Cinema

Nosferatu – La Sinfonia dell’Orrore, da Murnau a Eggers

Pubblicato il 31 dicembre 2024 di Redazione

Articolo a cura di Federico de Feo

Si racconta che quando Friedrich Murnau nel 1922 decise di mettere in scena Nosferatu, portando conseguentemente il pubblico ad assistere per la prima volta a una delle più terrificanti rappresentazioni del cinema muto, si volle ispirare sia ritmicamente che narrativamente alla visione sonora del compositore romantico Gustav Mahler.

Nonostante la poetica di Mahler non avesse apparentemente nulla in comune con il romanzo di Bram Stoker, Dracula, da cui Murnau aveva tratto ispirazione per la sua opera orrorifica, con le sue composizioni e sinfonie capaci di sfidare e far coesistere la bellezza del mondo in contrasto con la lotto umana per trovare la felicità al suo interno, il compositore austriaco aveva rappresentato nella sua musica ciò che per Murnau aveva da sempre significato l’essenza spirituale del cinema.

Come racconta la giornalista Silvia Cruz Lapena su EL PAIS, nonostante le sue grandi doti da cineasta lo avessero portato nel tempo a rappresentare una delle voci più importanti del nuovo cinema muto, il sogno del regista era stato da sempre quello di diventare un compositore.

Tale desiderio fece si che le stesse riprese di Nosferatu furono accompagnate costantemente dall’utilizzo del metronomo in scena, così da permettere a ogni elemento sonoro di comporre una vera sinfonia di movimenti che non si limitò solo alla composizione originale di Hans Erdmann, prima composizione a essere costruita sulle immagini, ma che ben prima dell’avvento del sonoro diede forma e tridimensionalità a ciò che sarebbe stato il cinema da lì a venire, codificando un genere per sempre.

Come spiega il critico Jo Leslie Collier:

“Murnau si sforzò, come i suoi predecessori in teatro, di creare con le immagini l’equivalente di ciò che la musica poteva rappresentare, utilizzando il movimento degli attori e degli oggetti all’interno dell’inquadratura per scandire il ritmo.”

Nosferatu, come preannunciato anche nel suo titolo, fu effettivamente una sinfonia creata con l’armonia dei corpi e il loro stesso ritmo, nel tentativo di “trasmettere accordi tonali nello spazio della sua stessa esistenza”.

Ma come oggi si potrebbe traslare in musica ciò che Erdmann e Murnau concepirono per il loro film? Non sappiamo se Robert Eggers durante le fasi di lavorazione al suo Nosferatu abbia preso ad esempio il modo in cui gli attori nel 1922 fossero diventati protagonisti di una sinfonia corporea, ma è indubbio che uno degli elementi cardine che ritroviamo anche nella sua reinterpretazione, dal 1 Gennaio al cinema, è senz’altro il modo in cui si conforma la musica così come il suono.

Definire con la musica una sinfonia delle nostre paure primordiali è sempre stato alla base del cinema horror, codificando il genere attraverso degli stilemi ripetitivi che ormai sono entrati di diritto nei leitmotiv di una colonna sonora orrorifica così come nella nostra memoria uditiva. Ma cosa succede quando se ne riprova a riscrivere la forma?

Il cinema di Robert Eggers è stato senz’altro il capostipite di un nuovo mondo di intendere la paura cinematografica, trascinando gli spettatori in un viaggio simbolistico e pagano, ma è con la musica che ha letteralmente catapultato loro stessi nell’essenza stessa della sua poetica, attraverso un’esperienza corporea, che lavora sull’inconscio dello spettatore per evocare paura, soggezione e mistero; e Nosferatu non è affatto da meno
Nonostante il regista americano abbia inizialmente scelto di affidare il suo mondo sonoro al compositore Mark Corven (The Witch, The Lighthouse), è con Robin Carolan che sta affinando sempre di più la propria visione acustica, soprattutto in merito a ciò che dovrebbe scaturire da tutte le nostre paure primordiali.

Carolan, d’altro canto, nonostante abbia firmato solamente due colonne sonore fino a ora, ha saputo votarsi letteralmente al volere del regista facendo si che la sua musica fosse sia contemporanea, nel modo di intendere la composizione come un aspetto intrinseco alle immagini, quasi operistico, ma rendendo onore ai grandi maestri dello sperimentalismo novecentesco, rendendo la sua cifra veramente fuori dal tempo e dallo spazio come volere dello stesso Murnau.


Il suono, come il carillon che apre la composizione sinfonica di Nosferatu, che sembra controllare il corpo di Ellen Hutter come una ballerina alla sua cima, nell’attesa che il vampiro venga da lei, è la metafora perfetta per comprendere come questo stabilisca il tono del film sin dal suo principio, facendo comprendere al pubblico perfettamente il viaggio che sta per intraprendere.

La composizione di Carolan sembra ricreare ciclicamente uno sciame sismico e sonoro che fa vibrare perennemente l’oblio. La paura, l’orrore, l’immergersi nell’anima non morta di Nosferatu, che risiede nella sua stessa musica, non ha vincoli e si manifesta nel sibilìo tenebroso dei violini, che sembra quasi alludere a quello di Psycho, trasportandoci verso un infinito buco nero che ci attrae verso l’oscurità.

La musica gotica, a cui il compositore attinge, si dimostra perfettamente affine alla costruzione scenica di Eggers, che sembra ridisegnare l’estetica norrena di metà Ottocento attraverso una visione pittorica fiamminga, soprattutto nell’uso della luce che tenta di squarciare l’oscurità del vampiro non morto. Ma nel suono di Nosferatu non c’è luce ed ogni elemento scenico, così come acustico, ridefinisce le modalità con cui rappresentare l’orribile, il soprannaturale e l’ultraterreno, esplorando nuovi suoni oltre i parametri convenzionali.

In particolar modo in Come to me, che sembra avere al suo interno quasi un jump skare integrato, si manifesta perfettamente la teoria del compositore polacco Krzysztof Penderecki denominata poliformismo. Rappresentata attraverso l’opera di cui porta il nome, Polymorphia, la sua teoria compositiva prevedeva che attraverso un’organizzazione timbrica orchestrale avvenisse una collisione di due corpi fisici rappresentati da una sorgente sonora e da un corpo che permetteva ad essa di vibrare, permettendo così alla musica di evolversi in mutevoli forme.

Parafrasando ciò che la musica di Carolan comunica attraverso questa specifica composizione, è interessante notare come tale teoria riassume perfettamente ciò che avviene anche nella scena in cui questa appare. Ellen richiamando a sè per la prima volta Nosferatu creerà un patto di sangue inestinguibile, manifestandosi in musica attraverso due corpi che vivono in simbiosi. Ellen è la sorgente sonora, mentre Nosferatu è colui che gli permette di vibrare, cambiando per sempre la sue stessa forma corporea.


Robert Eggers intervistato insieme al sound artist Damian Volpe per Dolby Creator Talks, spiega che fin dalla prima sequenza del film c’era l’intenzione di provocare nello spettatore la sensazione sonora che in ogni sequenza e momento della narrazione potesse accadere qualcosa di spaventoso, come se la paura dovesse essere costantemente alimentata.

“Il sound design che Damian ha concepito ci trascina in ogni aspetto della storia anticipando quasi il movimento di macchina rispetto a ciò che sta per accadere. Ad esempio il suono della tenda che preannuncia l’arrivo di Nosferatu serve successivamente a far notare l’ombra del Conte Orlok che entra in contatto con Ellen e tutta questa sinfonia di nuove e differenti sonorità confluisce direttamente all’interno della composizione originale. La colonna sonora di Robin crea veramente un crescente assoluto infernale e atonale”.

Volpe spiega anche che uno degli elementi centrali della strutturazione sonora è stata quella di unire congiuntamente i respiri di Ellen con quelli di Nosferatu in modo che il tutto suonasse concentrico fin dal principio:

“Attraverso il campionamento dei loro respiri uniti allo scorrere del vento e al sapore spettrale della rappresentazione, volevamo far si che suonasse molto teatrale, quasi operistico, tanto che ho creato direttamente una macchina per il vento in modo da accentuare tutto ciò che avveniva nella camera da letto degli Hutter così come nel castello di Orlok. Penso che Nosferatu si possa definire una fiaba oscura e quel vento leggermente innaturale ne sia un indizio perfetto”.

Nosferatu di Robert Eggers è una creatura cangiante che si arricchisce di continui elementi scenici e narrativi rendendo onore a un’opera che non a caso si è sempre definita come la sinfonia dell’orrore. È un richiamo, come il respiro acustico che unisce Ellen e Nosferatu, a guardare dentro l’oscurità per scoprire ciò che ci rende umani: la paura, il desiderio, e l’eterna lotta per dare un senso al nostro stesso esistere.