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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – AUTOMAN

Pubblicato il 15 agosto 2018 di DocManhattan

La settimana scorsa si diceva di Street Hawk, il falco della strada, oggi non potevamo che far tappa nel mondo notturno e pieno di lucette di Automan. Altra serie brevissima (13 episodi), ma simbolo ancora vivido degli anni 80 grazie al potere delle repliche televisive feroci – e di una sigla azzeccatissima che ti si installava nel cervello come un virus – e altro show nato scopiazzando la concorrenza. O meglio, il proprio curriculum.

Se Street Hawk era infatti un plagione spudorato di Supercar e Airwolf, Automan strizzava entrambi gli occhi al Tron della Disney al punto da farsi venire la congiuntivite, ok, ma provava quanto meno a invertire la prospettiva. Tron era la storia di un programmatore che finiva nella realtà virtuale, qui avveniva l’esatto contrario: una pettinatissima intelligenza artificiale, una sorta di ologramma, dal computer sbarcava nel nostro mondo. Uno dei produttori di Automan, del resto, era stato tra gli ideatori e creatori proprio di TronDonald Kushner.

E poi era l’83, i computer erano sulla bocca di tutti e con una di quelle macchine, sullo schermo, piccolo o grande che fosse, potevi inventarti qualsiasi cosa e farla passare per vagamente prossima e futuristica e credibile e dannatamente cool. Era lo stesso anno in cui un nerd, per scaricare gratis un videogioco e far colpo su una tipa, stava per farci vaporizzare tutti quanti con i suoi giochi di guerra, ricordiamolo.

Il programmatore sfigato Walter Nebicher (Desi Arnaz Jr.) crea dunque questo ologramma per combattere il crimine, ma solo di notte. Perché serve tanta corrente, dopo le 20 se ne usa di meno, si risparmia sulla bolletta e si camuffano meglio le magagne degli effetti speciali. Tutti artigianalissimi e super old school, nonostante si parlasse di un uomo creato dal computer. Lui, l’ologramma interpretato da Chuck Wagner, attore teatrale dal sorriso smagliante prestato alla fantascienza action-poliziesco-televisiva, si finge di giorno un agente vero, Otto J. Mann (che in inglese suona come Automan, oltre che come l’autista del pulmino dei Simpson). Per interpretare il personaggio, Wagner si ispira al Capitano Kirk di Star Trek, di cui è un grande fan.

Calata la notte, Automan, il super-eroe cugino di un Commodore 64, combatte il crimine insieme a Walter e a Cursore, un cursore luminoso con l’animo da maiale (gli piacciono le donne formose), che crea qualsiasi cosa serva ad Automan. E che se ne sbatte della fisica newtoniana.

Il tormentone della serie è la faccia di Walter che si spalma in continuazione contro i finestrini dell’auto di Automan, una Lamborghini Countach LP400, a ogni curva presa a 90 gradi. Ma Walter rischia la vita anche a bordo di un autoelicottero e di un autoaereo. Ha tutti gli auto-veicoli che vuole, Automan: come Batman, ma con tante lucette del futuro in più disegnate dal computer. Tamarri di Fast & Furious non siete un cavolo di nessuno, muti.

Nonostante alle spalle della serie non ci fosse esattamente l’ultimo degli stronzi, ma una vecchia volpe come Glen A. Larson (Battlestar Galactica, Magnum P.I., Supercar e tanto altro), la serie non decolla. Eufemismone. Gli ascolti sono così bassi che dei 13 episodi realizzati ne vengono mandati in onda solo 12. Ad Automan va meglio nel vecchio Continente, tanto che una buona fetta del merchandising legato alla serie – un’action figure, un videogioco 8-bit, un romanzo… purtroppo niente giacchette luminose vere e proprie – venne realizzato nel Regno Unito, ma quando le bocce sono già ferme. Buono, Cursore: era un modo di dire.

Abbiamo forse anche qui, come per Street Hawk, una qualche comparsata di lusso in questa manciata di puntate? Sì. Nel nono episodio, Murder MTV (da noi “Violento rock”), Walter e Automan devono far luce sulle minacce di morte ricevute da una band tutta al femminile, le Sweet Kicks. La leader del gruppo è Laura Branigan, cantante famosissima per una serie di hit incise negli anni 80, come le cover di “Self Control” di Raf e di “Gloria” di Umberto Tozzi. La Branigan è purtroppo scomparsa nel 2004, all’età di 52 anni.

34 anni dopo, cosa resta oggi di Automan? Chuck Wagner è tornato da tempo ai palcoscenici e al suo amore per le tartarughe marine, a noi resta il sogno di quella Lambo fatta di luce e di quella tutina meravigliosa, con cui avremmo incendiato ogni festa delle elementari e giù fino alle medie e alle superiori, a starci ancora dentro. Portati in trionfo da tutta la classe, anzi, da tutta la scuola e forse dall’intero quartiere. Genuini figli del computer, che ci avrebbe tutti aiutati e salvati e reso migliori, tranne nel caso di giovani hacker che iniziano partite pericolosissime per limonare con una, certo.

Già, ma se non usavano computer, come veniva realizzato quell’effetto sbrilluccicoso nella serie? Con un tessuto riflettente creato dalla 3M e formato da una serie di sfere in grado riflettere quasi il 100% della luce. Una tecnica già impiegata qualche anno prima per i costumi kryptoniani nel Superman di Richard Donner. Il resto veniva aggiunto in post-produzione in chroma key. Troppo complicato per una festa delle medie live? Eh. Peccato.

(Sì, la prossima settimana, ovviamente, ci aspetta Manimal. Tenetevi pronti).

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Tag: Automan