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Ad Holland non basta Nicole Kidman per offrire qualcosa di vero

Su Amazon Prime Video il thriller di Mimi Cave, godibile, ma la sua ambizione si scontra con un’anima fin troppo derivativa

Pubblicato il 29 marzo 2025 di Giulio Zoppello

Holland di Mimi Cave sbarca su Amazon Prime Video e ci offre un mix tra thriller, mistery e dramedy di grande impatto visivo, ma che fin da subito palesa delle magagne evidenti a livello di coesione narrativa e varietà. Non basta una Nicole Kidman a briglia sciolta a salvare l’insieme, che si rivela a tratti veramente noioso e prevedibile.

Un film che attacca frontalmente l’ideale di famiglia perfetta

A volte non basta un bel cast per fare un bel film. Questo più o meno il parere unanime che circonda Holland, mix tra mistery e thriller che arriva su Prime Video con la regia di Mimi Cave e uno script di Andrew Sodorski. Ad inizio mese era stato presentato al South by Southwest Festival come pezzo forte, accolto in modo contrastante. Molta ambizione da parte della Cave, questo è certo, ma alla fine tutto ruota attorno ad una come al solito bravissima Nicole Kidman. Dopo Babygirl l’attrice australiana pare essersi specializzata nel ruolo di donne sull’orlo della crisi di nervi ed identità, ma del resto era anche protagonista de La Donna Perfetta, che vent’anni fa la vide in un film abbastanza simile per diversi aspetti a questo Holland.

Stesso tono patinato che nasconde una profonda inquietudine, qui però spesso si sposa la black comedy, con risvolti volendo anche inquietanti. Protagonista è Nancy Vandergroot (Nicole Kidman), sposata con l’oculista Fred (Matthew Macdayden), madre del piccolo Harry (Jude Hill). Vivono nella classica cittadina del Midwest tutta staccionate, case perfette, vicini sorridenti e torta di mele. Tutti sono benestanti, tutti sono cordiali. Apparentemente. Soprattutto tutti sono bianchi. L’unica eccezione è Dave Delgado (Gael Garcia Bernal), nuovo collega di Nancy, di origini messicane. Ed è a lui che si rivolge Nancy, nel momento in cui comincia a sospettare che la sua benestante e perfetta vita sia in realtà solo una facciata, e che il marito le nasconda qualcosa. Non può neppure lontanamente immaginare che da quel sospetto, nonché dal suo imprevedibile legame con Dave, cominci a mettersi in moto qualcosa di imprevedibile, che cambierà per sempre la sua vita ed il suo matrimonio.

Già da queste basi, Holland appare il classico caso di film di genere che mira a mettere a soqquadro i pilastri della famiglia americana, quell’ideale di perfezione che dagli anni ’50 in poi, è stato venduto come mondo ideale. Il problema principale però è che la sceneggiatura non offre nulla di particolarmente nuovo, pesca in modo furbo (ma non abbastanza furbo) da titoli come Subirbicon, il già citato La Donna Perfetta e ad una certa persino Twin Peaks e La Casa di Jack. Peccato lo faccia in modo grossolano.

Una sceneggiatura incerta che vanifica ogni potenzialità

Nicole Kidman è perfettamente a suo agio nei panni di Nancy. La vediamo muoversi in questo paesello che sembra uscito da un sitcom degli anni ’70, alcuni dialoghi in realtà cercano di collegarsi a quelle atmosfere, ovviamente storpiandole. Ma anche tale soluzione non è usata nel modo giusto. La fotografia patinata di Pawel Pogorzelski è funzionale al velo di zucchero che copre questa comunità, in realtà molto violenta, xenofoba e intollerante. Il Dave di Bernal, anche lui convincente, è una sorta di contenitore di tutti i lati oscuri e ben poco edificanti di quella cittadina, dentro cui a poco a poco una linea opprimente e violenta comincia a fare la sua comparsa.

Mimi Cave cerca ovviamente anche di inserire un ragionamento sulla sopravvissuta cultura patriarcale, ma anche questo aspetto viene introdotto e poi sviluppato in modo insufficiente. Holland da metà in poi soprattutto già fa intendere dove si andrà a parare, quello che dovrebbe essere il plot twist, il momento della rivelazione, è lungi dall’essere sorprendente o capace di smuovere qualcosa nello spettatore. Poi c’è quel muoversi incerto tra realismo e finzione, senza che si decida se creare qualcosa di verosimile o lasciare libera la fantasia. Alla fine, si opta per una via di mezzo che non convince molto. Bella lo location per carità, Holland del resto si sviluppa in una cittadina volontariamente dagli echi europei, anzi olandesi, palco su cui si vorrebbe mettere ancor più alla berlina l’ideale di perfezione borghese, ancorato ai padri fondatori. Ma è un altro elemento che poi viene lasciato decadere, non sfruttato a dovere, così come gli omaggi a Mrs. Doubtfire, ad Alfred Hitchcock, al meglio della pop culture anni ’90.

Holland però capiamo che è ambientato nei primi anni 2000, ma anche di tale potenzialmente interessante elemento non ci arriva alcun sviluppo. L’impressione è che Pogorzelski e la Cave non avessero le idee chiare sul percorso narrativo, solamente sul bersaglio e che abbiano pensato di affidarsi alla Kidman per compensare. Non funziona molto bene però, anche per una mancanza di ritmo, atmosfera, per come il film alla fine risulti talmente lineare, da sprofondare nel commerciale. Peccato, una bella occasione persa.

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