Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio festeggia i vent’anni e non si può dire che sia facile trovare un’uniformità di pareri riguardo al film di Andrew Adamson, che continua a distanza di tanto tempo a dividere. Fu un’avventura cinematografica simbolo di un’epoca di transizione, e per chi la vide in sala, un pezzo di memoria non da nulla.
Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio esce dopo una gestazione lunga, lunghissima. Frank Marshall e Kathleen Kennedy furono i primi a pensare negli anni ’90 a una trasposizione, ma dovettero arrendersi a una tecnologia visiva non ancora all’altezza. Nel 2000 si smosse qualcosa, ma fu solo quando Peter Jackson incantò il mondo con La Compagnia dell’Anello che le major dimostrarono vivo interesse per le opere di C. S. Lewis. Nello stesso anno, uscì anche il primo capitolo della saga di Harry Potter, insomma il fantasy era il genere del momento e la Walden Media e Disney, che si presero i diritti delle opere di Lewis, contattarono registi del calibro di Guillermo del Toro, David Fincher e John Boorman per dirigere il primo capitolo.
Alla fine, toccò a Andrew Adamson, ben visto per ciò che aveva ottenuto con Shrek. La sceneggiatura, complicatissima, fu creata da Adamson, Ann Peacock, Christopher Markus e Stephen McFeely. Furono modificati molti eventi del primo libro, una scelta assolutamente necessaria, che in seguito però sarebbe stata criticata da parte dei fan di Lewis. L’aspetto visivo si collegava fortemente all’arte fiamminga, senza contare il corso preraffaelita e quello vittoriano, che tanto aveva omaggiato il folklore e il mito europeo.
Skandar Keynes, Georgie Henley, William Moseley e Anna Popplewell furono scelti per interpretare i fratelli Pevensie, finiti nel magico mondo di Narnia direttamente dall’Inghilterra posta sotto scacco dall’assalto nazista durante i bombardamenti londinesi. Nella villa del Professor Digory Kirke (Jim Broadbent), finiscono per scoprire un armadio magico, che li porterà dentro quel mondo incantato. Narnia però al momento è sotto il pericolo di finire nelle mani della spietata Jadis, la Strega Bianca (Tilda Swinton), a cui si oppone il fiero leone Aslan (doppiato da Liam Neeson) e pochi altri. James McAvoy, James Cosmo, Ray Winstone e Rupert Everett sono gli altri nomi forti di un cast che arricchì un film dal tono sicuramente più morbido rispetto alla trilogia di Jackson e anche a gran parte della saga di Harry Potter. Oppure no? A ben pensarci, a vent’anni di distanza, forse Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio aveva molto più da offrire rispetto a quanto si pensò ed era molto meno leggero di quanto sembrasse. Il tutto tenendo conto dei suoi, innegabili, difetti.
Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio fu girato in Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Nuova Zelanda. 180 milioni di dollari di budget, ma a causa di problemi legali e di permessi non concessi dai rispettivi Paesi, si andò molto a rilento. C’era anche la necessità di far conoscere tra loro i quattro giovanissimi attori, perché fossero credibili nella loro parte. La sceneggiatura portò a una continua variazione di ritmo, gli eventi si accavallavano in modo spesso frettoloso. In effetti il montaggio fu la parte più problematica. Bisognava evitare a tutti i costi il rating di vietato ai minori, per non intaccare le possibilità commerciali.
L’addetto agli effetti speciali, Jim May, fu coinvolto pesantemente in questa fase, che col senno di poi ammise non era stata gestita al meglio. Enormi salti temporali, accelerazioni, poi rallentamenti, non resero la visione sempre fluida. Ma anche così, Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio è ancora oggi una gioia per gli occhi. I magnifici costumi, trucchi, scenografie, la straordinaria colonna sonora di Harry Gregson-Williams, risplendevano di una luce abbagliante. La sequenza iniziale, il lento penetrare il quel mondo fatato, la scena del sacrificio di Aslan e naturalmente la possente battaglia finale, rimangono tra i momenti di cinema più interessanti ed epici del primo decennio.
800 milioni di dollari di incassi, e la critica fu benevola. Bene, ma non quanto forse ci si aspettava, l’impatto non fu pari alla trilogia di Jackson o la saga di Potter. La verità è che lo stesso universo di Lewis non era popolare né reputato così importante come gli altri due contendenti. Questo a dispetto del suo saperci parlare del culto della personalità, dell’importanza del sacrificio e della crescita personale, con le ben note metafore religiose tipiche di Lewis. Tilda Swinton, ancora oggi, è una villain tra le migliori del genere recente. Ma nell’industry dell’epoca, un prodotto con un target d’età così basso e che strizzava l’occhio palesemente soprattutto al pubblico più religioso, di più non poteva fare. Le cronache di Narnia – Il principe Caspian portò un tono più dark e maturo che però non migliorò la situazione economica, e Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero affossò definitivamente il franchise. Ora starà a Greta Gerwig riprovarci.
Ma quel primo film, rimane uno dei momenti cinematografici più belli dei primi anni 2000, un universo fantasy fatto di luce, bellezza, che forse meritava una cifra autoriale più robusta e meno standardizzata.
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