L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
“Consente di avere il controllo totale del passato, del presente del futuro. Permette di viaggiare nel tempo, far invecchiare o ringiovanire, piegare il tempo rallentandolo o velocizzandolo e può essere usata come arma, intrappolando i nemici o interi universi in loop temporali. Nel suo pieno potenziale dona l’onniscienza.”

Avengers: Infinity War è un film tremendamente lungo: due ore e quaranta minuti di supereroi che fanno cose da supereroi e basta. Una prova sfinente per quelli che, magari, non apprezzano più di tanto le storie di personaggi in tutina. Eppure, la pellicola non pesa e riesce ad esaltare l’appassionato senza annoiare lo spettatore casual.
Le cose da vedere sono tante, tanti sono gli scenari e tantissimi i personaggi messi in campo.
E proprio i personaggi sono la chiave di volta per rendere il tutto sopportabile. Perché per quanto ogni franchise Marvel ha al suo interno degli aspetti ironici e divertenti, alcuni protagonisti sono più seri di altri, alcuni sono più eroici, alcuni più tormentati, alcuni più romantici, alcuni più stupidi (sì, Star-Lord, parlo di te). Spostando l’attenzione dello spettatore da un gruppo di character all’altro, cambia il tono del film e cambiando il tono del film, cambiano il ritmo e le sensazioni che la pellicola è capace di generare. E il tempo, vola.
Sotto questo aspetto, l’approccio degli sceneggiatori e dei registi è stato nientemeno che mirabile perché sono riusciti a mettere pienamente a frutto l’incredibile ricchezza di risorse e la mole di materiale che avevano a loro disposizione, non lasciandosi schiacciare da essa ma usandola, invece, nella maniera più intelligente e sensata.
Tutti hanno un loro spazio e quello spazio è funzionale a un aspetto del film che procede con un ritmo così spedito e sicuro che, quando la faccenda si conclude, se ne vorrebbe avere ancora.