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Dostoevskij: la poetica oscura dei Fratelli D’Innocenzo tra crime e dramma esistenziale

Pubblicato il 10 luglio 2024 di Filippo Magnifico

Dostoevskij, la nuova serie firmata dai fratelli D’Innocenzo, si inserisce immediatamente tra le produzioni più audaci e penetranti della recente produzione televisiva italiana.
Presentata in anteprima mondiale alla 74ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, quest’opera si propone come un’immersione profonda nei recessi più oscuri della mente umana attraverso gli occhi del protagonista Filippo Timi, qui nel ruolo di Enzo Vitello, un detective ossessionato dalla caccia a un serial killer noto come Dostoevskij, sinistramente famoso per lasciare lettere “filosofiche” accanto ai corpi delle sue vittime.
Ciò che inizia come una semplice caccia all’uomo si trasforma presto in una mescolanza di generi: horror, noir, dramma sociale ed esistenziale si fondono in una narrazione cruda e implacabile.

Accanto a Vitello, troviamo una galleria di personaggi sofferti. Carlotta Gamba interpreta la figlia tossicodipendente di Vitello, una ragazza problematica ma in fin dei conti unica fonte di luce in un mondo pervaso dalle tenebre. I loro momenti condivisi, che oscillano tra tenerezza e rabbia repressa, offrono un respiro emotivo nel caos che questa caccia al killer comporta.
Il giovane detective interpretato da Gabriel Montesi e l’amico e superiore di Vitello, interpretato da Federico Vanni, completano un quadro di umanità vulnerabile spinta ai limiti della sopportazione.

Grandi temi esistenziali in un mondo privo di speranza

Dostoevskij non è soltanto un crime drama, ma un’opera che si interroga profondamente sui grandi temi esistenziali: vita, morte, malattia, paternità.
Tuttavia, il tema centrale rimane la linea sottile che separa il male esterno da quello interiore, oscuro e inafferrabile che risiede in ciascuno di noi. Il mondo raffigurato dai fratelli D’Innocenzo è privo di speranza, dove dolore fisico e morale si intrecciano in maniera inestricabile. Una cosa che si riflette sia sui personaggi che sulle ambientazioni, consumate, erose dal tempo.

Da questo punto di vista, la regia dei D’Innocenzo si distingue per la sua attenzione maniacale ai dettagli, una cosa che spinge Dostoevskij oltre i confini convenzionali della serialità italiana. Il loro stile viscerale e disturbante richiama maestri come Argento ma anche il cinema di David Fincher, mescolando lirismo visivo e cruda realtà narrativa. Il lavoro di Matteo Cocco alla fotografia e di Michael Wall alle musiche contribuisce a creare un’esperienza sensoriale unica.

Un’esperienza dolorosa e indimenticabile

Dostoevskij è un’opera che non lascia indifferenti. La sua narrativa potente, complessa e dolorosamente tagliente sfida lo spettatore a confrontarsi con le proprie ombre interiori e con le malformazioni della società.
È più di un semplice crime drama. È un’indagine approfondita nella psiche umana, che sfida il pubblico a confrontarsi con i lati più bui del proprio io. Un’opera ambiziosa che riesce a mantenere la sua coerenza e forza visiva grazie alla visione unica dei suoi creatori.

È un’esperienza dolorosa e scomoda, ma proprio per questo indimenticabile.
In un’epoca in cui le serie TV tendono sempre più a giocare sul sicuro, fa decisamente piacere vedere qualcosa in grado di andare controcorrente. Ancora di più se fatta nel nostro territorio.

Dostoevskij, prodotta da Sky Studios con Paco Cinematografica e ideata, scritta e diretta dai Fratelli D’Innocenzo, verrà distribuita al cinema per intero, atto I e atto II, da Vision Distribution nella settimana dall’11 al 17 luglio. Successivamente, arriverà su Sky e in streaming su NOW.

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