Cinema

Ben Stiller: 5 film per i 60 anni di un maestro della commedia

Il meglio della carriera di una star che ha segnato un momento unico nel cinema americano.

Pubblicato il 30 novembre 2025 di Giulio Zoppello

Onestamente? Molti ancora oggi sottovalutano Ben Stiller. Attore, produttore, regista, un uomo a cui dobbiamo tanto, non solo per le risate, ma per come ha saputo in realtà sempre porsi come un grande innovatore, senza che però tutti se ne accorgessero. Oggi sono 60 anni per uno dei volti cinematografici più amati e osannati degli ultimi decenni, soprattutto di quegli anni 90 che lui ha contribuito a rendere un’esperienza magnifica per chi entrava in sala. Ben Stiller è stato capace di muoversi nei diversi meandri della commedia, tra demenziale, agrodolce, generazionale, parodia, senza essere mai banale. A lui oggi dedichiamo questa top 5, in realtà molto più complicata e difficile da mettere assieme di quanto si possa pensare, in virtù della sua capacità di sorprenderci sempre, di andare a criticare ambiguità, vulnerabilità e ipocrisie della società americana. Di certo, sappiamo che senza di lui le nostre giornate sarebbero state molto più noiose, avremmo riso molto meno, ma soprattutto avremmo anche pensato molto meno.

Amori e Disastri (1996)

Amori e Disastri di David O. Russell lancia nel 1996 la carriera di Ben Stiller, protagonista di una romcom magnifica, una delle migliori di quel decennio. Qui interpreta Mel Coplin, sposato con Nancy (Patricia Arquette) e diventato padre da poco. La sua vita scorre in perfetta armonia se non fosse per il fatto che, essendo stato adottato quando era piccolo, ha deciso ora di fare un lungo viaggio per scoprire chi sono i suoi genitori biologici. Lo farà assieme anche alla psicologa Tina (Téa Leoni), e quel viaggio diventerà una vera e propria avventura demenziale fatta di equivoci, tradimenti, incomprensioni e momenti esilaranti.

Amori e Disastri è un mix perfetto tre commedia romantica, demenziale e road movie, che permette a David O. Russell di solidificare la sua essenza di regista capace di dirigere film leggeri ma molto articolati. Ben Stiller, armato di una faccia da schiaffi unica, per la prima volta si lega al personaggio dell’uomo comune un po’ stralunato, un po’ sfigato e condannato a non stare mai in pace. Animato da uno humour spesso cinico, dark, ma non privo di intelligenza, questo film è retto soprattutto dalla chimica del cast e da dialoghi incredibilmente divertenti. Con una sequenza incredibilmente complicata ma mai lontana dal realismo di gag, equivoci e incidenti, Amori e Disastri rappresenta ancora oggi uno degli apici assoluti della carriera di Stiller, capace di parlarci della famiglia, questo pilastro della società moderna. Per la prima volta in quel 1996 ne distrugge i confini borghesi, ne rivela ambiguità, ipocrisia e mediocrità. Senza ombra di dubbio uno dei suoi film più importanti e ancora oggi impossibili da non apprezzare.

Zoolander (2001)

Bistrattato dalla critica e non completamente compreso dal pubblico quando uscì in sala, Zoolander in realtà è una delle commedie più belle che Ben Stiller abbia creato. Qui in veste di regista, sceneggiatore e produttore, ci guida dentro una parodia esagerata, grottesca e fiammante del mondo della moda. Nato da uno sketch creato negli anni ’90, il personaggio di Derek Zoolander è ancora oggi uno dei più memorabili nella carriera di Ben Stiller, con la sua rivalità ridicola e pacchiana con Hansel MacDonald (un bravissimo Owen Wilson), sono la miccia che fa esplodere una serie di eventi ridicoli, assurdi ma perfetti per donarci l’immagine di un essere assolutamente incapace di vivere nel mondo reale. Popolato di una serie di camei senza fine che annoverano Donald Trump, David Bowie, Winona Ryder, Lenny Kravitz, Natalie Portman e Paris Hilton, Zoolander si fa però anche carico (pur nel tono generale demenziale) di tematiche come il lavoro minorile, il bullismo, la vacuità del mondo della moda, anche grazie a un Will Ferrel, nei panni del villain Jacobim Mugatu, semplicemente sensazionale.

Zoolander è anche parodia del videoclip come forma espressiva, della società dei consumi, del divismo che già all’epoca premiava mera apparenza senza sostanza. Poco compreso dalla critica dell’epoca, è diventato col passare del tempo un vero cult, con tanto di sequel uscito ben 15 anni dopo e quasi altrettanto folle. Più che uno sguardo approfondito su quel mondo, come Il Filo Nascosto o Il Diavolo veste Prada, questo film è il giusto ridimensionamento della sua arroganza e la sua volontà di autoproclamarsi qualcosa di veramente profondo.

Tutti pazzi per Mary (1998)

Peter e Bobby Farrelly nel 1998 ci fanno un regalo magnifico, ci donano Tutti pazzi per Mary, un vero e proprio capolavoro dell’ironia e della satira di costume. Senza ombra di dubbio tra le migliori commedie americane di tutti i tempi, Tutti pazzi per Mary si muove a metà tra omaggio alla commedia classica hollywoodiana degli anni ‘50 e ‘60 e la distruzione totale in omaggio ai gusti della MTV generation, andando ben oltre i limiti che Mel Brooks aveva stabilito precedentemetne. Mary (una bellissima Cameron Diaz) è l’oggetto del desiderio di Ted Stroehmann (Ben Stiller) fin dai tempi del liceo, dalla loro prima, disastrosa uscita. Deciso a rivederla, tanti anni dopo commetterà il tragico errore di arruolare l’investigatore privato Pat Healy (Matt Dillon) che furbescamente invece cercherà di rubargli la ragazza.

Sboccato, volgare, irriverente, ma geniale, Tutti pazzi per Mary è un vero e proprio capolavoro, un insieme di cattiverie, meschinità, falsità, che si fa beffe dell’amore così come ci è stato propinato spesso e volentieri dal piccolo e grande schermo. Finiamo in mezzo a un’umanità gretta, egoista, materialista e sporcacciona, in cui però alla fine proprio Ted emergerà come l’individuo più altruista e capace di allontanarsi anche da una visione molto maschilista e oggettificante della donna. Ben Stiller è semplicemente perfetto nel ruolo, fin dalla sequenza iniziale, diventata semplicemente leggendaria per poi proseguire per tutto l’iter narrativo nei panni dello sfigato, della vittima, capace però alla fin fine di riscattarsi, per il semplice fatto di ammettere i propri errori.

Tropic Thunder (2008)

L’ultima vera grande commedia demenziale esce nel 2008, si chiama Tropic Thunder ed è un altro capolavoro assoluto. Porta la firma di Ben Stiller come regista e sceneggiatore di questo mix assurdo di genere, con cui sferza Hollywood, i Divi, le Major, i miti cinematografici americani, creando uno dei più magnifici sberleffi che si siano mai visti. Trionfo di critica e pubblico, Tropic Thunder ancora oggi è un simbolo ineguagliato di audacia. Viene da chiedersi se oggi sarebbe davvero possibile mettere in scena la blackface di Robert Downey Jr., le porcate di Jack Black, la critica alla mascolina tossica di Brandon T. Jackson, la falsa disabilità di Nick Nolte.

Miracolo dei miracoli, Ben Stiller, che strizza l’occhio sia a Hot Shot che a Rambo, agli eroi action degli anni 80 e 90, riesce a trovare un perfetto equilibrio tra i diversi personaggi. Su tutti sorprese un Tom Cruise leggendario nei panni di Les Grossman, una delle sue creature cinematografiche più memorabili di sempre. Insieme di gag semplicemente magnifico, di spunti di riflessione sulla differenza tra arte e vita, Tropic Thunder è però soprattutto una commedia demenziale folle, geniale, scritta e diretta benissimo, con alcuni momenti in cui è letteralmente impossibile rimanere seri. Ben Stiller dà dimostrazione di essere un grande regista, non solo un grande sceneggiatore, mettendosi soprattutto da parte nei momenti giusti, lasciando spazio ad un cast corale che va come un orologio svizzero, Robert Downey Jr. in testa. Sarà candidato dall’Academy come miglior attore non protagonista, in un film che rimane uno degli ultimi affondi di quel cinema americano che sapeva colpire nei punti giusti, metterci in difficoltà e insieme farci divertire.

Ti Presento i miei (2000)

Impossibile non includere in questa lista Ti presento i miei. Jay Roach 25 anni fa dal via ad una saga che poi avrebbe portato ad altri due capitoli ed in cui si sarebbero replicato il sodalizio tra Ben Stiller, nei panni di Greg Fotter, Tero Polo come la fidanzata Pam Byrnes, Blythe Danner in quelli della suocera Dina e soprattutto lui, Robert De Niro in quelli del capofamiglia Jack. Apparentemente una commedia di su e per le famiglie, nella realtà Ti presento i miei, nel parlarci del primo, disastroso incontro tra l’infermiere Greg e la famiglia di Pam, mette alla berlina il sogno borghese americano, quello fatta di casa perfetta, famiglia perfetta, dei cosiddetti sacri valori. Il risultato finale è un sollevare il velo verso un universo ipocrita, bigotto, ben rappresentato da un magnifico Robert De Niro nei panni di questo capofamiglia patriarcale, machista, con problematiche psicologiche semplicemente allucinanti, un ex agente della CIA che spadroneggia in lungo e in largo.

Ben Stiller, disarmante, sfigato come al solito, richiama a rapporto il suo amico Owen Wilson nei panni dell’ex tossico, e si prende letteralmente mazzate per tutto il film, con il finale sul suo cognome che rimane uno dei momenti più memorabili. Pochissimi film sanno farti divertire mettendoti contemporaneamente così in imbarazzo, imitando il linguaggio, tempistiche e caratteristiche della classica sitcom americana, creando qualcosa apparentemente molto familiare, ma nella realtà incredibilmente audace e innovativo. Divertentissimo, cinico, caustico, Ti presento i miei rimane uno degli apici assoluti nella carriera di Ben Stiller.

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