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09 maggio 2018 • 08:30 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Once Upon a Time in Hollywood – Burt Reynolds in trattative per il film di Tarantino

Burt Reynolds è in trattative per Once Upon a Time in Hollywood, nuovo film di Quentin Tarantino, ma anche Kurt Russell, Tim Roth e Michael Madsen potrebbero avere dei piccoli ruoli.
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Prosegue il casting di Once Upon a Time in Hollywood, nuovo film di Quentin Tarantino che uscirà il 9 agosto 2019. Deadline segnala che Burt Reynolds è in trattative per la parte di George Spahn, proprietario del ranch che ospitò Charles Manson e la sua family negli anni Sessanta. Anche Kurt Russell, Tim Roth e Michael Madsen – collaboratori abituali di Tarantino – stanno trattando per tre piccoli ruoli.

Per il momento, il resto del cast include due superstar come Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, che interpreteranno rispettivamente l’attore Rick Dalton e la sua controfigura Cliff Booth. Le informazioni sulla trama giungono dal regista stesso:

[Once Upon a Time in Hollywood è] una storia che si svolge a Los Angeles nel 1969, all’apice della Hollywood hippy. I due protagonisti sono Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), ex star di una serie tv western, e la sua controfigura di lunga data, Cliff Booth (Brad Pitt). Entrambi stanno faticando per affermarsi in una Hollywood che non riconoscono più. Ma Rick ha una vicina di casa molto famosa… Sharon Tate.

Margot Robbie resta in trattative per il ruolo di Sharon Tate. Anche l’immancabile Samuel L. Jackson potrebbe avere una parte.

L’uscita di Once Upon a Time in Hollywood è attesa per il 9 agosto 2019, in occasione del 50° anniversario dagli omicidi di Sharon Tate e di quattro suoi amici, assassinati dalla family di Charles Manson nella villa del produttore discografico Terry Melcher. Il budget sarà vicino a quello di Django Unchained, attorno ai 100 milioni di dollari.

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Charles Manson cominciò a radunare seguaci nel 1967, atteggiandosi a leader carismatico e musicista hippy: lui e la sua family (questo il soprannome del gruppo) vissero di furti e altre attività criminali, fondando un culto delirante, razzista e satanista che sfociò nelle stragi dell’agosto 1969, quando Manson inviò alcuni suoi “discepoli” nella villa di un produttore discografico – Terry Melcher – che aveva rifiutato le sue canzoni. La villa era occupata da Sharon Tate, incinta di otto mesi, e da alcuni amici, mentre Polanski si trovava a Londra perché aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby. Tutti i presenti furono massacrati dai seguaci di Manson, e gli omicidi continuarono anche nelle settimane successive.

Fonte: ComingSoon.net

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