Gli ultimi 30 giorni sono stati tra i più terribili che il mercato cinematografico abbia vissuto da anni a questa parte. Titoli da cui ci si aspettava se non altro un minimo di interesse, sono finiti nella lista delle box office bomb, che negli ultimi anni si è arricchita a dismisura. Da 27 anni questa parte dell’anno non vedeva un disastro del genere: la domanda che tutti si fanno è se ci sia un futuro per il cinema, oppure se davvero il concetto di sala cinematografica sia destinato a scomparire.
Neppure Sydney Sweeney si è salvata. Christy, biopic dedicato alla pugile Christy Martin, ha incassato sì e no 2 milioni di dollari fino ad ora, un miseria. Poi ci si è messa di mezzo pure la polemica con Ruby Rose, che l’ha accusata di averle soffiato la parte e aver rovinato il film. La verità? Non sarebbe servito a nulla lo stesso. Chiedere per informazioni a The Rock, Leonardo DiCaprio, Julia Roberts, Jared Leto e l’elenco potrebbe continuare. Da The Smashing Machine a Una battaglia dopo l’altra, da After the Hunt a Black Bag, abbiamo visto stentare in sala titoli importanti che non erano sequel, remake o pellicole riuscite a metà come Tron: Ares, Dracula di Luc Besson, Captain America: Brand New World, Thunderbolts o Mickey 17. Date uno sguardo ai titoli: c’è di tutto. Cinecomic, commedia, thriller, biopic, fantascienza, noir, horror… non sta funzionando nulla. Perché? La risposta è complessa e in realtà abbastanza in divenire.
La prima cosa da cui partire è che, per citare George Lucas, oggi il cinema è nelle mani di persone che non lo conoscono, non lo amano, non lo capiscono e lo concepiscono come un prodotto come un altro. Ma non lo è, è anche un’arte, con tutti i pro e contro del caso. La crescente conflittualità tra le Major e le maestranze ha introdotto anche un altro problema, comune ad altri settori della società: il lavoro è sempre meno pagato e i carichi sono crescenti. Il mercato è diventato affollatissimo, complice ovviamente l’arrivo sulla scena delle piattaforme streaming. Netflix, Prime Video, Apple Tv+, Disney+, HULU, Sky, HBO, non offrono solo grandi serie tv, ma anche film di una qualità molto alta e spesso strutturati proprio per arrivare al pubblico mainstream in modo preciso e chirurgico. Fateci caso, di tutti i film di cui si parla, forse Frankenstein è stato l’unico che poteva veramente fare bene al botteghino. Naturalmente Netflix l’ha mandato in due sale in croce e poi è finito in cima alle classifiche in tutto il mondo. C’è da pensare, da riflettere profondamente, su ciò che la industry deve fare per sopravvivere, perché appare evidente che così non si può più andare avanti.
Andare al cinema è sempre più costoso, questo è palese. L’economia globale è messa malissimo, andare in sala per molti ormai è difficile, e con la certezza che questo o quel film saranno in piattaforma tra due mesi, perché andare in sala? Tom Cruise ha pagato scotto con l’ultimo Mission Impossible, andato anche questo malino. “Solo in sala potrete gustarlo”, aveva detto, beh tempo pochi mesi ed era già sulle principali piattaforme a 5 euro. Ma soprattutto, a guardare i titoli che hanno primeggiato, si capisce moltissimo.
Lilo & Stich, Un film Minecraft, Jurassic World – La rinascita, Dragon Trainer (quest’ultimo a quota 640 milioni, buono ma non eccezionale) sono tutti film per famiglie, ad alto impatto visivo. Il problema è che il cinema moderno non viene visto spesso come evento meritevole di una grande sala. Sono spariti i colossal, è sparita l’innovazione per gli effetti, la qualità soprattutto è sempre più bassa per ciò che riguarda scrittura, regia, cast. Il cinema autoriale è comunque seguito, ma in streaming, non è più concepito come un prodotto da sala cinematografica. Il marketing poi è diventato un incubo insondabile e costosissimo, si continuano a sprecare soldi per convincere influencer e content creator a sponsorizzare i film, senza che vi sia un ritorno reale. I cinecomic (con buona pace di James Gunn) così redditizi fino a qualche anno fa, sono ormai un genere morto, mancano nuove saghe, nuove energie, nuove narrative. Un film non è meritevole come opera d’arte se incassa o meno, su questo Sydney Sweeney ha ragione, ma la industry ha bisogno di tornare a garantire, per citare Bob Iger, più divertimento e meno lezioncine morali, più genuinità. Il pubblico in sala ci va se pensa che valga la pena, se gli dai garanzie con nomi all’altezza e un’idea di cinema come evento irrinunciabile.
Per questo sappiamo già che The Odyssey di Christopher Nolan sbancherà, perché lui non ci ha mai tradito, perché il pubblico si fida. Occorre che le Major ricalibrino l’offerta, che lascino maggior libertà artistica e siano meno timorose di prendersi dei rischi, a fronte ovviamente di una riduzione del budget, perché a oggi spendere più di 200 milioni per un film, è un rischio enorme. Certo, a meno che tu non sia James Cameron, perché sappiamo che ci darai qualcosa veramente da sala.
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