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Train Dreams su Netflix è uno di quei film che non potete perdervi

Clint Bentley ci regala un gioiello esistenziale e filosofico, una metafora della società americana di sontuosa concezione.

Pubblicato il 24 novembre 2025 di Giulio Zoppello

Netflix pesca dal Sundance Festival di quest’anno uno di quei racconti che avrebbero meritato il grande schermo e che di certo meritano la vostra attenzione. Train Dreams di Clint Bentley è un gioiello, un film magnifico, potente e coinvolgente, che permette a Joel Edgerton di regalarci la sua più grande performance in carriera. Un racconto che sa essere politico, storico, antropologico ma anche un dramma esistenziale potente ed evocativo.

UN UOMO IN MEZZO A UN MONDO IN DIVENIRE

Per Robert Grenier (Joel Edgerton) vivere è stare quasi in disparte, assistere all’evolversi di ciò che lo circonda. Stati Uniti, fine ‘800, stato di Washington. Robert è un uomo timido, riservato, pacifico, cresciuto senza genitori. Lavora come boscaiolo, girando letteralmente tutto il paese per guadagnare quanto serve per la sua famiglia. Si è sposato con la vivace Gladys (Felicity Jones), però a casa non può stare quanto vorrebbe, ed eccolo lì, a stretto contatto con un’umanità tanto variegata quanto imprevedibile, nel bene e nel male. Lui e Gladys hanno una bambina, il centro del loro mondo, e intanto le stagioni scorrono, il tempo passa, l’America cambia e così anche il suo mestiere. Poi ecco che arriva la tragedia, una tragedia immane, che stravolgerà per sempre la sua vita e la sua concezione di se stesso, e lo costringerà a intraprendere un cammino interiore complicato, angosciante e difficile.

Train Dreams di Clint Bentley è un film straordinario. Lo è per composizione e per stile, per la scelta di una narrazione completamente antitetica rispetto ai nostri tempi accelerati. Joel Edgerton è qui alle prese con un personaggio in teoria così minimale, che si rifà ad una rappresentazione realistica, storicamente verosimile, dell’umanità di allora, dell’America soprattutto di allora. Bentley si arma della fotografia sontuosa di Adolpho Veloso, di maestranze pregevoli e della sua regia, capace di toglierci il fiato sempre costantemente, nell’ondeggiare tra intimo e maestoso. Seguiamo quest’uomo, l’assoluta antitesi del protagonista cinematografico classico, che diventa il nostro sguardo dentro un paese e un’umanità in perenne movimento, evoluzione, ora tenera e solidale, anche poetica, ora barbara, intollerante, violentissima.

Appare chiaro il paragone con l’America di oggi, che ha perso la sua strada. Bentley ci parla di un paese che ha sempre abbracciato la violenza e la soppressione dei diversi, con una concezione assolutamente individualista dell’esistenza, una doppia moralità dietro cui si nasconde spesso un volto non necessariamente malvagio però. Joel Edgerton è perfetto per il ruolo, fa un lavoro in sottrazione magnifico, soprattutto perché non di maniera, non è qualcosa che abbiamo già visto, ed è il modo perfetto per elevare Train Dreams verso note esistenziali tanto profonde, quanto soffuse.

UN AFFRESCO STORICO MASCHERATO DA DRAMMA ESISTENZIALE

C’è molto, moltissimo di Terrence Malick in questo film, ma si scorge anche qualcosa del cinema nordico più recente, nonché degli autori asiatici più dediti alla ricerca interiore. Non molto del movimento indie di cui il Sundance Festival, dove Train Dreams è stato presentato, è da decenni fortino. Nel cast ecco che compaiono anche Clifton Collins Jr., William H. Macy e Kerry Condon, altre figure dentro il cammino solitario di quest’uomo che rappresenta l’America, quella dei pionieri, di chi si confronta e assieme abbraccia alla natura come ostacolo e come risorsa, di una vita che scorre via a volte senza neanche accorgersene, con la tragedia, la furia degli elementi e dei propri simili che però è sempre in agguato. I cinesi, i nativi, gli afroamericani naturalmente, tutti loro ci vengono mostrati da Train Dreams come vittime, vuoi per il razzismo, per il Chinese Exclusion Act, vuoi per la cupidigia e la visione meccanica della società.

Robert comincia con l’ascia, finisce con le seghe elettriche che lo lasciano stupito. Anche in questo, Train Dreams è un film che ci parla della vita come reazione, capacità di andare avanti nonostante tutto, nonostante quell’american dream di cui da decenni Hollywood cerca di farci innamorare. Non esiste, non per Bentley, solo la ricerca di un senso della sopravvivenza, del vivere quotidiano che riesca a superare dolore, privazioni, la sensazione di non avere più speranza o uno scopo. Film commovente, a tratti veramente dilaniante, Train Dreams è connesso ai nostri tempi, a questa nuova solitudine che ci assale, questa sensazione imperante di essere sempre alla rincorsa di un treno che non riusciamo mai a raggiungere. È quello dei sogni, ma potrebbe diventare anche quello dei nostri incubi. Forse, e questo è il merito più alto del film di Bentley, occorre riscoprire la lentezza, i nostri simili, la comunicazione naturale e non filtrata, renderci conto della necessità di una trascendenza dalla mera materialità. Qualcosa che la società americana, e questo è l’assunto di partenza e di conclusione del film di Bentley, alla fine si è sempre rifiutata di fare. Questo per la sua visione materialistica dell’universo. Difficile dire se e quanto l’Academy premierà questo film, ma di certo, Netflix ha messo le mani su un vero gioiello, uno di quei film che una volta avrebbero ha avuto la possibilità di aprire ad un vero percorso, ora invece al massimo gli tocca lo streaming.