Cinema

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 è ancora il film più enigmatico della saga

Il 19 novembre del 2010 usciva in in sala il penultimo capitolo della saga del maghetto, il più cupo, il più profondo ed ambiguo.

Pubblicato il 19 novembre 2025 di Giulio Zoppello

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 rappresenta ancora oggi un momento molto particolare, arriva prima dell’atto finale, ne pone le basi, si prende il suo tempo, ci guida dentro un regno di paura e morte assolutamente inedito. Non tutti gradirono, ma bisogna essere onesti ed ammettere che rimane il film anche politicamente più acuto, più attuale, quello capace di farci rabbrividire perché è un’analisi di come il Male più tornare a trionfare, come il percorso di un eroe debba sempre essere connesso alla necessità di andare oltre le sue paure.

LA CADUTA, LA FUGA E UN MONDO DI SPETTRI

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 è un film che si basa sul concetto di fuga. Harry, Ron ed Hermione sono sempre in fuga, sempre costretti a nascondersi, e così chi al loro fianco cerca di fermare il Signore Oscuro. David Yates, aziendalista sì ma di gran mestiere, torna a collaborare con Steve Kloves, che si distanzia quanto basta dalla fonte originale e riesce in un’impresa non da poco: dargli uno script che riesca a superare la tragica svolta de Il Principe Mezzosangue, la morte di Silente per mano di Severus Piton.

Non è un caso che si apra con Voldemort che uccide Charity Burbage, con i Mangiamorte pronti a sferrare l’attacco finale. Ad una perdita se ne aggiunge un’altra, dolorosa perché resa senza epica o una reale preparazione: quella di Malocchio Moody e poi di Edvige. A tutti gli effetti, Harry Potter e i Doni della Morte è un gigantesco survival, più che un fantasy: Harry e gli altri devono scappare continuamente, mettersi in salvo. Qualcuno tirerà fuori un paragone con L’Impero colpisce ancora, e non è completamente campato in aria. Ma c’è di più, perché crollano le istituzioni, come una Roma ormai distrutta dai barbari, da un golpe che è a tutti gli effetti un golpe fascista, cadono ministeri, vengono uccisi gli oppositori, si passa addirittura alla pulizia etnica contro i babbani. Non proprio la classica avventura del maghetto eh?

In mezzo, la ricerca degli Horcrux con cui uccidere Voldemort, con quella sequenza dentro il Ministero della Magia, che fa abbracciare al film di Yates l’essenza dello spy thriller, dell’heist movie persino. Poi c’è il medaglione, che corrompe chi lo indossa, ennesima strizzata d’occhio a Tolkien, ma episodio intrigante perché parte di quella componente da film di formazione che persino ora, nel momento della saga più buio, non viene meno. Il resto è una caccia al tesoro, con i doni di Silente che costituiscono una mappa, un enigma da risolvere che porta l’insieme verso il giallo britannico d’autore, quello gotico pure. C’è posto anche per il body horror, per lo spavento e la paura veri, reali, con Nagini che si trasforma in donna, con spiriti animali e visioni che si palesano, rendendo il film sempre più un viaggio tra le ombre, i fantasmi, dove è facile smarrire la verità, la retta via.

MATURARE E LA PAURA DELLA MORTE

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 potrebbe quasi sembrare un film di Tim Burton in alcuni momenti, se non fosse per la totale assenza di ironia, per come persino il racconto della bacchetta di sambuco, della Pietra della Resurrezione e del Mantello dell’invisibilità sia macabra, opprimente. Poi c’è la tortura di Hermione, altro tassello che unito agli altri, rende in tutto e per tutto questo un film sul concetto di Resistenza, con echi al nazismo, all’oppressione del totalitarismo. La morte di Dobby è un altro momento importante, nell’economia della saga, non inferiore a quella di Silente perché porta con sé il senso di colpa, il sacrificio, la morte come un rischio concreto per ogni personaggio. Un elemento che poi nel capitolo finale troverà altre tragiche conferme. Calcolando lo sciopero degli sceneggiatori e delle maestranze che colpì la industry all’epoca, è un miracolo che Harry Pottere e i Doni della Morte – Parte 1 sia riuscito ad essere quel mix di genere che è stato, con un equilibrio capace di compensare ai difetti di un ritmo non sempre gradevole, di un trio di protagonisti non sempre molto in parte.

Rimane, a parte il capitolo finale, anche il film con maggiore azione seria, quello in cui si cerca di creare la reale maturazione dei tre protagonisti, chiamati a non essere più semplici ragazzi ma adulti, con un carico di responsabilità non da nulla. Affascinante ancora oggi, dopo 15 anni, come questo film approfondisca temi come il destino (esiste? Oppure Harry ha veramente una scelta?), il senso di colpa, la solitudine soprattutto. Per grandi porzioni del racconto, i tre sono soli, completamente soli, anche la natura è ostile, fredda, autunnale e persino morta. Già la Morte. Voldemort profana la tomba di Silente nel finale, trova la bacchetta di sambuco. Ma è la Morte che insegue tutto e tutti, anche lui, che ne ha paura, la teme, ed è intrigante notare come quasi ognuno dei personaggi alla fin fine debba affrontare questa probabilità e come reagisca. Fatto interessante, colui che la dispensa di più, Voldemort, è anche chi la teme maggiormente. A 15 anni di distanza, il penultimo capitolo della saga rimane quello ancora oggi più articolato, anche se forse meno gradevole e spumeggiante di altri. Ma questo è un prezzo che il cinema chiede spesso di pagare.

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