A 10 anni dalla sua uscita, Il Risveglio della Forza non smette di essere uno dei momenti più controversi della storia del cinema, a dir poco. È stato anche uno dei più grandi incassi di sempre, e per molti rappresenta un fallimento artistico, mentre per altri un prototipo di blockbuster moderno fatto e finito. Dove sta la verità?
Il Risveglio della Forza di J. J. Abrams esce in sala in quel finire di 2015. Arriva tre anni dopo che George Lucas ha venduto alla Disney la sua Lucasfilm. Per i soldi? Forse. O forse si era reso conto che tutto era cambiato nel settore, che doveva passare da altro. Questo film, capace di rastrellare 2 miliardi e rotti in sala, record con pochi pari, per molti è stato visto fin da subito come un colossale fallimento. Certo, l’impresa che si era prefisso non era da poco, questo va detto: rimanere dentro il solco ben definito della saga più importante della storia, ma allo stesso tempo riuscire a donare qualcosa di nuovo a un franchise con i fan più tossici di ogni tempo. Secondo molti, né a Katherine Kennedy, né alla Disney in generale, interessava veramente conquistare il fandom.
E quindi ecco il trailer. Pensiamo che Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher e i loro vecchi personaggi torneranno, anzi no, eccoli messi in un angolo, fatti fuori, ridimensionati per piazzare i nuovi eroi, studiati scientificamente per il pubblico under 25 moderno. Era il pubblico che aveva decretato il grande successo del MCU, anch’esso comprato dalla Disney nel 2009, con buona pace delle moderne polemiche sull’acquisizione della Warner Bros. dibattuta tra Netflix e Paramount. Il grande, vero peccato originale del capitalismo cinematografico lo abbiamo vissuto in quegli anni e nessuno ha detto niente. Il Risveglio della Forza è stato un prodotto di quella standardizzazione di narrazione e tematiche, e nasce paradossalmente alla fine di un iter produttivo incasinato, contraddittorio.
Michael Arndt, Simon Kingberg… poi però arrivano Lawrence Kasdan e infine lo stesso J. J. Abrams, diventato regista dopo che David Fincher, Matthew Vaughn, Ben Affleck, Jon Favreau, e Guillermo del Toro sono stati valutati o hanno detto “no, grazie”. Non proprio il massimo, a dispetto di quanto Abrams sembrasse ai più perfetto per l’eredità di Lucas. A patto di farlo lavorare come si deve. Ma fatto ancora più importante, nessuno dei produttori, degli sceneggiatori e neppure Abrams, tenne conto dei consigli di George Lucas. Ecco come si è arrivati ad un film che più che fornire una trama logica cerca di “suscitare emozioni”, o almeno questo verrà detto. Emozioni che però non partono mai veramente, perché l’iter narrativo è slegato, sgraziato. Davvero si può pensare che basti una concezione visiva così satura per accontentare il pubblico di Star Wars? Di un universo dalla semantica a dir poco complessa?
Quando arriva per la prima volta nelle sale, quel 16 dicembre del 2015, Il Risveglio della Forza è una sorta di pifferaio magico, ha attirato l’attenzione di chi sogna una galassia lontana lontana. Sono gli stessi che magari avevano liquidato con sufficienza la trilogia prequel, paradossalmente poi rivalutata proprio in virtù non solo del tempo che passa, ma proprio nel confronto con questa nuova trilogia. Il Risveglio della Forza è una copia carbone di Episodio IV, ne ricalca world building e trama. C’è una nuova gigantesca Morte Nera da distruggere, un nuovo supercattivo su un trono, un salvatore (una salvatrice) da un pianeta desertico, un cattivo armato di elmo e spada laser che terrorizza tutto e tutti, un pilota irriverente. Poi ecco l’inversione, con Adam Driver che si rivela diverso da ciò che sembra, ma sarà infatti l’unica nota lieta per molti dentro la saga sequel.
Ma la caratterizzazione dei personaggi ex novo rimane terribile, messa lì senza grazia, e la trama manca di logicità, di novità, è un 2.0 del già visto. La Kennedy e Abrams commettono di fatto un errore fondamentale: pensare che il pubblico di Star Wars sarà solo quello degli under 25. Nossignore. Il 50% almeno sono quelli che da bambini come da adulti collezionano ogni gadget su Jedi e compagnia, e ci hanno cresciuto i figli. A questi devi spiegare come ha fatto l’Impero a sopravvivere, devi dargli una motivazione logica, sul perché c’è questo caos, perché tutto è identico se tutto era cambiato. Il Risveglio della Forza porrà le basi per i problemi degli altri film, a eccezione di Rogue One e della serialità televisiva live action e animata, quella di Dave Filoni (che Star Wars lo conosce davvero) lasciato a briglia sciolta. Il che ci ricorda che la storiella che per i fan di Star Wars tutto è terribile è una balla. La maggioranza di loro è competente, molto competente, come i fan di Tolkien o di Star Trek: non li puoi fregare.
Il pubblico cerca e premia qualcosa di autentico, di personale anche, e questo Il Risveglio della Forza, tutta la nuova trilogia non l’ha mai avuto. Neppure per un istante Il Risveglio della Forza è riuscito a farci pensare di essere qualcosa di diverso da una mera operazione commerciale muscolare e furba. Se persino un attore di razza come Oscar Isaac appare senza potere, senza profondità, allora c’è qualcosa di sbagliato alla base. Un decennio dopo la sentenza è chiara: fin dal primo capitolo questa trilogia non aveva un solo, vero pilastro creativo, un’idea chiara, se non quella che mettere Star Wars sul cartellone sarebbe bastato e il resto sarebbe venuto da sé.