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7 cose che forse non sapevate su Lamú, la ragazza dello spazio

Pubblicato il 28 agosto 2018 di DocManhattan

Fermatemi se la conoscete già. È l’anime che ha fatto innamorare milioni di italiani di una bella aliena dai capelli verdi. E con il bikini tigrato. E le corna. È il cartone che ha reso un giovane pervertito giapponese un eroe intercontinentale. È l’incredibile mondo di Lamù, la ragazza dello spazio, e queste sono 7 cose che forse non sapevate sull’anime di Ataru Moroboshi, simpaticissimo bastardo ingrato maledetto (muori male)…

1. IL MONDO DI RUMIKO
Rumiko Takahashi non è chiamata “la regina dei manga” a caso. I suoi fumetti hanno venduto oltre duecento milioni di copie e oltre ad essere una dei mangaka (uomini e donne) più popolari e influenti di sempre, e anche tra i più amati in Occidente. Cosa che l’ha sempre sorpresa, vista la forte influenza della cultura giapponese nelle sue opere. Ma quando nel ’78 inizia a lavorare a Urusei Yatsura, il manga di Lamù, Rumiko Takahashi ha solo ventuno anni. Ha frequentato durante l’università una scuola di manga creata da Kazuo Koike (Crying Freeman) e non sa che quella sua prima serie le porterà così tanto successo.

Il manga di Lamù viene pubblicato a cadenza settimanale fino al 1987, ma nel frattempo la Takahashi ha già lanciato una seconda serie altrettanto popolare, Maison Ikkoku (Cara Dolce Kyoko). Altri suoi lavori famosissimi, trasformati in anime altrettanto noti anche in Italia, sono Ranma 1/2 (1987) e Inuyasha (1996). Nel manga, peraltro, Lamù non ha i capelli verdi: sono di tanti colori diversi, con un effetto cangiante. Nell’anime diventarono verdi per non far impazzire i coloristi…

2. SILENZIO, PARLA AGNES
Il personaggio di Lamù è stato ispirato a una ragazza che in bikini ci stava tutto il tempo, almeno nell’immaginario collettivo, per professione. Agnes Lum era una modella di costumi da bagno nata alle Hawaii e molto popolare in Giappone negli anni 70, soprattutto per vari spot televisivi. Pure quelli in bikini. Il nome originale di Lamù in Giappone, del resto, è proprio Lum.

3. LA SERIE E I FILM
L’anime di Lamù è andato in onda in Giappone tra l’81 e l’86, per un totale di 195 episodi (che diventano 218 secondo un altro conteggio, visto che i primi 23 contenevano due storie ciascuno). Alla regia dei primi 106 c’era Mamoru Oshii, in seguito regista di uno dei film culto dell’anime mania anni 90, Ghost in the Shell. Sono stati realizzati inoltre 12 OAV (film per il mercato home video), anche se alcuni realizzati con spezzoni della serie, e ben sei film, usciti tra l’83 e il ’91. Dei primi due si occupò lo stesso Oshii. Dopo il secondo, il suo rapporto con i fan della serie andò in frantumi…

Deluso dal primo lungometraggio, Lamù – Only You, alla sceneggiatura del quale aveva dovuto rimetter mano più e più volte per assecondare la produzione, con il secondo film, Lamù – Beautiful Dreamer, Oshii volle tentare un approccio più introspettivo, che sottolineava la ripetitività degli anime e, indirettamente, l’immobilismo in cui si crogiolavano già allora gli otaku. I fan gridarono – ovviamente – allo scandalo e Mamoru Oshii non volle più saperne del mondo di Ataru e compagni.

4. FIUMI DI GIOCHI DI PAROLE
Il titolo del manga, Urusei Yatsura, è il primo di tanti giochi di parole che si incontrano nella serie: per come è scritto, può significare infatti sia “Quei tizi chiassosi” che “La gente della stella Uru”. Ma vale anche per Tomobiki, la località immaginaria in cui è ambientata la storia: il nome di un giorno che per i giapponesi porta essenzialmente sfiga. E parlando di sfiga: Ataru Moroboshi significa, all’incirca, “colpito da una stella”, e per assicurarsi che fosse davvero scalognato, la Takahashi ha deciso di farlo nascere il venerdì 13 aprile, giorno di Butsumetsu. Per farla breve, secondo le credenze nipponiche, c’è dentro tutto il necessario (dal quarto mese dell’anno – il quattro si può pronunciare in giapponese come la parola morte – al giorno della morte di Buddha) per essere una calamita vivente della cattiva sorte.

5. IL MISTERO DELLA SIGLA
Uno dei più grandi misteri della storia della televisione italiana. No, sul serio. Da anni gli appassionati si arrovellano il cervello per cercare e condividere indizi e piste sull’autore della prima sigla italiana di Lamù. Se avete molto tempo libero (sono 358 pagine!) potete leggere tutto qui. La seconda sigla italiana è stata utilizzata invece a partire dal 1999: si tratta di “Mi hai rapito il cuore Lamù”, di Stefano Bersola (City Hunter).

La prima sigla originale giapponese, “Lum no Love Song” di Yuuko Matsutani, è stata resa oggetto di decine e decine di cover – spesso da parte di cantanti, idol e talent vestite come Lamù, come Azusa Yamamoto qui sopra.

Esiste anche tutta una serie di spot dal vivo con Lamù, come ad esempio questo. I suoi fulmini come energy drink? Certo, tesoruccio!

6. TUTTI GLI ANIME IN UN ANIME
La serie TV di Lamù è letteralmente zeppa di strizzate d’occhio a tanti altri anime di successo. Nel corso delle puntate appare praticamente di tutto, da Ken il Guerriero a Rocky Joe, da L’Incantevole Creamy a Star Wars e Jenny la Tennista. Un elenco (incompleto) lo trovate in questo mio vecchio post.

7. STAR TREK AMA LAMÙ (RICAMBIATO)
Ma è successo anche il contrario, ovviamente. Lamù è stato citato in tutte le salse, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Anche dove meno te l’aspetti. Star Trek: The Next Generation contiene numerose citazioni del mondo anime (l’illustratore Rick Sternbach, tra i principali responsabili del look della serie, ne era un grande fan), e in un episodio viene citata anche Lamù. Due volte.

Nella 18a puntata della seconda stagione di TNG, L’Avventura del Mariposa, vengono mostrati su uno schermo i nomi di varie navi spaziali. Tra queste, la SS Urusei Yatsura e la SS Tomobiki. Megane, l’occhialuto leader degli ammiratori di Lamù compagni di classe di Ataru, ne sarà stato felice: in una puntata del cartone, nella sua stanza fa capolino una foto di Spock…

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