani, Haim Saban e Shuki Levy. I due hanno realizzato negli anni Ottanta decine e decine di sigle per cartoni come M.A.S.K., She-Ra, Jayce il cavaliere dello spazio. O l’Uomo-Ragno del cartone del 1981, sigla da fomento nerd per antonomasia, seguita a ruota da quella dal testo vagamente sadomaso (giuro) di Donna Ragno.

Poi, a inizio anni 90, la Saban Entertainment, fondata dai due negli Stati Uniti qualche anno prima, compra i diritti di alcune serie tokusatsu e super sentai giapponesi, le reimpacchetta e strega milioni di ragazzini in tutto il pianeta con le storie di questi paladini del bene con le tutine colorate chiamati Power-qualcosa, che gesticolano tantissimo.

Magari avete sentito parlare pure di loro.

 

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