Pare solo ieri che Christina Ricci era la baby idol degli anni ’90, un’attrice che, già giovanissima, era capace di lasciare il segno in cult assoluti che hanno fatto la storia del cinema di quegli anni. Oggi, però, sono 45 candeline per la fu Mercoledì e Kathleen Harvey, e ne è passata di acqua sotto i ponti. La Ricci si è segnalata come assoluta protagonista di alcune delle pellicole più interessanti del cinema di genere, ha collaborato con registi di prima grandezza, tenendosi però sempre distante dal mainstream, dalla Hollywood che sterilizza e distrugge ogni cosa che sia diversa dalla norma.
Quella che segue è una Top 5 dedicata al meglio della sua cinematografia, a quei film in cui ha dimostrato di essere più di un bel faccino, ma un’interprete complessa, sfaccettata, capace di destreggiarsi con ogni personaggio e in ogni genere.
Se nel film di Patty Jenkins emerge in modo preponderante una Charlize Theron stratosferica, che si aggiudicherà uno degli Oscar al femminile più sacrosanti del XXI secolo, tuttavia non si può non sottolineare anche la grande performance di Christina Ricci. Monster, biopic dedicato alla serial killer Aileen Wuornos, la vede nei panni di Selby, una giovane ragazza lesbica che si legherà sentimentalmente ad Aileen, prostituta sostanzialmente distrutta nell’animo e nella psiche da una vita fatta di abusi, violenza, povertà e disperazione.
Road movie desolante e terrificante per il realismo con cui ci guida dentro un gorgo morale senza speranza, vede la Ricci perfetta con un’interpretazione che sprigiona naturalezza, spesso innocenza e gioia di vivere, in contrasto con la conflittualità e la rabbia che la Theron impugna per tutto il film. Quando Aileen non è assetata di vendetta e preda delle tenebre, ciò è per merito di Selby. Tuttavia, la Ricci è bravissima anche nel tratteggiare l’ipocrisia del suo personaggio, che, anche quando messa al corrente degli omicidi e dei furti perpetrati dalla sua dolce metà, non cerca più di tanto di fermarla, preda com’è di una passività e anche di un opportunismo che si rivelano a poco a poco.
Eppure, anche nei momenti più tetri, Monster, soprattutto grazie a lei, ha spesso quel barlume di speranza, di redenzione, che poi viene distrutto nel finale, con quel tradimento, quel processo, quel dito puntato. Performance magnifica, ingiustamente ignorata a livelli di premi e nomination.
Pochi film sono più amati di quello con cui Barry Sonnenfeld, nel 1991, riporta in vita la mostruosa famiglia creata da Charles Addams negli anni ’60. A livello di commedie fantasy, grottesche e dark, nessun film è pari a La famiglia Addams, che ha segnato, assieme alla cinematografia di Tim Burton, l’inizio di un decennio dominato dal gothic in ogni sua forma.
Se Raul Julia e Anjelica Huston sono una delle più grandi coppie marito e moglie della storia del cinema, se Christopher Lloyd, con il suo Zio Fester, è uno dei personaggi più scoppiettanti e iconici della comicità slapstick, è anche vero che, da più di trent’anni, è la Mercoledì di Christina Ricci ad essersi fissata con più forza nell’immaginario collettivo.
A dispetto di una critica ufficiale tiepida, lo straordinario successo al botteghino ancora oggi è un indicatore di quanto La famiglia Addams abbia offerto al pubblico esattamente ciò che voleva. E per pubblico intendiamo anche quello più giovane, che elesse Mercoledì a proprio idolo e punto di riferimento.
Christina Ricci, eternamente lugubre, imbronciata, emo prima che esistessero gli emo, nerd, sofisticata, misantropa e asociale, è diventata il manifesto vivente delle weirdo di tutto il mondo. A soli 11 anni, la Ricci dimostrò un talento, una presenza scenica e una capacità di immedesimazione semplicemente incredibili. I suoi duetti col fratello Pugsley (Jimmy Workman) e i macabri giochi con cui si dilettano sono ancora oggi tra i momenti più memorabili di un film che ha avuto un impatto unico nell’immaginario collettivo.
Ancora un film gotico, ancora un grande regista: Tim Burton. Ne Il Mistero di Sleepy Hollow, tratto dal racconto di Washington Irving, Christina Ricci interpreta Katrina Van Tassel, figlia di Baltus Van Tassel (Michael Gambon), uno dei più potenti uomini di quel villaggio stretto d’assedio dal mefistofelico Cavaliere Senza Testa (Christopher Walken), morto molti anni prima durante la guerra d’indipendenza, ma riportato in vita come spirito vendicatore dalla sua matrigna, come si scoprirà nel finale, in virtù di un complicato gioco di vendetta e potere.
A indagare c’è il perspicace, acuto e sensibile Ichabod Crane (Johnny Depp), il cui rapporto con Katrina è un po’ il simbolo dell’infinito e del mistero che circondano quella vicenda, quel villaggio e i suoi abitanti.
Christina Ricci, oltre a donare una grandissima purezza e un’aura angelica che risplende in quell’umanità corrotta e gretta, fa della sua Katrina anche un personaggio dentro cui si agita la ribellione e la riscossa del mondo femminile, che poi è il grande tema sotterraneo de Il Mistero di Sleepy Hollow. In lei risplende un’identità più connessa al paganesimo, alla visione di una femminilità protagonista e legata alle forze della natura benigna, in perfetta contrapposizione con quella della matrigna Lady Mary (Miranda Richardson).
La sua chimica con Johnny Depp è semplicemente perfetta, così come la sua capacità di unire sia il classico personaggio femminile del genere sia la completa decostruzione di quest’ultimo, rendendolo molto meno vulnerabile e molto meno passivo rispetto al passato.
Creato negli anni ’40 da Seymour Reit e Joe Oriolo, Casper nel 1995 diventa protagonista di un piccolo, meraviglioso teen movie, che segnerà un’intera generazione e farà di Christina Ricci ancora di più il volto giovanile femminile simbolo di quell’era cinematografica.
L’attrice interpreta la giovane Kathleen Harvey, che assieme al padre psicoterapista esperto in fantasmi, James Harvey (Bill Pullman), si trasferisce a Whipstaff Manor, cercando tracce del fantasma della madre. Qui Kat farà la conoscenza di Casper (Devon Sawa), un ragazzino fantasma (o un fantasma ragazzino), con cui legherà moltissimo e che avrà un ruolo centrale nel proteggere lei e il padre dai folli piani di Catherine “Carrigan” (Cathy Moriarty).
Casper è una tenerissima e divertente favola per tutta la famiglia, che però sa affrontare in modo assolutamente intelligente e per nulla banale temi come la morte, la perdita, il rimpianto e soprattutto l’accettazione del cambiamento, per quanto traumatico esso possa essere. Si tratta di un film come oggi non ce ne sono più, dedicato a un pubblico più che familiare, preadolescenziale, in cui Christina Ricci dimostra la capacità di tenere sulle spalle il ruolo da protagonista, tratteggiando un personaggio femminile non solo gradevolissimo, ma anche particolarmente interessante.
Successo di botteghino semplicemente straordinario, Casper è stato nel profondo un film umile, semplice ma aggraziato, passato alla storia anche per degli effetti speciali, per l’epoca, assolutamente inediti.
Nel 1998, Christina Ricci si toglie definitivamente di dosso l’immagine di teen idol e, al fianco di Vincent Gallo, in Buffalo ’66, si cimenta in un indie tra i più brillanti di quegli anni.
Protagonista è Billy Brown (Vincent Gallo), appena uscito di prigione dove era finito a causa di una scommessa sul Super Bowl finita male a causa di un giocatore corrotto. Per una pura casualità, rapisce la giovane Layla (Christina Ricci), con cui stringerà imprevedibilmente un rapporto a metà tra il romantico e la Sindrome di Stoccolma. Sono due anime perse dentro un gorgo di bugie e di alibi, con cui Billy cerca di giustificare i suoi errori, e lei, Layla, è l’unica àncora di salvezza che a lui rimane.
La Ricci è semplicemente terrificante nei panni di questa sorta di bambolina, disarmante nel suo candore e nella sua complicità, sorta di angelo mattoide che pare ignorare di essere in compagnia di un nevrotico disperato.
Benché sul set (come sempre con Gallo) l’atmosfera fosse tutt’altro che serena, Buffalo ’66 è uno di quei film che non possono non rimanere impressi, per l’atmosfera, l’intimità, il suo fascino grottesco e anche un certo umorismo che rende i personaggi di questa strana odissea di un perdente nato qualcosa di veramente speciale. Come riesce lei a calarsi nell’anima grottesca, sognante e paradossalmente verosimile di questo stranissimo film, nessun’altra ci sarebbe mai riuscita.