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Fallout con questa stagione 2 alza ancora di più l’asticella

Su Amazon Prime Video è ripartita la serie TV postapocalittica tratta dalla mitica saga videoludica, tra black humor e satira politica.

Pubblicato il 17 dicembre 2025 di Giulio Zoppello

Fallout 2 non vi deluderà, statene certi. Se la prima stagione ci aveva lasciato a bocca aperta per bontà di scrittura, interpretazioni e ricchezza visiva, questa seconda risolve tante domande, approfondisce temi e personaggi, ma soprattutto sa far divertire. Il tutto mentre ci parla di noi, del nostro mondo, di quanto siamo patetici.

CADONO MASCHERE E CI SI AVVICINA ALLA VERITÀ

Fallout nella prima stagione ci aveva fatto conoscere questo mondo distrutto, desertico, questa Terra alternativa, un po’ un mix tra anni ’50 e steampunk, che dopo un olocausto nucleare nel 2077 è finita dritta in rottamazione. Avevamo conosciuto i Vault, bunker sotterranei dove una società ideale e un po’ kitsch aveva trovato rifugio, e dove pensava di essere al sicuro Lucy MacLean (Ella Purnell), prima che morte e distruzione la prendessero d’assalto. Nel mondo della superficie le cose erano decisamente peggiori, con la Confraternita d’Acciaio di cui fa parte Maximus (Aaron Moten), ormai diventato un eroe suo malgrado, e che è decisa a riunificare il mondo sotto un credo fondamentalista.

Tra quelle lande popolate da desperados, piccoli dittatori e mostri si aggira il Ghoul-Senza-Nome ed ex Star di Hollywood Cooper Howard (Walton Goggins), in cerca di vendetta. Fallout 2 riparte da quel finale, con il padre di Lucy, Hank (Kyle MacLachlan), che si era rivelato essere il vero villain di tutta la storia, un uomo megalomane e spietato. I personaggi hanno preso direzioni diverse, ma in questa seconda stagione Lucy e Howard formano un duo da sballo, con lei ingenua, civile in mezzo all’Apocalisse, lui invece cinico e disilluso. Aumenta sensibilmente il black humor, ma anche la parte action torna nei canoni del classico scifi videoludico monster, con alcune sequenze veramente incredibili.

Fallout 2 ci parla però soprattutto di potere, di quello che Hank e il Leader della Confraternita Quintus (Michael Cristofer) bramano sopra ogni cosa. Ci sono però stavolta molti più omaggi alla fantascienza degli anni ’50, a capolavori come Va’ e uccidi, a tutta quella cinematografia della Guerra Fredda che esorcizzava l’incubo nucleare e comunista nei modi più creativi. Si parla molto di controllo mentale, che assume poi toni davvero inquietanti nel momento in cui, tramite Hank, ci rendiamo conto di quanto siamo in realtà vicini a tutto questo nel nostro mondo. Fallout 2 ha quindi un’anima politica molto meno sfumata e molto più dichiarata, che però non diventa mai troppo pesante, troppo opprimente e non allontana le diverse puntate dalla volontà di divertirci e divertire.

PERSONAGGI CHE SONO PORTATORI DI DUBBI PIÙ CHE DI CERTEZZE

Fallout 2 approfondisce soprattutto il passato dei protagonisti, in particolare Maximus e Howard. Scrittura perfetta, che li rende sempre più profondi, sorprendenti, con il primo che si rende conto sempre più di quanto Quintus sia l’ennesimo tiranno narcisista e ipocrita, ma per il momento è costretto a rimanere dentro l’armatura, mentre del secondo scopriamo che era qualcosa di molto più di un attore western e basta. Fallout 2 diventa in questo modo anche uno spy thriller, pensate un po’. Lucy invece è protagonista di un’odissea ridicola, tra nostalgici dell’impero romano, milizie stralunate e quella tendenza a fare la paternale a chiunque.

Si rivelerà centrale anche il personaggio di Norm (Moises Arias), che smette di stare nei ranghi, lì sotto nei Vault, e decide di usare la sua testa. Tutto scorre a meraviglia, tutto è perfettamente calibrato, con camei di Justin Theroux, Macaulay Culkin e Kumail Nanjiani che sono delle chicche assurde, vi faranno impazzire. Fallout 2 in tutto questo, ci parla però anche del nostro presente, di razzismo, xenofobia, di quanto il potere trovi sempre il suo posto, dell’incapacità che ha l’uomo di imparare la lezione e migliorarsi. Paradosso dei paradossi, non per questo c’è cinismo universale, anzi l’evoluzione di diversi dei protagonisti, chiamati al cambiamento, al fare i conti con la realtà, è invece foriera di una rivendicazione dell’empatia e del libero arbitrio.

Aumenta però la quantità di humor, dalla satira sociale e politica, a quella tout court, con una quantità di risate che va di pari passo con sangue, proiettili e ossa fracassate. Senza ombra di dubbio, questa è una delle migliori serie mai create negli ultimi anni, di gran lunga la più interessante del suo genere grazie al lavoro incrociato di Geneva Robertson-Dworet, Graham Wagner, Jonathan Nolan e Lisa Joy. Non un prodotto derivativo, ma un nuovo universo, una versione parallela del nostro presente con cui creare una rappresentazione della nostra Storia, del ripetersi ciclico di dittatori, bugie, manipolazione, ascesa e caduta della civiltà.

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