In vista dell’uscita di Wolf Man, dal 16 gennaio 2025 al cinema, esploriamo l’evoluzione dei mostri classici della Universal, icone senza tempo che continuano a ispirare il cinema di genere con le loro complesse sfumature.
I mostri classici della Universal, come Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo e l’Uomo Invisibile, sono figure ormai talmente radicate nell’immaginario collettivo da essere riconoscibili anche da chi non ha mai visto i film che li hanno consacrati. L’immagine del mostro di Frankenstein, con il volto scavato, le cuciture e gli elettrodi sul collo, o il volto pallido e inquietante di Dracula interpretato da Bela Lugosi, sono entrati a far parte del patrimonio visivo e culturale globale. Questi personaggi non sono solo protagonisti di film, ma icone che rappresentano paure universali, simboli di solitudine, mostruosità e trasformazione.
Le origini di questi mostri risalgono agli anni ’30, quando Universal Pictures iniziò a produrre una serie di film che avrebbero definito il genere horror. Frankenstein (1931), con la leggendaria performance di Boris Karloff, ha trasformato il personaggio creato da Mary Shelley in un’icona universale. Allo stesso modo, Dracula (1931) ha solidificato l’immagine del vampiro come simbolo di seduzione e terrore (caratterizzazione ripresa da Francis Ford Coppola per il suo Dracula ma anche, con le dovute differenze, da Robert Eggers per il suo Nosferatu), mentre L’Uomo Lupo (1941) ha esplorato la figura tragica del mostro, colto nel suo conflitto interiore tra umanità e bestialità.
Anche l’Uomo Invisibile, con l’interpretazione di Claude Rains nel 1933, ha lasciato un segno profondo nella cultura, utilizzando il concetto di invisibilità non solo come un’abilità sovrannaturale, ma anche come una metafora di alienazione e follia. Questi mostri non erano solo creati per terrorizzare il pubblico; diventavano una riflessione sulle paure sociali e psicologiche di un’epoca.
Oggi, il loro impatto continua a essere forte. La Universal ha intrapreso un nuovo percorso di rivisitazione di questi personaggi con l’aiuto di Blumhouse, una casa di produzione nota per il suo altissimo numero di successi nel cinema di genere contemporaneo. Il recente L’Uomo Invisibile (2020), diretto da Leigh Whannell, ha riportato l’iconico personaggio in una versione moderna e inquietante, mettendo l’accento sul trauma psicologico, sullo stalking e sulla manipolazione, temi più attuali che mai. Questo film ha inaugurato un nuovo capitolo nell’Universo dei Mostri, destinato ad esplorare in modo più crudo e realistico la natura delle figure classiche del terrore.
Il prossimo film Wolf Man di Leigh Whannell, in uscita il 16 gennaio 2025, rappresenta una nuova direzione per il mito del lupo mannaro, che si spinge oltre la classica narrazione per esplorare temi legati alla malattia e alla degenerazione del corpo umano. Il protagonista, Blake, interpretato da Christopher Abbott, è un uomo che, dopo essere stato morso da un animale misterioso, inizia a trasformarsi in una creatura pericolosa, simile al leggendario Larry Talbot della versione del 1941. Questa nuova interpretazione non si limita però a raccontare una semplice trasformazione fisica, ma si concentra sulla psicologia e sulla dinamica familiare, portando Blake a diventare una minaccia per la sua stessa famiglia, interpretata da Julia Garner nel ruolo della moglie Charlotte.
La scelta di Whannell, noto per il suo approccio innovativo nei confronti dei mostri classici (come dimostrato con The Invisible Man), è particolarmente interessante anche per il suo legame con Blumhouse. Il regista ha dichiarato che l’influenza del body horror, in particolare del film La Mosca, si fa sentire nella sua rappresentazione della trasformazione, enfatizzando la paura della perdita del corpo e dell’identità.
Questa versione di Wolf Man promette di essere diversa dalle interpretazioni precedenti, con un approccio più contemporaneo e psicologico, mantenendo al contempo il rispetto per le radici classiche del mito.
Il ritorno di queste figure mostruose conferma quanto siano vitali per il genere horror, con un rinnovato interesse anche per il pubblico moderno. Se personaggi come l’Uomo Invisibile e l’Uomo Lupo continuano a incutere paura, è per la loro capacità di incarnare tematiche di alienazione, paura e conflitto interiore, rendendo i mostri Universal sempre attuali, anche nella nuova era del cinema horror.
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