Cinema

Keira Knightley: 5 film per i 40 anni di una diva ribelle

Il meglio della cinematografia dell’attrice inglese, volto simbolo di un cinema fatto di emancipazione e libertà al femminile

Pubblicato il 26 marzo 2025 di Giulio Zoppello

Keira Knightley ha un posto di tutto rispetto nel panorama cinematografico moderno. Attrice poliedrica e dalla presenza a dir poco inimitabile, da inizio anni 2000 è diventata il volto simbolo del cinema britannico, attraversando cambiamenti e rivoluzioni della industry con passo felpato ed elegante. Tra colossal, thriller, commedie, film in costume e melodramma, Keira Knightley ha messo a segno interpretazioni memorabili, di cui la Top 5 che segue è un perfetto riassunto.

Orgoglio e Pregiudizio

Raramente Keira Knightley è stata così brava, così in parte, così convincente come in Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright, deliziosa riproposizione del classico di Jane Austen e di certo tra le pellicole inglesi di maggior successo del XXI secolo. Tutto funziona in modo perfetto, dal cast alla regia, dalla sceneggiatura (comunque abbastanza fedele al romanzo) alla bellissima fotografia, che assieme riescono a rendere accessibile un racconto ambientato in un periodo storico davvero distante. Elizabeth, irriverente, sognatrice, emancipata e ribelle alle convenzioni dell’Inghilterra di metà ‘800, riceve dalla Knightley un’interpretazione magnetica, dove emergono sia pregi che difetti di una ragazza insofferente ad una società patriarcale, classista, spietatamente superficiale. La chimica con il resto del cast, ed in particolare con Matthew Macfadyen (il misterioso Lord Darcy), è tra le migliori che si siano mai viste nel genere, la base per uno scambio continuo di pungenti battute, provocazioni, ma anche di toccanti confessioni. Orgoglio e Pregiudizio offre poi un’evoluzione nel rapporto tra i due protagonisti molto interessante, un continuo dialogo tra due diversi dalla norma, capaci però di trovare l’uno nell’altra uno spirito affine. Candidatura ai Golden Globe e all’Oscar per la Knightley.

Espiazione

Non un melodramma, ma il melodramma. Espiazione vede la Knightley ancora al fianco di Joe Wright, in un film potentissimo e magnifico, una grandissima storia di sofferenza, verità, amore, bugie e infelicità, come poche volte il cinema ci ha donato. Tratto dal romanzo di Ian McEwan, Espiazione è una delle interpretazioni più belle in carriera di Keira Knightley, che con James McAvoy forma una coppia di amanti assolutamente indimenticabile. Cecilia e Robbie ci fanno comprendere quanto fosse difficile poter esprimere i propri sentimenti nella società inglese dell’epoca. Il disastro di Dunkerque fa da sfondo ad una storia di peccati, violenza e calunnie, che hanno il volto di una bravissima Saoirse Ronan, ma è la costruzione di quel sentimento negato, come diventa qualcosa di potente a dispetto della distanza e delle accuse, che rende Espiazione ancora oggi un film che fa tremare i polsi in più di un’occasione. Attraversato da un’atmosfera di sconfitta morale e sensi di colpa, permette alla Knightley di muoversi con incredibile libertà e mostrare tutto il suo talento espressivo, al servizio di un personaggio femminile ben distante però dall’eroismo di maniera. La sua Elizabeth è una ragazza, privata della felicità ma non della dignità, una vittima delle circostanze. Altre nomination ai Golden Globe per l’attrice inglese.

La Duchessa

Altra donna indipendente, coraggiosa, in questo caso non fittizia, ma reale. Antenata di Lady Diana, la Duchessa Georgina Spencer fu una delle personalità femminili più sgargianti e centrali della corte inglese nel XVIII secolo. Mecenate, amante della cultura, della politica, della moda, ma soprattutto della libertà. La Duchessa ha dalla sua oltre che maestranze magnifiche, con costumi e scenografie di grande impatto, anche una scrittura di grande equilibrio, che sa come rendere credibile un racconto che non commette mai l’errore di traslare la nostra realtà nel passato. La Knightley riesce a farci comprendere tutta la tragicità della vita di questa donna, spietatamente chiamata a rispondere a logiche patriarcali e maschiliste, concepita come una mera fattrice dal marito, il Duca di Devonshire, a cui Ralph Fiennes dona un carisma oscuro ed opprimente. Magnifico affresco d’epoca, La Duchessa è un film femminista ma non retorico, doloroso ma mai afflitto da pietismo, sa come rendere ogni minuto prezioso ed illuminante, pieno di sentimenti eppure realistico nel parlarci di una vita schiava delle decisioni di altri. Senza dubbio uno dei film più belli su quel periodo storico e capace come pochi altri di parlarci di cosa c’era dietro quelle parrucche, abiti e gioielli: un’infelicità resa istituzione per ogni donna. Rimane una delle interpretazioni più complicate e riuscita per la Knightley, una di quelle che più di tutte l’ha resa libera dal giogo della saga di Pirati dei Caraibi.

Sognando Beckham

Il film che l’ha lanciata e sicuramente tra le commedie più memorabili e importanti di inizio XXI secolo. Sognando Beckham di Gurinder Chadha ha Keira Knightley nel ruolo di Jules, la migliore giocatrice della squadra femminile di calcio dove milita anche la protagonista, Jess (Parminder Nagra), ragazza indiana che vive una situazione familiare complicata. Come molti figli della seconda e terza generazione indiana nel Regno Unito, deve vedersela con dei genitori che la vorrebbero fedele alle tradizioni del paese d’origine e agli studi. Jules, provocante, libera, ribelle e sfacciata, sarà uno dei motivi per cui Jess si ribellerà a tutto questo e abbraccerà il sogno di diventare la versione al femminile di David Beckham. Sognando Beckham ha avuto un impatto globale senza precedenti, sia per ciò che riguarda la popolarità del calcio fuori dall’Europa, che la capacità di far comprendere che anche le donne potevano esserne protagoniste. La Knightley diventa teen idol quell’anno, sex symbol pure, ma soprattutto simbolo di una diversa concezione di femminilità, di un’adolescenza diversa dai soliti canoni. Jonathan Rhys Meyers e Archie Panjabi competano il cast di un film che è soprattutto la storia di una grandissima amicizia, di un volontà di essere libere e di uscire dagli schermi. Straordinario successo di pubblico e un bel pezzo di storia anche per il cinema dedicato alla comunità LGBTQ+.

The Imitation Game

L’altra nomination agli Oscar nella carriera di Keira Knightley arriva grazie ad The Imitation Game di Morten Tyldum, biopic dedicato alla vita tragica ma incredibile di Alan Turing, l’uomo che oltre a decifrare il sistema di codici utilizzato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, di fatto creò il primo, vero computer. Se Benedict Cumberbatch nei panni di Turing, osteggiato e perseguitato per il suo carattere schivo e la sua malcelata omosessualità, è a dir poco sensazionale, la Knightley non è da meno nei panni di Joan Clarke. Crittanalista e numismatica di incredibile bravura, è anche l’unica persona nel team di ricerca a comprendere la fragilità e sensibilità di Turing, a proteggerlo, ad accettarlo per quello che è, sapendo che oltre la sua natura timida e impacciata, c’è un genio in grado di cambiare le sorti della guerra. Interpretazione molto particolare da parte dell’attrice inglese, che sta sempre un passo indietro rispetto a Cumberbatch, ma che riesce anche a far comprendere la centralità della sua presenza nella sua vita. The Imitation Game, tra l’altro, la vede come unica donna in un team di soli uomini, in un ambiente bigotto, individualista, moralista e chiuso, in cui lei rappresenta quel qualcosa di diverso, la parte più sensibile e recettiva. Ennesima conferma di quanto la Knightley sia stata il volto femminista per eccellenza del cinema britannico di questo inizio di secolo.

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