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Zootropolis 2, com’è nato il sequel e come si sono evoluti Nick e Judy

I registi e altri autori del film ci raccontano la genesi di questo seguito.

Pubblicato il 26 novembre 2025 di DocManhattan

Zootropolis 2 è arrivato nelle sale, ed è un gran bel film.

Sul canale YouTube di ScreenWEEK abbiamo appena pubblicato un video in cui Matteo Ghidoni, giornalista e videomaker, ha rivolto una serie di domande a diversi artefici chiave di Zootropolis 2, come i registi Byron Howard e Jared Bush – che hanno spiegato come lo studio dei nuovi personaggi, e quindi dei nuovi animali da inserire nella storia, sia stata una delle parti migliori del loro lavoro – l’animatore Mitja Rabar e la produttrice Yvett Merino e Alessandro Jacomini, che ha lavorato a luci ed effetti del film.

Ecco la clip:

La cosa che mi è piaciuta tantissimo di Zootopia, il primo, è che è una città in cui non importa se sei un elefante, un topolino, una tigre, c’è un posto per te in quella città. Sarà così anche per questo film?

Mitja Rabar: “Penso che troverai tutto quello che ti è piaciuto nel primo film e ci sarà qualche sorpresa in più, qualche nuovo personaggio. Il mondo di Zootopia è uno dei miei preferiti perché è così tridimensionale…”

Yvett Merino: “A Zootopia c’è un posto per tutti, no? E questa città è stata costruita per tutti, e hanno… che tu sia un topolino minuscolo o un grande elefante, abbiamo spazio per te”.

Mitja Rabar: “Hai sempre l’impressione che ci sia qualcosa di più dietro, ogni shot, ogni cosa. Si potrebbero fare dieci film su Zootopia”.

Molti personaggi, nuovi animali, come avete detto. Potete parlare del processo di com’è stato studiare questi animali, per portarli sullo schermo?

Jared Bush: “Per questo film abbiamo trascorso molto tempo con gli animali, e ci siamo chiesti: ok, se vogliamo portare Nick e Judy in una nuova storia, dobbiamo spingerli fuori dalla loro comfort zone. Uno dei luoghi in cui l’abbiamo fatto è un’area chiamata Marsh Market, dove ci sono animali semi-acquatici e mammiferi marini”.

Yvett Merino: “La ricerca è una parte enorme di ciò che facciamo qui ai Disney Animation.

Abbiamo fatto di tutto, dalle visite allo zoo, e poi abbiamo avuto esperti che sono venuti a parlarci dei serpenti e di come vive la crotalinae nel mondo, e di tutti i diversi mammiferi e degli animali semi-acquatici che vivono dentro e fuori dall’acqua.”

Il tema centrale di questo film, sicuramente ci sono un sacco di personaggi differenti, ma il tema centrale è il rapporto tra Nick e Judy. Potete parlarne di più?

Byron Howard: “Ogni volta che lavoravamo alla storia insieme, ogni volta che ci allontanavamo dalla relazione tra Nick e Judy, non ci sembrava giusto. Così la storia ci riportava sempre lì. Questo film deve davvero concentrarsi, come il primo, su questi due personaggi così diversi che cercano di capirsi l’un l’altro.”

Jared Bush: “Viviamo con questi personaggi da quasi 15 anni. Li conosciamo davvero, davvero bene.”

Yvett Merino: “Al centro della nostra storia ci sono sempre Judy e Nick e la loro relazione e in questo secondo film adoro che riprendiamo la storia subito dopo il primo.

Vediamo la loro relazione crescere ed evolversi; non vedono sempre le cose allo stesso modo, non guardano le cose allo stesso modo, e quindi ci chiediamo davvero… quando guardiamo la storia: questo li divide o li avvicina ancora di più?”

E come animatore quali sono state, diciamo, le sfide principali nel lavorare a questa…

Mitja Rabar: “Sicuramente i rettili, i serpenti, sono stati una cosa che, comunque, è difficile da animare. È venuto molto bene secondo me. Un serpente può arrampicarsi, può strisciare, può camminare, può saltare, può fare mille cose, e in più non avendo le braccia bisogna pensare: come posso creare un personaggio da una linea? Si le sfide sono state tantissime ma penso Gary, ancora, è stato quello che… è stato il più bello da animare e il più difficile, il più per ogni cosa”.

Ed è incredibile come, con le luci, uno non ci pensa ma può trasmettere un sacco di cose.

Alessandro Jacomini: “Esattamente, esattamente. “

E, diciamo, questa è un po’ la sfida: usarle in una maniera in cui, diciamo, il pubblico non se ne accorge, ma da un certo punto di vista lo stai accompagnando

Alessandro Jacomini: “L’analogia, molto spesso, è quella della musica per i film, che accompagna e interpreta situazioni, momenti, ma non cerca di anteporsi all’importanza della performance, della storia. Deve accompagnare, deve aumentare, deve evidenziare, deve indirizzare, soprattutto perché noi ci occupiamo dell’aspetto visivo, dell’attenzione dello spettatore dove è più importante.”

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