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Dostoevskij e il lato oscuro dei Fratelli D’Innocenzo, la nostra intervista

Pubblicato il 12 luglio 2024 di Filippo Magnifico

Parlare con i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo è come entrare in un labirinto di idee profonde e visionarie.
Lo stesso effetto che fa guardare Dostoevskij, la loro ultima fatica ora nelle sale italiane.

Una serie noir in sei episodi, che vede Filippo Timi nel ruolo di Enzo Vitello, un detective tormentato con un passato doloroso. La trama segue Vitello nella sua caccia a un assassino seriale spietato, soprannominato Dostoevskij per le lettere macabre che lascia sulle scene del crimine. Ossessionato dalle parole del killer, Vitello intraprende una pericolosa indagine in solitaria, avvicinandosi sempre più a una verità inquietante.

Si tratta di un’opera che sfida lo spettatore a confrontarsi con le proprie ombre interiori e con le malformazioni della società, respingente sotto certi punti di vista ma sicuramente affascinante.

I fratelli D’Innocenzo ci hanno svelato alcuni dettagli affascinanti sulla creazione della serie. Prima di tutto, abbiamo chiesto loro tre consigli per prepararsi a vedere Dostoevskij. La loro risposta è stata tanto sincera quanto intrigante:

  1. “Non odiarci a prescindere perché magari a volte siamo abbastanza detestabili.”
  2. “Essere sinceri mentre si guarda, poiché la serie richiede una grande predisposizione nel sentire.”
  3. “Vederla a maratona, che è il formato che noi consigliamo a tutti.”

Parlando di una scena particolare in cui il protagonista si sottopone a una colonscopia, abbiamo chiesto se potesse diventare una metafora della serie, che si propone come un viaggio oscuro dentro questo personaggio.
Questa la risposta di Fabio:

No, ma mi piace moltissimo la tua interpretazione. È vero, il viaggio all’interno di un personaggio. La nostra finalità, in maniera più triviale, era quella di mostrare un uomo che avevamo visto finora con un atteggiamento molto forte, solitario, anche molto dittatoriale, da un certo punto di vista. Vederlo fragile come un bambino ci interessava. Raccontare questa piccola infanzia di quando si è veramente piccoli di fronte al mondo.

Abbiamo approfondito il tema del personaggio di Enzo Vitello e l’approccio di Filippo Timi nel ruolo. Damiano ci ha spiegato che Timi era la loro prima scelta:

Enzo Vitello e quindi Filippo, in fase di scrittura, in realtà era il personaggio che filava subito. Alcuni sono stati un po’ più farraginosi, altri abbiamo iniziato a scriverli bene una volta che abbiamo trovato gli attori. Filippo era la nostra prima scelta. Sapevamo che ci avremmo lavorato perché era un attore che ci spaventava e per me lo spavento e la paura sono sentimenti iper-generanti. Ha fatto dei provini bellissimi nella misura in cui era sincero con se stesso e non aveva il timore di perdersi. Se il disastro è dietro l’angolo, noi siamo sempre felici. Filippo è un prestigiatore, quindi è stato così generoso che non poteva non venire una cosa stupenda.

Abbiamo anche esplorato il lato oscuro con cui i fratelli combattono. Fabio ha ammesso:

Lo dico con una certa fatica: mi sento a volte tremendamente schivo e solitario. Pur avendo tante persone che mi vogliono bene, a volte fatico a sopportare l’amore. Credo che la mia vita senza amore sarebbe più facile. Non dico più bella, dico più facile, perché in qualche modo il mio terrore è di rendere le persone che sono accanto a me preoccupate della mia sorte emotiva e psichica. Quindi a volte penso che essere soli possa corrispondere a una strana e singolare forma di libertà.

Per descrivere il cinema italiano, i fratelli D’Innocenzo hanno usato le parole “potente” e “troppo spesso piagnucoloso“. Sul loro cinema hanno detto:

Il nostro cinema è liberatorio e felicemente sgangherato.

Hanno inoltre rivelato che si ispirano ai cortocircuiti della vita, in cui il dramma e la poesia si mescolano, creando un’ironia intrinseca. Questo approccio è evidente anche in Dostoevskij, dove un inaspettato lato comico emerge dalla tensione narrativa. Fabio ha citato Dario Argento, dicendo:

L’ironia ce la portiamo tutti dentro le tasche. Faccio mia una frase di Dario Argento: quando il pubblico nei suoi film rideva, lui pensava che il detonatore di questa ironia fosse il nervosismo, inteso come qualcosa di molto teso che finalmente poteva raggiungere un orgasmo e trasformarsi in una risata. Ci piacciono i cortocircuiti: la vita non è mai ordinata e non è mai un genere che puoi andare a prendere da Blockbuster o su un catalogo. La vita è confusione, la vita è dramma e poesia.

Dostoevskij è più di una serie TV; è un viaggio nella coscienza umana, un’esperienza che sfida e affascina lo spettatore. Con la sua narrativa potente e la sua visione unica, si conferma come una delle produzioni più significative e audaci della televisione italiana recente.

Questo è solo un assaggio di ciò che abbiamo discusso con i fratelli D’Innocenzo. Per scoprire di più su Dostoevskij e su altri dettagli inediti, non perdetevi la nostra video intervista completa, che trovate a seguire.

QUI trovate la nostra recensione

Dostoevskij, prodotta da Sky Studios con Paco Cinematografica e ideata, scritta e diretta dai Fratelli D’Innocenzo, verrà distribuita al cinema per intero, atto I e atto II, da Vision Distribution nella settimana dall’11 al 17 luglio. Successivamente, arriverà su Sky e in streaming su NOW.

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