SerieTV ScreenWEEK Originals Recensioni The Doc(Manhattan) is in
La vita è ingiusta anche perché non sempre le idee CORAGGIOSE E ORIGINALI vengono premiate. Prendi la ABC del 1985. I network concorrenti mandano in TV ogni settimana, con successo, le storie di una superauto fantascientifica di colore nero (Supercar, NBC) e di un superelicottero fantascientifico, sempre di colore nero (Supercopter, aka Airwolf, CBS). Che fare? Tutta una serie di animatissime riunioni fiume più tardi, il colpo di #truegenio: peschiamo pure noi un qualche veicolo, diamogli una mano di nero e mettiamogli lucine e laser e quello che serve, siamo mica gli ultimi degli stronzi, no? E qui dedichiamo un pensiero al povero Johnny Santino Cedruzzi e alla sua proposta di una super A112 Abarth Autobianchi del ’71 che tanto gli ricordava la terra dei suoi nonni, presto scartata in favore di una più vendibile supermotocicletta. Era nato Street Hawk, il falco della strada; muoveva i suoi primi passi una serie che avrebbe fatto la storia della TV. Cioè, no. Per niente.
Se ne parliamo oggi qui, di Street Hawk, è solo per due ragioni: a) chi se ne frega della storia e del suo insipido protagonista, la moto era bellissima e ogni ragazzino davanti alla TV sognava di guidarne una identica anche e forse – arriva la bestemmia, occhio – più di K.I.T.T. (la supermoto di Street Hawk almeno non rompeva le scatole ogni tre secondi con quel tono da saccente intelligenza artificiale vintage anni 80), e b)… No, non c’è una seconda ragione, in effetti. Anche se le musiche dei Tangerine Dream, band tedesca tra i pionieri dell’elettronica, non erano affatto male. Ok, c’era una moto bellissima che andava a 300 miglia orarie (cioè 480 km all’ora, Dovizioso e Rossi non siete nessuno), ma di cosa parlava questo telefilm? Trattandosi simbolicamente di un falco, di prede e predatori. Solo che per risparmiare erano la stessa persona.
Il poliziotto Jesse Mach (nomen omen) è rimasto ferito in un’operazione contro dei narcotrafficanti ed è stato sbattuto come premio in ufficio. Un genio dei computer lo contatta però per offrirgli un’operazione supersegreta al ginocchio e la guida di una supermoto altrettanto supersegreta, parte di una sperimentazione per i poliziotti del futuro in seno a un’organizzazione… sì, esatto, anch’essa top secret. Rimesso in piedi, Jesse diventa così il “falco solitario”: di giorno resta a fare muffa nel reparto pubbliche relazioni della polizia di Los Angeles, di notte dà la caccia ai criminali indossando una tuta e un casco neri come la sua moto. Problema: siccome nessuno sa niente dell’operazione per il suo rango superzittozitto, il protagonista ha a sua volta alle calcagna proprio i colleghi del distretto con cui si beve un caffè al mattino. “Supersfiga” (e oh, suonava bene come titolo di un’altra serie).
Sotto il casco nerissimo di Jesse c’era Rex Smith, cantante e attore che in carriera ha interpretato anche il supereroe Marvel Daredevil/Matt Murdock nel film TV Processo all’Incredibile Hulk (1989). L’ingegnere spalla smanettone del computer, Norman Tuttle, era invece Joe Regalbuto, visto in film come Missing – Scomparso, Il Siciliano di Cimino o Codice Magnum con Schwarzenegger. In due di questi tre film, siccome Hollywood è tutta una grande famiglia di persone buone ed espansive come insegnano i Simpson, è apparso anche Richard Venture, che in Street Hawk era il Capitano Altobelli (no, non Spillo). E poi c’era quella storia di George Clooney e di Christopher Lloyd, certo.
Street Hawk vs Doc Brown: non finisce benissimo.
Dura pochissimo, come vedremo, l’avventura in TV del falco della strada. Ma basta per riempire quei pochi episodi di volti famosi. Il cattivo del primo episodio è Christopher Lloyd, che prova una sfida frontale con Mach e gli dice molto male, mentre nel secondo appare un giovanissimo George Clooney e nell’ottavo l’ex moglie di Mick Jagger, Bianca.
Street Hawk e George Clooney: schiatta pure lui.
Solo tredici puntate, con una quantità enorme di moto sfasciate per i salti: quellaprincipale era ricavata da una Honda XL500 nell’episodio pilota, da una più nuova Honda XR500 dell’84 in tutti gli altri, ma quelle per gli stunt erano delle CR250 i cui rivestimenti in vetroresina andavano in pezzi dopo ogni salto.
Ce n’erano sei sempre pronte sul set e quindici usate in totale, a rotazione, mentre venivano riparate quelle distrutte per le riprese precedenti. Il budget era risicato (come si nota dagli effetti speciali curati da un team di scappati di casa con cinquanta dollari, due pizze e un buffetto sulla guancia a puntata), gli ascolti bassi, la concorrenza molto più avanti. Così la supermoto finì in garage dopo soli quattro mesi di programmazione. Eppure…
A far le penne giù in città a fari spenti nella notte. E i colleghi muti!
Eppure l’autore di questo articolo e tanti altri ex ragazzi degli anni 80 ne conservano un ricordo piacevole. Per la moto, dicevamo. Certo. Ma anche per il fatto che quelle tredici puntate sono diventate una serie di repliche infinite che ne hanno prolungato artificiosamente la vita nell’etere per alcuni anni (stessa sorte di due prossimi candidati a questa rubrica: Automan, 13 puntate, e Manimal… soltanto 8!). E comunque no, la moto non andava davvero a 480 all’ora. Succedeva solo quando Tuttle utilizzava la superspinta controllata dal computer e vattelapesca. Ma di certo restava più veloce della moto con mitragliatrici di Big Jim, va detto.
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