The Strangers di Bryan Bertino uscì nel 2008, al culmine di un decennio poco ispirato per l’horror americano. Tra remake di film stranieri e sceneggiature originali non certo memorabili, l’esordio di Bertino incassò bene al box office anche per la debolezza della concorrenza, incapace di offrire nuove “icone” all’immaginario dell’orrore. Il sottogenere dell’home invasion, resuscitato due anni prima da Them di David Moreau e Xavier Palud, permise al regista di stuzzicare le paure inconsce del ceto medio statunitense, dove il terrore per l’invasione della sacralità domestica ha radici molto antiche: nulla di nuovo, insomma, ma una buona suspense e tre maschere inquietanti bastarono per decretarne il successo, insieme a una furba strategia di marketing che dichiarava la supposta veridicità dei fatti narrati. In realtà, Bertino ha solo tratto ispirazione da un episodio della sua infanzia, su cui ha costruito una storia horror totalmente fittizia.
Anche The Strangers: Capitolo 1 alimenta il feticismo per il true crime con una didascalia molto evocativa, che radica gli eventi del film nella cronaca nera. Ovviamente è solo uno stratagemma per creare atmosfera: la sceneggiatura di Alan R. Cohen e Alan Freedland (Bertino è accreditato come autore del soggetto) ha l’unico scopo di rilanciare il franchise nell’epoca della serialità, senza alcun legame con eventi reali. Stavolta i protagonisti sono Maya (Madelaine Petsch) e Ryan (Froy Gutierrez), coppia in viaggio da New York a Portland per un colloquio di lavoro. Quando mancano alcune centinaia di chilometri alla meta, si fermano a mangiare nella piccola città di Venus, tra i boschi dell’Oregon, dove percepiscono subito l’ostilità dei locali. Ritorna qui un vecchio topos dell’horror americano: il divario tra i grandi centri e la provincia, tra città e campagna, è terreno fertile per l’orrore. Maya e Ryan sono i classici cittadini dispersi nell’America rurale, specchio di quel contrasto che sortisce i suoi effetti anche a livello politico; d’altra parte, noi europei tendiamo a dimenticarci che tra New York City e Los Angeles c’è un intero continente, e che esso ha una visione del mondo ben diversa dalle due metropoli, come dimostrano le recenti elezioni presidenziali.
Il clima subdolo di Venus, però, passa ben presto in secondo piano: costretti a trascorrere la notte in paese per un guasto dell’auto, Maya e Ryan prendono in affitto una casa immersa nel verde, dove l’apparente tranquillità del posto li stimola a confrontarsi sulla loro relazione. Stanno insieme da cinque anni, ma non si sono mai sposati perché Maya era contraria al matrimonio, salvo cambiare idea e sperare di ricevere una proposta dal fidanzato. È curioso come, sul piano dei rapporti amorosi, The Strangers: Capitolo 1 sia speculare al film del 2008: in quest’ultimo, la coppia era reduce da una proposta di matrimonio appena rifiutata, mentre qui è proprio l’opposto. Nei suoi 90 minuti, il copione spende abbastanza tempo per delineare i due protagonisti, pur senza centrare una caratterizzazione particolarmente originale. La stessa “fragilità” di Ryan, che soffre di asma e necessita di un inalatore, rientra nei canoni del genere, dove la vera eroina è sempre la final girl. Comunque sia, la situazione si fa preoccupante quando una donna misteriosa bussa alla porta, chiedendo se in casa ci sia una certa Tamara. Da quel momento, tre estranei mascherati cominciano a minacciare la coppia, inaugurando una caccia sempre più sadica e violenta.
Gli estranei in questione sono gli stessi del primo film, come dimostra il modus operandi. La differenza è che sono passati 16 anni da allora (otto dal sequel, Prey at Night), e il giochino – già all’epoca tutt’altro che fresco – ormai si è fatto ripetitivo. Certo, il veterano Renny Harlin conosce bene la grammatica dell’horror, il mestiere non gli manca: la tensione regge per tutto l’arco del film, e i momenti più riusciti sono le attese, tipiche di uno slow burn come questo. Purtroppo, l’esito finale non ripaga la costruzione della suspense, anche perché The Strangers: Capitolo 1 scivola in vetusti cliché da cui l’horror farebbe bene a emanciparsi, soprattutto nelle declinazioni dell’home invasion. I due protagonisti prendono decisioni stupide, fanno scelte che lo spettatore non farebbe mai, eppure il film esige la nostra empatia verso di loro, ci vuole attivi e partecipi; i vecchi slasher quantomeno avevano l’onestà di trattare i personaggi come carne da macello, senza pretese di sorta. Se si esclude l’apparizione allo specchio di uno dei tre estranei, non c’è nemmeno grande creatività sul piano macabro. In tempi di carneficine “fantasiose” come quelle di Terrifier, un film del genere rischia di perdere in partenza.
Gli aspetti più interessanti – come il sopracitato conflitto tra grandi agglomerati urbani e provincia desolata – restano sullo sfondo, e chissà che non vengano sviluppati meglio nei sequel. Già, perché questo reboot (se così lo possiamo chiamare) è il primo capitolo di una trilogia, e il finale tronco suscita qualche perplessità: siamo sicuri che The Strangers abbia lo spessore di una saga? Non tutto deve evolversi per forza in un franchise, né tantomeno in un universo narrativo. Peraltro, in questo caso assistiamo a un film che ripercorre molto fedelmente l’originale, ma senza aggiungere granché. Anzi, a ben vedere, smarrisce persino qualcosa in termini di personalità.
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