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“Rende il possessore capace di rubare, controllare, manipolare o alterare le anime di vivi e morti.”

Per far funzionare davvero un film non sono solo i protagonisti, gli “eroi”, a dover esser ben caratterizzati, ma anche le loro nemesi, i “cattivi”. E se c’era un aspetto su cui i film Marvel continuavano a fallire, era proprio questo. Tutta l’attenzione era sempre volta all’introduzione del personaggio principale o allo sviluppo della sua continuity e poco spazio veniva riservato al creare un antagonista di pregio. Nemmeno nei secondi e terzi capitoli dei vari franchise le cose andavano molto meglio, anche se qualche eccezione c’era (penso al Redford del secondo Captain America, per esempio, o al contestatissimo Mandarino del terzo Iron Man, ma anche a Ego, il cattivaccio del secondo capitolo dei Guardiani della Galassia). In generale però, si poteva tranquillamente affermare che i cattivi erano il tallone d’Achille delle produzioni Marvel Studio. Cosa che condizionava seriamente la tenuta dei vari film perché, senza una minaccia credibile e carismatica, l’intero impianto drammatico si faceva fragile e poco significativo. 
Tutto questo è storia antica in Avengers: Infinity War che non solo porta a schermo, finalmente, un grande antagonista, ma che fa di quell’antagonista l’anima stessa del film.
Si potrebbe dire che Thanos è il Darth Vader della Marvel ma, in realtà, è molto di più. Perché se l’oscuro signore dei Sith ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano nelle storie concepite da George Lucas, non è mai andato oltre il ruolo di antagonista. Antagonista di lusso, sia chiaro, ma sempre antagonista e basta, destinato a essere sconfitto da Luke e soci, gli eroi.
Thanos, invece, è il protagonista assoluto di Avengers: Infinity War. Sì, esatto, il film che dovrebbe essere la celebrazione di tutti gli eroi Marvel riuniti, è invece il film tutto incentrato su un cattivone. Anzi, sul cattivone per eccellenza, il titano innamorato della morte. Un personaggio complesso e dalla psicologia per nulla banale già nei fumetti, che aveva bisogno di spazio per emergere sullo schermo cinematografico. E di spazio, i Russo gliene hanno dato. E hanno dato scrittura. E scene madri. E, soprattutto, gli hanno dato un grandioso Josh Brolin ad interpretarlo.
E così, quello che era un non troppo convincente motore immobile degli eventi, utile giusto per le scenette dopo i titoli di coda dei vari capitolo precedenti, in Avengers: Infinity War assurge al ruolo di mattatore assoluto, andando a riempire quella tessera fondamentale che era sempre mancata al grande arazzo dell’universo Marvel cinematografico.
Thanos è il cuore, l’anima e lo spirito di questo film e la prima, grande, icona che i MS consegnano all’eternità del medium cinematografico.