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MOONRAKER

1979.
Londra. 
Primi giorni di Agosto.
Christopher Nolan ha nove anni e si trova in un cinema in centro. Ce lo ha portato il padre, un inglese che fa il pubblicitario in un’agenzia della capitale dell’Impero Britannico mentre la madre è via: lei è americana e a casa manca spesso perché fa l’assistente di volo. Christopher vive tra Londra e la città di Evanstone, nell’Illinois, USA. Ha due fratelli, uno maggiore (Matthew) e uno minore (Jonathan). Il film che sta vedendo è Moonraker, undicesima pellicola ufficiale dell’agente segreto 007, la quarta in cui a interpretare James Bond c’è Roger Moore. Non è uno dei migliori Bond mai girati, bisogna ammetterlo, ma uno di quelli di maggior successo commerciale. A Christopher Nolan, come a qualsiasi altro ragazzino inglese di quegli anni, piace parecchio. Prima di tutto perché è un film di James Bond e tutti in Inghilterra (ma anche nel mondo), amano James Bond, e poi perché non è solamente un film di Bond: Moonraker, infatti, per intercettare la mania di Star Wars che in quegli anni sta impazzando, ha dentro parecchi temi fantascientifici e, soprattutto, ha tante scene nello spazio, con i razzi, le stazioni e tutto il resto. A Christopher (che ha visto il capolavoro di Lucas da poco e in cui si è accesa la voglia di diventare un regista) quel mix tra eleganza, azione e scienza, fa semplicemente impazzire.

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