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19 dicembre 2015 • 11:49 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Star Wars: Il risveglio della Forza – Alla scoperta di Rey, nuova eroina della saga

Chi è Rey? Scopriamo la nuova eroina di Star Wars in questo speciale che ne ripercorre le gesta, ma attenzione: si tratta di SPOILER!
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ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA!

Il dibattito sulla diversità etnica e sessuale è sempre più vivace in ambito hollywoodiano, e le grandi produzioni cominciano finalmente ad adattarsi alla varietà del loro pubblico, che corrisponde a un tessuto sociale in continua evoluzione. Star Wars: Il risveglio della Forza lo ha messo in chiaro sin dall’annuncio del cast: il futuro della saga rispecchierà questo bisogno di cambiamento, agevolando l’identificazione di chi faticava a riconoscersi con il solito protagonista maschio e caucasico. Certo, è vero che i meccanismi dell’empatia superano l’appartenenza etnica o di genere, ma è giusto che siano rappresentate anche altre “categorie”, oltre a quelle che hanno dominato la storia del cinema per più di un secolo.

Daisy Ridley è il volto di un rinnovamento cominciato già negli anni Settanta, quando Ridley Scott e John Carpenter – con Alien e Halloween – stravolsero il ruolo della donna nel genere horror: non più solo vittima del mostro, ma eroina in grado di combatterlo, fautrice della propria salvezza e del proprio destino. Altrove la rivoluzione è stata più lenta, ma ormai è abbastanza comune che il cinema d’azione, d’avventura e di fantascienza (generi tradizionalmente più maschili) abbiano una protagonista femminile. La saga di Hunger Games ha dimostrato che è possibile investire su un’eroina per affidarle una grande saga multimilionaria, e altri franchise (Wonder Woman, Ghost in the Shell, Captain Marvel…) si preparano a solcare lo stesso percorso, avvantaggiati dalle molteplici paladine dell’empowerment che hanno spianato loro la strada: dalla Elsa di Frozen alla stessa Katniss di Hunger Games, passando per Merida (Ribelle), Tris (Divergent) o le recentissime Jessica Jones e Supergirl.

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La scelta di un’interprete come Daisy Ridley, poi, sembra favorire l’identificazione delle giovani spettatrici: l’attrice inglese è infatti caratterizzata da un volto semplice e pulito, un sorriso raggiante e una naturale eleganza che, ben lungi dal renderla inavvicinabile, le conferiscono un’aura di tenerezza e affabilità. Nipote dell’attore e drammaturgo Arnold Ridley, Daisy comincia a farsi notare in alcune serie tv britanniche come Youngers, Silent Witness, Mr Selfridge e Casualty, ma è completamente ignota al grande pubblico quando J.J. Abrams la scrittura per Star Wars. Il regista è convinto che la saga non abbia bisogno di attingere alla fama di attori già noti, ma debba lanciare nuovi talenti per giovarsi della loro freschezza, e con Daisy Ridley nel ruolo di Rey ha indubbiamente fatto centro.

Non siamo di fronte al solito personaggio femminile reificato e sessualizzato, come accade talvolta nei blockbuster, ma a un’eroina che vive molteplici conflitti personali, e da sola trova la forza di affrontarli. Perché Rey – diciamolo chiaramente – è la luce che illumina questa nuova trilogia di Guerre stellari, come Luke Skywalker aveva fatto nella prima. Certo, Il risveglio della Forza tende a nascondere i dettagli sul suo passato (forse anche troppo: il film sacrifica molto alla sua natura seriale), ma è chiaro che i nuovi episodi tracceranno il suo sentiero alla scoperta della Forza: se i prequel narravano una parabola discendente verso il lato oscuro, questa trilogia è impostata come il racconto formativo di un’eroina che costruisce e ridefinisce la sua identità attraverso l’esperienza, l’addestramento e l’incontro con “l’altro da sé”.

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Non è certo un caso che la sua avventura cominci proprio dall’incontro con un elemento estraneo, BB-8, cui seguono Finn, Han Solo, Chewbecca, Maz Kanata, Leia e Poe Dameron. È solo attraverso il contatto con gli altri che Rey può liberarsi dal suo isolamento autoimposto, ma che si è rivelato utile per renderla indipendente, coraggiosa e tenace. Di lei sappiamo ben poco: è cresciuta in quella scatola di sabbia che è Jakku, dove si guadagna da vivere depredando i rottami della guerra tra la Nuova Repubblica e il Primo Ordine, che vende per misere razioni di cibo. I suoi misteriosi genitori l’hanno abbandonata sul pianeta desertico all’età di 5 anni, e per buona parte del film è convinta che prima o poi torneranno da lei. Il suo cognome è sconosciuto (scelta precisa di Abrams), ma la sua discendenza potrebbe essere molto prestigiosa… perché, insomma, chi è realmente la nostra eroina? La teoria iniziale faceva riferimento alle storie dell’universo espanso: molti fan erano convinti che Rey fosse la sorella gemella di Kylo Ren (Adam Driver), proprio come Jaina e Jacen Solo nei romanzi di Star Wars Legends, ma la visione del film ha smentito questa teoria. Sembra proprio che Leia e Han abbiano avuto un unico figlio, anche se Kylo Ren è consapevole dell’esistenza di Rey, e durante lo scontro risolutivo le dice chiaramente che «Ora rimaniamo solo io e te».

Esiste quindi una sorta di familiarità tra i due, ed è inevitabile chiedersi se non nasca da un effettvo legame di sangue; d’altra parte, entrambi padroneggiano la Forza, e la loro sorte pare segnata da un cammino di luce o di oscurità. Questo ci porta all’ipotesi più accreditata: Rey è la figlia di Luke Skywalker. Sembra banale, ma è anche la teoria più verosimile, poiché spiegherebbe la sopracitata “familiarità” tra la ragazza e Kylo Ren (i due sarebbero cugini) e anche la sua padronanza della Forza, che scorre possente nelle vene della famiglia Skywalker. Inoltre, non dimentichiamo che Maz Kanata vuole che sia lei a ricevere la spada laser di Anakin, come se fosse un’eredità da tramandarsi nella linea di sangue degli Skywalker. Più precisamente, è la spada che chiama Rey attraverso la Forza. Poi, nel finale, la ragazza si trova faccia a faccia con Luke e gli porge la spada, ma lui si limita a scrutarla intensamente. Suona come un passaggio di consegne: Luke non prende la spada laser, poiché ormai appartiene a sua figlia. È vero, sappiamo che i Jedi teoricamente non potrebbero avere figli, ma questo non significa nulla… anche Anakin era un Jedi, e ciononostante ha avuto due gemelli. Inoltre, il consiglio dei Cavalieri Jedi non esiste più, quindi Luke non deve necessariamente attenersi alle sue imposizioni (a meno che non sia un fanatico del codice). C’è anche la possibilità che Rey discenda da un altro Jedi, ma in tal caso si perderebbe il senso di continuità.

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Ciò che importa, comunque, è che lei abbia abbracciato il ruolo di nuova eroina della saga, e questa consapevolezza emerge da una scena iconica: quella in cui, dopo l’onorevole sconfitta di Finn, la ragazza attira a sé la spada laser e la brandisce per la prima volta, affrontando Kylo Ren in un drammatico faccia a faccia. La sua presa di coscienza è tutta in quell’inquadratura, che riecheggia nella mente dei fan come l’accettazione di un antico retaggio (e istituisce un’ideale simmetria con l’omicidio di Han Solo per mano di suo figlio: in quella scena Kylo Ren sembra toccare il punto di non ritorno, accogliendo definitivamente il lato oscuro).

In effetti, Rey e Kylo Ren paiono destinati a rappresentare un marcato dualismo tra bene e male, luce e oscurità, incarnando l’una la spinta verso la pace, la giustizia e l’equilibrio, e l’altro la degenerazione febbricitante verso l’odio, la rabbia e la brama di potere. Non sappiamo come evolverà questo conflitto, ma possiamo immaginare che Episodio VIII si focalizzerà almeno in parte sulla formazione di Rey per diventare una Jedi, e sul suo rapporto con Luke Skywalker in quanto mentore… e padre, forse. Curiosamente, il percorso della ragazza non è così diverso da quello dello stesso Luke: il primo film è stato il capitolo della scoperta, il secondo è stato quello dell’addestramento, il terzo quello della risoluzione.
Prologo, svolgimento ed epilogo.
Rey ha appena vissuto l’inizio della sua storia, ma davanti a lei c’è un futuro sfolgorante.

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