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Di Michele Monteleone

Per festeggiare i primi tre anni di Netflix in Italia ScreenWEEK.it omaggia i successi e le grandi produzioni del colosso americano dell’intrattenimento in streaming. Come potete vedere, in questo speciale molti di noi autori hanno avuto il compito di raccontarvi dei grandi successi, delle migliori serie e film che hanno caratterizzato l’ingresso di Netflix in Italia. Invece a me è toccato il compito di parlarvi del peggio del peggio. A parte che è evidente che ho fatto uno sgarbo a qualcuno, o che ho parlato troppo della mia passione per il trash più spinto, è certo vero che non sempre Netflix ha fatto centro. Tra grosse produzioni che non sono arrivate alla distribuzione cinematografiche, film scartati dagli stessi produttori e prodotti di dubbio gusto, i flop sulla piattaforma sono parecchi. Molto spesso si parla di come la superproduzione del canale sia uno dei mezzi con cui si mantengono gli abbonati ed è chiaro che più si produce e più è facile che qualcosa sfugga al controllo, che la qualità cali e si incappi in qualche scivolone. Quindi ecco a voi le dieci peggiori serie e film prodotte da Netflix.

AVVERTENZA: le descrizioni delle serie annoverate in questo decalogo dell’infamia, contengono spoiler e il motivo è semplice, se volete ancora vederle dopo che sono state annoverate nel peggio di Netflix, allora siete matti!

10. Annientamento

Produzione tratta da un romanzo e direi anche un signor romanzo. La trilogia dell’Area X, scritta da Jeff VanderMeer, è probabilmente tra gli esempi più fulgidi della nuova ondata weird che ha ridato slancio a un genere, la fantascienza, che negli anni è mutato trovando proprio nella sua duttilità il segreto di una longevità e di una popolarità senza pari. Alla regia Alex Garland, un grande sceneggiatore che ha rivoluzionato il genere horror con 28 Giorni Dopo e che, passato alla regia, ha fatto il pieno di consensi con il suo Ex Machina. Sembra che le stelle siano allineate per un grande successo. E invece, il film che doveva uscire nelle sale, non trova una distribuzione e viene acquistato da Netflix, si vocifera che il motivo sia che il film e troppo complesso. Nell’intimo della mia stanza, davanti al pc annuisco, chiunque abbia letto e amato i libri di VanderMeer sa che è una storia quasi impossibile da trasporre. E infatti il film comprime tanto la materia a disposizione da diventare confusionario e poi si prende la libertà di allungarsi su un finale alternativo al romanzo che cerchi di chiudere la vicenda che, nel primo libro della serie, veniva semplicemente introdotta. Ed è soprattutto il finale, oltre a discutibili scelte nella messa in scena (la CGI scadente, scenografie che spesso danno la sensazione che si sia andati al risparmio), che mostra più il fianco dimostrando pretese di grandezza e profondità che invece risultano solo in ulteriore confusione. Sembra tanto che Garland miri a Solaris, ma si bruci nel tragitto.

9. Death Note

L’adattamento di uno dei manga più conosciuti e di successo degli ultimi anni. Il Death Note è un quaderno dai poteri soprannaturali in grado di uccidere chiunque semplicemente segnandone il nome sulle sue pagine. La storia segue le vicende di Light, studente delle superiori, che viene in possesso del quaderno gettato dal mondo dei demoni sulla Terra dal demone Ryuk. Inserisco il titolo nella lista perché effettivamente la sceneggiatura è sconnessa e approssimativa, spesso risulta eccessivamente affrettato il ritmo e manca di un miglio i caratteri dei due protagonisti originali (non sono un intollerante verso le modifiche agli originali, ma in questo caso la sostituzione finisce per rovinarne lo spirito). Eppure devo dire che invece non mi sono per nulla dispiaciute le scelte registiche e la fotografia plumbea con cui Adam Wingard ha caratterizzato la pellicola. Ora lo so che voi piccoli fanboy avete tutti scritto, nella vostra personale copia del Death Note, il nome del regista americano, ma se solo riusciste a fare un passetto indietro rispetto allo scempio che è stato fatto della storia, magari potreste apprezzarne il valore tecnico. Tra l’altro se non vi fidate di me, potete recuperare i suoi You’re Next, The Guest o gli episodi che ha girato per la serie V/H/S. Ma capisco che effettivamente un posto in questa classifica finisce ugualmente per meritarselo.

8. Mute

Mute è un classico Noir ambientato in una Berlino cyberpunk (ma tranquilli non ve ne accorgerete nemmeno) del 2052 (tranquilli, anche questo è un dettaglio del tutto accessorio), che ha come protagonista Leo Beiler un barista muto che cerca Naadirah, la sua ragazza scomparsa nel nulla in circostanze misteriose. Sebbene il film sia basso nella mia personale classifica dei flop di Netflix, forse è il primo per quanto riguarda la cocente delusione che mi ha dato. Infatti dietro la macchina da presa c’è Duncan Jones che dopo il bellissimo Moon e il piacevole Source Code, tornava alla fantascienza dopo aver girato quell’orrore cosmico che era il film di Warcraft. Purtroppo però il lungometraggio si rivela davvero luuungo, due ore che scorrono lente come fossero il doppio, in ambienti che sono evidentemente gli avanzi di magazzino della serie che segue in classifica Mute e soprattutto con una storia che non giustifica mai in nessun modo la sua appartenenza al genere fantascientifico. È vero, spesso la fantascienza è un pretesto per parlare del mondo contemporaneo, ma perlomeno questa dovrebbe essere sfruttata nei suoi meccanismi di genere, mentre vi assicuro che se Mute può essere riscritto ambientandolo in qualunque altro contesto con la funzione Trova e Sostituisci di Word cambiando appena un paio di termini sulla sceneggiatura. Sono molto triste per questo ulteriore buco nell’acqua di Duncan Jones, spero si riprenda presto.

7. Frontiera

La serie, ambientata nel 1700, segue la storia di Declan Harp, un fuorilegge per metà irlandese e metà nativo americano che cerca di combattere il monopolio della Compagnia della baia di Hudson nel commercio del pellame in Canada. La serie poggia sulle possenti spalle di Jason Momoa di cui tutti ricordiamo i pettorali, grossi come cartoni della pizza, in Game of Thrones, dove interpretava Khal Drogo, ma che qui ha un grosso problema. Riesce raramente a trovare un pretesto per levare la maglietta. E la cosa pesa, soprattutto perché inizi a guardargli la faccia e scopri che ha una gamma di espressioni che oscilla tra: sorrisino paraculo e imbruttita. Il che va benissimo se lo cali in una parte super action in cui la sua fisicità conta più della recitazione, ma diventa un po’ un problema quando deve tenere desta l’attenzione in una storia con un plot complesso (spesso inutilmente) in cui dovrebbe essere istrionico come Tom Hardy in Taboo e invece finisce per fare la figura del bamboccione. Grossa occasione sprecata anche in questo caso, casting toppato alla grande e scrittura di basso livello sprecano un buona messa in scena e uno spunto interessante.

6. Cloverfield Paradox

Il segreto dell’universo di Cloverfield è aggiungere “Cloverfield” ad ogni cosa. Nel caso del film in questione, la stazione spaziale Cloverfield sta testando l’ultima speranza della Terra di ottenere energia illimitata e pulita. Secondo alcuni però c’è il pericolo che la macchina produca il Paradosso di Cloverfield danneggiando lo spaziotempo e creando un portale tra universi paralleli. Cosa che naturalmente accade dando il via alla sagra del riciclo, infilando in un paio di ore tutti i cliché sul genere e cercando vanamente di creare una connessione con la saga (che non è mai stata una saga) di Cloverfield. Il film è il più fulgido esempio di quanto spesso il passaggio di una produzione dalla grande sala a Netflix non sia un buon segnale per la qualità dello stesso. Detto questo sia il primo Cloverfield che il secondo, 10 Cloverfield Lane, sono degli ottimi film, e non vedere questo brutto terzo capitolo (ancora una volta, sta storia dei seguiti non ha senso, sono film a caso che si chiamano Cloverfield), non ne comprometterà minimamente la visione. Anzi, lasciatevi un bel ricordo della saga (non è una saga).

5. Tredici

Basata sul romanzo 13, scritto da Jay Asher, la serie racconta la storia di una ragazza, Hannah Baker, vittima di bullismo che decide di suicidarsi e di inviare ai suoi “carnefici” tredici cassette in cui spiega le ragioni del suo gesto. Lo so, molti di voi a vedere Tredici in questa classifica hanno alzato gli occhi al cielo, ma: la classifica e mia e me la gestisco io e se davvero vi è piaciuta Tredici, dovete rianalizzare le vostre scelte di vita. Infatti il problema principale della serie non è tanto la messa in scena, il casting, la recitazione o la regia, il problema di Tredici è che manca di miglia il bersaglio che si era prefissata di colpire. Infatti Hannah, che dovrebbe incarnare l’essenza della vittima, finisce per diventare il peggiore dei carnefici, compie scelte morali alquanto discutibili e soprattutto fa passare un brutto quarto d’ora proprio al ragazzo che più di tutti l’aveva amata. E sarebbe anche una perfetta rappresentazione della cattiveria e dell’incoerenza degli adolescenti se non fosse che la sceneggiatura non sconfessa mai la presunta bontà della protagonista. Se questo non bastasse a tenervi alla larga da Tredici, posso dirvi che l’idiozia suprema avviene nelle ultime puntate, dopo che le cassette di Hannah hanno mandato in crisi dodici persone le quali hanno colpe che vanno dall’averle attraversato la strada a essersi dimenticate di salutarla, la ragazza confessa di essere vittima di uno stupratore seriale. Praticamente undici puntate dedicate al sottile confine tra bullo e bullizzato spazzate via da una specie di mostro senza nessuna sfaccettatura che sarebbe davvero dovuto essere l’unico a ricevere, non una cassetta, ma la visita della polizia.

4. Gipsy

Ho visto tutte le serie e i film presenti in questa lista, ma il podio dell’infamia va a Gipsy, serie con protagonista Naomi Watts (una delle mie attrici preferite) che però non è riuscita a tenermi sveglia per neanche un intero episodio. Ci ho provato almeno quattro volte, di cui una alle 11 di mattina dopo un paio di caffè. La noia è davvero la colpa primigenia di Gipsy. Non sprecherò altro tempo a parlarvene, ma se per caso qualcuno di voi è riuscito ad andare avanti… mi mandi la marca di caffè che ha usato, deve essere roba davvero potente!

3. Disjointed

Se questa classifica riguardasse i migliori attori nel peggior ruolo possibile, Disjointed vincerebbe la palma d’oro. Infatti vedere un’attrice del calibro di Kathy Bates vestire i panni di una Hippie fuori tempo massimo alle prese con il suo negozio di marijuana legale, è quasi doloroso. La comedy si inserisce nel filone delle più becere produzioni CBS e le supera tutte a destra, suonando anche forte il clacson. Gli attori sono tutti in overacting, caricaturali, esagerati, grotteschi e mai nel modo giusto. Le battute vanno dallo stereotipo più bieco del “fattone” a volgari (ma non troppo, non riuscendo neanche ad essere così dissacrante) battute a sfondo sessuale. Per chiudere il tutto in un orribile fiocco, la serie tenta anche di inserire una maldestra sfumatura drama con la figura della guardia giurata che soffre della sindrome PTSD per colpa del suo servizio in Iraq. Mentre le precedenti posizioni in classifica sono solamente brutte, con Disjoined piombiamo nel regno dell’imbarazzo empatico. La serie perfetta da consigliare a qualcuno che vi sta antipatico

2 e 1. Iron Fist

Non bastava uno solo dei posti in classifica per una cose più brutte apparse su uno schermo tv. Le serie Netflix dedicate all’universo Marvel avevano avuto uno splendido inizio con un bella prima stagione di Daredevil, sono proseguite nella noia più totale con la serie dedicata a Jessica Jones (che parevano due per quanto avevano allungato il brodo di una trama esilissima), culminate con l’imbarazzo delle scelte registiche al risparmio di Luke Cage (di cui continuo a salvare solo la colonna sonora) e hanno trovato il loro indiscusso campione in Iron Coso. Una messa in scena che strappa dalle dita l’appellativo di “povera”, una trama che va avanti arrancando dal primo episodio fino all’ultimo, con personaggi di contorno che continuano a cambiare schieramento senza che la sceneggiatura ne giustifichi realmente il voltafaccia e degli stunt e coreografie per lo più ridicole, sono il segno distintivo della serie. La semplice idea di scegliere, per il ruolo di un maestro delle arti marziali, un attore che evidentemente non sa riconoscere il piede destro dal sinistro, merita un premio di qualche genere. Il mio premio invece l’ho vinto davvero quando hanno sospeso la serie, infatti, per lo stesso motivo per cui mi sono beccato l’articolo sui peggiori film e serie di Netflix, ogni anno il capo supremo di ScreenWEEK.it, mi propone di parlare di Iron Fist. Ma questa è stata l’ultima volta. Se vi va di leggere la prima dove mi divertivo (moderatamente) a dirvi quanto fa schifo nel dettaglio, controllate anche questo episodio della mia rubrica settimanale, StreamWeek.

Siamo arrivati in fondo, letteralmente. Spero non vi sia piaciuto nulla, altrimenti dobbiamo menarci (ma solo male come in Iron Bimbo). Vi invito tutti a NON recuperare nessuno dei film e delle serie qui sopra, ma invece ad esplorare il catalogo di Netflix che è pieno di gemme nascoste. Sono anche sicuro che qualcuno più fortunato avrà scritto un lungo pezzo sul meglio di Netflix, quindi mi ritiro nel mio angolo buio a provare rancore verso di lui e a ripassare nella mente tutte le brutte cose che mi è capitato di vedere in questi ultimi tre anni.