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Su MUBI, un film in streaming al giorno: Carcasses di Denis Côté

Pubblicato il 13 gennaio 2014 di Valentina Torlaschi

Per gli appassionati di cinema d’autore, dei film indipendenti, dei grandi classici del passato ma anche di quei titoli spesso al confine tra documentario e video-arte passati solo dai circuiti dei festival e poi irrecuperabili, MUBI è una piccola scatola magica da cui pescare ogni giorno. Se a livello internazionale, questo portale di streaming è un punto di rifermento importante per i cinefili ed è riuscito a costruire una vera e propria community online, in Italia la piattaforma è stata rilanciata lo scorso settembre con una nuova struttura di fruizione: al costo di 4,99 euro al mese (ma ci sono anche formule di abbonamento più convenienti per periodi più prolungati) l’utente ha accesso a 30 film al mese, con un nuovo titolo che ogni giorno va a sostituire quello più datato.

In questo periodo, inoltre, se invitati da un amico già iscritto a MUBI, è possibili provare il servizio gratuitamente per 1 mese. Bene, noi è qualche giorno ci siamo buttati e, se settimana scorsa abbiamo visto due classici come Quell’incerto sentimento di Lubitsch e Il monello di Chaplin, oggi è la volta di un autore contemporaneo: per l’esattezza Denis Côté con il suo Carcasses.

Per chi frequenta i Festival europei, soprattutto Locarno dove si è fatto conoscere, Denis Côté è un nome noto e apprezzato; per gli altri sarà un perfetto sconosciuto in quanto nessuno dei suoi film è mai stato distribuito in Italia. Classe 1973, proveniente dal Quebec, è un regista a cui va riconosciuta subito una forte sperimentazione e ricerca stilistica. Ha realizzato in tutto 8 lungometraggi: personalmente ne ho intercettati e visti la metà e, al di là di qualche forzatura autoriale-festivaliera da silenzi dilatati e personaggi marginali, il suo cinema è in grado sempre di suscitare un bell’interesse. Siamo davanti a un’autore che costruisce immagini sofisticate e che spesso riesce a costruire metafore visive belle ed azzeccate per raccontare la sua terra. In Elle veut le chaos (2008) – che personalmente trovo il suo film più bello – ha messo in scena un western moderno, in bianco e nero, ambientato in un angolo remoto che il mondo ha come dimenticato, così come dimenticati da tutti si sentono i protagonisti: un’essenza periferica e un’identità sfuggente che sembra rimandare a quella dello stesso Quebec.

Su Mubi abbiamo visto, in versione originale francese con sottotitoli in inglese, Carcasses: pellicola a cavallo tra documentario e fiction del 2009 che era stata presentata anche al Festival di Cannes, nella sezione collaterale della Quinzaine des Réalisateurs. Il film, quarto della sua carriera, immortala la vita quotidiana, banale e assurda insieme, di un anziano signore che gestisce una sorta di “cimitero di automobili” a St-Amable, cittadina a una quarantina di chilometri da Montreal. Ci troviamo di fronte a un personaggio stravagante, non allineato con le regole società del consumo e del benessere, la cui massima gioia è comprare e vendere vecchi pezzi d’automobili per soddisfare i propri clienti. Un uomo che vive in un’enorme casa-discarica ma che paradossalmente mantiene un’eleganza dei modi e del comportamento unici. Così come molto “pulito” e rigoroso è lo stile di regia che non usa camera a mano o inquadrature sporche ma cerca sempre un’immagine fissa e ricercata nelle simmetrie, luci e colori.

C’è da dire tuttavia che, esaurita la novità dopo una prima incursione in questo microcosmo così particolare e in questo personaggio così marginale, la storia procede annaspando, il ritmo dilatato si fa pesante e l’arrivo di altri personaggi “marginali” come un gruppo di ragazzi down è pretestuosa e fastidiosa. Insomma, da Denis Côté ci si aspettava di più.