PUNTO 10

Bravi! Non solo avete colto il riferimento ma vi siete anche ricordati quale fosse la risposta corretta da dare. Avete superato la prova e conquistato la CHIAVE DI GIADA!
Ora parliamo del film e dei suoi riferimenti culturali.

Facciamo una premessa, nel film c’è veramente di tutto e in una quantità tale che solo una visione su Blu-Ray, con tanto di fermo immagine fotogramma per fotogramma, permetterà un giorno di catalogare tutti i riferimenti presenti. Centinaia e centinaia di personaggi, veicoli, ambientazioni, loghi, magliette, poster, volantini, gadget tecnologici, affollano ogni immagine della pellicola, creando un vero o proprio tappeto pop che vi accompagnerà dall’inizio alle fine della storia.
Coglierli tutti non è importante per fruire il film, che resta un’opera di grande intrattenimento al suo primo livello di lettura e di grandiosa sperimentazione, al suo livello più profondo, ma è quasi ovvio dire che avere una buona infarinatura della mitologia su cui prima Cline, e poi Spielberg si sono basati per creare la loro storia, vi farà godere parecchio di più. Adesso, visto che non volete spoiler, non mi addentrerò nel segnalarvi la presenza di questo o quel personaggio o elemento, vi basti sapere che sarà una sfida per voi trovarli tutti e che taluni sono oscuri e deliziosi.
Ma non è solo questo. Perché il film non si limita a sbattere sullo schermo dei pupazzi ma gioca anche in maniera più sottile con le riprese, il tono di certe scene e gli effetti sonori. Tanti sono i rimandi nelle inquadrature alla cinematografia degli ultimi due secoli (con una particolare predilezione per la filmografia di John Hughes e l’auocitazionismo spielbergiano) e ancora di più i riferimenti impliciti. Un processo di post-post-modernismo assoluto che mette tutto in un frullatore alimentato a plutonio (rubato ai libici, ovviamente) e sminuzza alla massima velocità possibile per l’occhio umano, in un assalto ai sensi che non lascia tregua. Sul serio, Ready Player One è una roba che fa apparire lo Scott Pilgrim vs. the World di Wright come un film moderato. La cosa bella, però, è che Spielberg fa tutto questo con naturalezza, senza mai risultare artefatto. Omaggia quello che deve omaggiare e nelle giusta maniera, ma non indugia mai per compiacere e trascendere nella pornografia porno-nerdica. Riesce, insomma, a gestire questo soverchiante calderone di citazioni in maniera elegante e personale, trasformandolo in qualcosa di diverso e nuovo.

Solo lui ci poteva riuscire. Solo lui c’è riuscito.
Andate all’END GAME.