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Spartacus: House of Ashur, il sequel di Spartacus. E sì, pure Ashur dovrebbe essere morto

Su MGM+ il seguito/spin-off figlio di una capriola narrativa spavaldissima.

Pubblicato il 08 dicembre 2025 di DocManhattan

Un sequel intitolato Spartacus: House of Ashur, in cui tanto Spartacus quanto Ashur dovrebbero essere morti. Ma il secondo non lo è. Torna la serie Spartacus, dodici anni dopo, e lo fa grazie a una faccia tosta dal punto di vista delle premesse di livello “Bobby si sveglia nella doccia perché era tutto un sogno”. Una nuova serie da 10 episodi incentrata, come da titolo, su Ashur il siriano (Nick E. Tarabay), che pur essendo stato ucciso nella seconda e penultima stagione di Spartacus, ora è vivo e vegeto. E il perché, nei primi secondi dell’episodio 1 di Spartacus: House of Ashur, ti viene spiegato per essere sicuri due volte di fila. Ma andiamo con ordine.

Spartacus house of ashur recensione

STARZ, COSPLAYER A BASSO COSTO DELLA HBO

Siamo nel 2010. La pay-tv americana Starz lancia Spartacus, un action-drammone-peplum-sandalone storico (storico tra molte virgolette) ambientato nel mondo dei gladiatori, all’alba della rivolta di Spartaco, altrimenti nota come Terza Guerra Servile. Il produttore e creatore della serie è Steven S. DeKnight, e lo scopo per nulla velatamente è quello di seguire la scia del fortunato e bellissimo Rome della HBO (2005-2007). Serie di cui però, al di là del periodo storico, Spartacus riprende solo sesso sfrenato, nudi frontali e violenza super-esplicita, infagottandoli in una CGI pessima, green screen crepuscolari e decine e decine di attacchi al rallentatore, con e senza saltello, che Snyder ha reso popolari con 300. Con una spolverata di bromance maciste e sottotrame sentimentali da Beautiful. Con molta più gente scannata, però.

Ma qualcosa, in quel minestrone tamarro, è magnetico, e Spartacus diventa per tanti, me compreso, un guilty pleasure. Vuoi anche per la presenza di attori in gamba e in palla come John Hannah, Lucy Lawless e uno spiritato Manu Bennett. Alla prima stagione, intitolata Spartacus – Sangue e sabbia (Spartacus: Blood and Sand), segue nel 2011 la miniserie prequel da sei episodi Spartacus – Gli dei dell’arena (Spartacus: Gods of the Arena), dedicata al personaggio di Gannicus. Perché il povero interprete di Spartacus, lo sfortunato Andy Whitfield, si ammala e gli si vuole dare tempo per curarsi. Purtroppo non ce la farà, scomparendo tragicamente all’età di 39 anni.

Nel 2012, infine, vengono trasmesse la seconda e la terza stagione di Spartacus, intitolate Spartacus – La vendetta (Spartacus: Vengeance) e Spartacus – La guerra dei dannati (Spartacus: War of the Damned), con Liam McIntyre al posto di Whitfield. E alla fine della terza, dopo aver perso molti suoi compagni come Gannicus, condannati alla crocifissione, ed esser stato ferito mortalmente dalle lance degli uomini di Crasso, Spartacus, il “portatore di pioggia”, muore. Ashur il traditore, dicevamo, era stato già decapitato (da Naevia) un anno prima, nella stagione 2. E allora cosa ci fa, tredici anni dopo, vivo, vegeto e a capo della scuola di gladiatori di Capua appartenuta a Batiato?

Spartacus house of ashur recensione

SPOILER: MA QUESTA DOVETE PROPRIO LEGGERLA

E veniamo alla premessa acrobatica di cui sopra. Un cartello a video, al secondo 1 del primo episodio di Spartacus: House of Ashur, spiega che nell’Oltretomba Lucrezia (Lucy Lawless) ha mostrato a Ashur come sarebbe stata la sua vita se, invece di morire decollato, avesse aiutato Crasso a uccidere Spartacus, venendo premiato con la proprietà della scuola per gladiatori di Batiato. E per ribadire il concetto, un istante dopo vediamo proprio la scena appena descritta dal cartello: Lucrezia, Ashur, in una fossa che rappresenta l’Oltretomba, e il corso alternativo degli eventi. Ashur, con il suo naso storto e la sua faccia di tolla, ma soprattutto con una testa ancora al suo posto, si ridesta così nel letto insieme a due schiave nude, e alè, toda joia toda beleza. Questa nuova serie sequel/spin-off è un What If? soprannaturale, in pratica. 

Si torna quindi, dopo le sgambate sulle montagne delle stagioni precedenti, a Capua per parlare di arene e gladiatori, traci e mirmilloni, reziari e ludi, complotti politici e tradimenti, ettolitri di vino e colpi mortali che fanno roteare l’avversario al rallentatore per aria come in uno shonen.

ACHILLIA, LA NUOVA RECLUTA

E siccome però, come nei ludi veri, per stupire il pubblico devi sempre puntare più in alto in quanto a improbabile, qui Steven S. DeKnight e colleghi hanno voluto strafare. Senza spoilerarvi troppo, sappiate che nel primo episodio c’è una banda di fratelli nani come gladiatori, e che per contrapporre a questi piccoletti terribili qualcosa di ancora più esotico, Ashur decide di far addestrare una schiava nera ribelle (Tenika Davis) come gladiatrice, dandole il nome di battaglia di Achillia. E se tutto vi sembra materia da film exploitation degli anni 70, be’, non siete andati troppo lontani: La rivolta delle gladiatrici (The Arena, 1974), con Pam Grier, di Steve Carter e (sotto pseudonimo) Joe D’Amato.

Altro di rilevante del secondo dei due episodi usciti al momento: si rivede anche Gannicus, come cadavere special guest ancora appeso alla sua croce, e c’è già il primo evirato, in una scena truculentissima che strapperà al pubblico maschile (e presumo non solo) un Uhhhh di raccapriccio a occhi semichiusi.

La serie è trasmessa da noi, in contemporanea con gli USA, nel pacchetto MGM+, visibile con un abbonamento a parte su Prime Video e Mediaset Infinity. Il primo episodio è però gratuito e non richiede abbonamenti extra.

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