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Yoroi Shin Den Samurai Troopers: i nuovi Cinque Samurai? Al momento sono dei gran bastardi

(E non stanno neanche troppo bene).

Pubblicato il 08 gennaio 2026 di DocManhattan

Sì, i Cinque Samurai sono tornati. O meglio, è tornato il mondo de I Cinque Samurai, in un sequel ambientato 35 anni dopo le avventure di Ryo del fuoco, Sami della luce e gli altri. La nuova serie anime, Yoroi Shin Den Samurai Troopers, è partita il 6 gennaio in Giappone ed è arrivata lo stesso giorno in simulcast da noi, in lingua originale sottotitolata, sul canale AnimeGeneration di Prime Video, con il chilometrico titolo di Samurai Troopers – I Cinque Samurai – La nuova leggenda delle armature. Stando al comunicato di ieri, l’anime dovrebbe essere disponibile inoltre anche su Crunchyroll. Ma com’è questo primo episodio? Spiazzante, per diversi motivi. Alcuni positivi, altri non ancora sostanzialmente definibili. Ma prima di continuare, facciamo una cosa: se siete tra quelli che s’incazzano quando leggono di sequel e reboot di serie classiche (questo è un sequel, ripetiamolo), e non vi va proprio di separare ieri e oggi, di tener presente che qualunque cosa nuova esca non è che vi cancella mica il bel tempo trascorso nei primi anni 90 davanti alla TV o a giocare con i pupazzetti Gig muniti di “pugni d’acciaio”, lasciate perdere. La vita è breve: ecco, se proprio dovete, magari incazzatevi per le cose serie, non per questa bufala dei sequel e remake che vi “rovinano l’infanzia”. E amici come prima. Per chi è ancora con me, invece, andiamo.

TUTTA UNA QUESTIONE POLITICA

Dicevamo: sono passati 35 anni e i demoni hanno deciso di tornare a rompere le scatole, e soprattutto scassare Shinjuku, nella Tokyo di oggi. Qui tocca parlare un po’ della trama di questo primo episodio, perché altrimenti è impossibile capire cos’ha di diverso la nuova ambientazione. Ma tanto è solo il prologo, e il corso degli eventi è piuttosto scritto: vedrete tra un attimo perché. Nasti Yagyu, che ai tempi conoscevamo da noi come Ambra Yang, non è più una ragazzina, ma una risoluta leader a capo della DST, la Defense Special cases Task-force, che esiste da molti anni allo scopo proprio di fornire una linea di difesa nel caso tornino le forze del male.

In giro per la città ci sono ovunque poster e volantini con i Cinque Samurai classici, su cui sono stati però sovrapposti i volti dei nuovi ragazzi. Un nuovo gruppo di quindicenni, l’unica fascia di età compatibile con le undergear (protoarmature) e quindi con le armature vere e proprie da samurai, viene spiegato. Viene chiarito anche che tutto questo carrozzone statale è un potente strumento per il “partito del Sol Levante” al potere. I Samurai Troopers di oggi, insomma, sono prima di ogni altra cosa materiale da propaganda.

I Cinque Samurai sequel 2026 recensione episodio 1

E ok. Ma quando vediamo in azione questi nuovi samurai, con nomi come Wataru della Vampa, Takeru dell’Ascensione e Manabu del Chiaro di luna, ci accorgiamo subito che qualcosa non quadra. Questi tizi, fatta eccezione per il più mingherlino, Musashi della Cascata (quello con i capelli turchini di Karin di DNA²), NON sono quelli mostrati nei trailer e nelle immagini promozionali di questa nuova serie. Non è tutto. I quattro sono dei gran bastardi, a cui di combattere per il bene non frega assolutamente nulla. Prima della fine dell’episodio, il loro status cambia… uhm, radicalmente, e viene introdotto quello che sappiamo diventerà il “rosso” della squadra, di capelli come di armatura, Gai. Ovvero l’equivalente odierno di Ryo.

Questo primo episodio è caratterizzato inoltre da un livello di violenza altissimo, con fiumi di sangue e tanti poveri passanti fatti alla Julienne, ma ha anche delle componenti bizzarre, come questa fissazione per le canzoncine e alcuni momenti di comicità slapstick che riguardano sia il fronte dei buoni che quello dei loro antagonisti, i Dieci Prodi di Arago. Un mix che sa molto di serie anime avventurosa odierna, con un livello di animazioni qui ottimo (ma è il primo episodio, e sappiamo come funziona) e dei colori nuovamente brillanti, che sembrano tornati a spuntare un po’ ovunque dopo anni di dominio delle tinte scure. Grazie al cielo, lo posso dire?

La sigla finale, che mostra quello che sarà il quintetto definitivo dei nuovi Cinque Samurai, azzarda perfino degli accostamenti fluo per evidenziare le nuove armature. Prima di chiudersi con quel lancio degli elmi che strizza entrambi gli occhi alla nostalgia.

Non riesco bene a inquadrare ancora il tutto, ma sono curioso, devo dirlo.

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