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Sì, esiste un quarto Indiana Jones. Ma è così deludente che vogliamo far finta che non esista.

E visto che stiamo parlando di cose brutte, affrontiamo il discorso di quello che in Ready Player One non funziona (ribadendo che la pellicola è, complessivamente, eccezionale).
Prima di tutto, il cast non ha quelle facce accattivanti che Spielberg è stato sempre bravissimo a individuare tra le nuove leve attoriali. Questo riduce un poco l’empatia complessiva. Aggiungo poi che se mi vuoi rappresentare una ragazza con un qualche tratto repellente (tipo una orrenda voglia sul volto), non puoi scritturare una bellezza e poi fargli solamente una discreta macchia sull’occhio che quasi sembra un tatuaggio di quelli fighi. Altro problema abbastanza avvertibile è la differenza di intensità tra il mondo reale e quello virtuale. L’obiezione viene anche portata in scena (“il mondo reale è lento e poco brillante” dice, grossomodo, uno dei personaggi) ma questo si riflette anche sulla pellicola. Le parti in real life sono molto meno interessanti che quelle dentro Oasis.
Infine, per quanto il film sia lungo e il ritmo sostenuto, qualche momento morto, c’è. Specie nella parte centrale, specie nella parte centrale e nel mondo reale. Infine, Spielberg e i controfinale. É un difetto che si porta dietro da qualche anno e che non sembra riuscire a togliersi: il film finisce sempre una o due scene dopo quella che sarebbe dovuta essere la sua più logica e soddisfacente conclusione. Piccoli dettagli comunque, assolutamente non inficianti nel giudizio complessivo di questo film meraviglioso.