Predator: Badlands vi è piaciuto? Allora forse questo anniversario fa per voi, perché se le avventure sugli Yautja sono la vostra passione, non potete non aver mai visto Predator 2, uno di quei sequel capaci di non far rimpiangere l’originale, ma soprattutto di rappresentare una vera svolta in un franchise. All’uscita fu accolto malissimo e come spesso succede, poi rivalutato. E con pieno merito.
Predator di John McTiernan nel 1987 aveva fatto impazzire il pubblico. E ieri come oggi, questo significava una sola cosa: sequel in arrivo, signori. Ma quando gli sceneggiatori Jim e John Thomas alla fine portarono un’idea gradita agli studios, un secondo film ambientato sulla Terra, allora la produzione si trovò bloccata. Arnold Schwarzenegger voleva troppi soldi e non voleva fare coppia con Patrick Swayze (che avrebbe dovuto essere l’altro co-protagonista). Si pensò di sostituirlo con Steven Seagal, ma poi il regista Stephen Hopkins suggerì di avere come protagonista uno che sembrasse maggiormente un tizio qualunque, un eroe più normale. Tanti saluti alla trama del primo e sotto con Danny Glover, diventato un idolo grazie alla saga di Arma Letale.
Si decise di ambientare il tutto in un’ipotetica (e non così irrealistica, alla conta dei fatti) Los Angeles di fine millennio, assediata dal caldo e resa un campo di battaglia dalle varie gang di narcotrafficanti armati fino ai denti, tenuti a stento a bada dalla polizia. Più che fantascienza, una facile previsione, insomma. Protagonista il tenente Mike Harrigan (Danny Glover) che assieme ai colleghi Keyes (Gary Busey), Archuleta (Rubén Blades) e Lambert (Bill Paxton) cerca di sbrigarsela tra colombiani e giamaicani che mettono a ferro e fuoco la città. In questo clima tranquillo, fa la sua comparsa un Predator (Kevin Peter Hall) che la bravura del make-up artist Stan Winston rese molto diverso dal suo predecessore.
Meglio equipaggiato, agghindato in modo eccentrico, con uno stile urban che strizzava l’occhio alla pop culture underground dell’epoca. Predator 2 si presentò coi fuochi d’artificio, con scontri a fuoco infernali, in cui si riprese sicuramente molto di ciò che cineasti come John Woo o Walter Hill avevano portato a livello di innovazione all’epoca. Ma raccogliendo l’eredità del primo film, rimase la disarmante potenza del Predator, reso sempre più complesso anche come personalità, un ninja pieno di risorse, anche visivamente molto ma molto più completo rispetto al primo film. Danny Glover, perennemente con l’esaurimento nervoso e frustrato, si pose come perfetta controparte al muscolare Schwarzenegger, donandoci un antieroe davvero unico nel suo genere.
Predator 2 aumenta e di molto la dose di violenza. Lo Yautja con cui abbiamo a che fare diventa il leone di un safari in cui anche i peggio pendagli da forca paiono gattini. Ma invece di diventare una mera caccia al mostro, il film infine inserisce il personaggio di Peter Keyes (Gary Busey) e del suo vice Adam Garber (Adam Baldwin), come comandanti di un team segreto dei Servizi, intenti a cercare di comprendere, conoscere e soprattutto catturare l’alieno. Da tutto questo, ne viene fuori un film incredibile per fantasia, ritmo e alcune sequenze action diventate un vero punto di riferimento. Il massacro nella metropolitana, la sparatoria nelle strade all’inizio, il raid voodoo dei giamaicani, la battaglia nel mattatoio e soprattutto lo scontro finale tra Harrigan e il Predator, sono tra i momenti di fantascienza action meglio concepiti di tutti i tempi.
L’arsenale del mostro e le sue risorse vengono ampliati, e dal punto di vista visivo per l’epoca Predator 2 fu qualcosa di unico. Senza contare che la stessa personalità del villain (lo era ancora, ringraziando Iddio), fu resa più complessa, più sadica e anche più ironica. Strizzando spesso l’occhio ad Aliens – Scontro Finale per l’uso di steadycam, di soggettive e di un montaggio frenetico, il film di Hopkins si pone anche come una visione assolutamente indovinata del futuro. Abbiamo una metropoli poco sicura, distrutta dal surriscaldamento climatico ma soprattutto da una povertà estrema, con le minoranze lasciate in balia del crimine, mass media sensazionalistici, lo Stato totalmente assente. Harrigan se la cava per resilienza, capacità di improvvisare: Glover è sempre credibile nel darci un personaggio in realtà molto connesso al cinema muto, anche comico alla fine. La pistola datagli come premio, quella parete piena di teschi (tra cui quello di uno xenomorfo) segneranno un punto di svolta assoluto nella storia del franchise, basti pensare ai vari spin-off e ai sequel, compresi quelli animati. La verità?
A 35 anni di distanza bisogna ammettere che Predator 2 è stato impattante e centrale non meno del primo episodio. E soprattutto capace di dimostrarci come si fa un sequel sensato di un capolavoro.
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