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X-Men – Giorni di un Futuro Passato è stato un autentico capolavoro

Pubblicato il 23 maggio 2024 di Giulio Zoppello

Si fa presto a dire Marvel. La realtà è che da certi punti di vista per quanto riguarda le cose migliori in ambito supereroistico/cinematografico, ciò che ha fatto la FOX non ha rivali ed esattamente 10 anni fa toccava probabilmente l’apice del suo universo cinematografico con X-Men – Giorni di un Futuro Passato, diretto naturalmente da Bryan Singer e con in dote un cast a dir poco stratosferico. Ma la cosa più stratosferica rimane ancora oggi la capacità da parte di questo film di porsi come ponte tra il passato del genere ed il suo futuro, di parlarci del nostro mondo e della nostra società.

Un film ancora oggi imbattuto per complessità e costruzione

Giorni di un Futuro Passato uscì in edicola nel 1981, grazie alla fantasia e alla maestria di Chris Claremont e John Byrne. Ancora oggi viene indicato come uno dei momenti più importanti della storia della saga, di quei personaggi che cambiarono tutto nell’immaginario e nel mondo dei comics a partire dai primi anni ’60. Se a fine XX secolo e nei primi anni 2000 gli X-Men si erano conquistati una posizione di prestigio nel mondo dei blockbuster, era altresì vero che il finale della prima trilogia non aveva soddisfatto molto per caratura e coerenza. Il nuovo corso, ambientato nel passato dei mutanti, ci portò in dote il bellissimo X-Men – l’Inizio, ma questo film fu posizionato sia dopo di esso, sia dopo X-Men – Conflitto Finale e lo stand alone dedicato a Logan, Wolverine – l’Immortale. La sceneggiatura di Simon Kinberg riuscì nell’impresa di renderci comprensibile l’iter diegetico, con i Mutanti che nell’anno 2024 sono inseguiti dalle Sentinelle, sterminati, ed allora ecco che Magneto e il Professor X decidono di mandare Logan nel 1973, per avvisare i due leader dei mutanti di cosa succederà se non impediranno a Mystica di uccidere il Professor Bolivar Trask, colui che ha creato le Sentinelle. Faccenda ingarbugliata? Sì certo, ma solo apparentemente, perché X-Men – Giorni di un Futuro Passato ha fin da subito la capacità di legare le diverse dimensioni temporali con grazia, rendendo chiara la connessione che lega i ruggenti anni ’70, con il Vietnam che ancora incombe e la contestazione, con quel futuro distopico, terrificante, quelle Sentinelle che X-Men – Giorni di un Futuro Passato rende degnissime eredi dei Terminator di Cameron, delle omonime immaginate delle Wachowski in Matrix. Hugh Jackman, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Halle Berry, Anna Paquin, Elliot Page, Omar Sy, Peter Dinklage, Ian McKellen e Patrick Stewart sono i volti principali di un racconto che riesce a non eccedere nel fanservice, si regge sulle sue gambe con fierezza mentre alterna ironia a dramma, azione a riflessione, per portarci verso la chiara conclusione: i diversi dalla norma l’umanità ha sempre cercato di distruggerli, di farli sparire, di metterli sotto terra con ogni modo. I Mutanti, da questo punto di vista, sono stati la perfetta metafora creativa con cui parlare del tema da decenni.

Tra politica e avventura, analisi del superpotere e determinismo

X-Men – Giorni di un Futuro Passato impreziosito da una fotografia di Newton Thomas Sigel perfetta nella sua essenza pop, con Singer che si dimostra ancora una volta perfetto per far coesistere il titanismo dei suoi Mutanti con la dimensione intima fatta di paura (anzi terrore), sensi di colpa e incertezza. Davvero basta risparmiare la vita al mefistofelico Trask, che Dinklage rende terrificante nel suo odio apparentemente ragionevole, per evitare il massacro? X-Men – Giorni di un Futuro Passato solo apparentemente si connette alla teoria del Caos, in realtà è un film che crede nel determinismo storico, così come nell’individualità eccezionale, come predicava Nietzsche. Arricchito da momenti cult (il Quicksilver di Evan Peters è diventato mitologia), nonché da una sottile ironia, X-Men – Giorni di un Futuro Passato ci parla soprattutto di politica, intesa come visione delle cose, capacità di non farsi guidare dalla mera emotività. In questo, diventa anche metafora dell’America di quegli anni, della contrapposizione tra le diverse anime che già dieci anni fa era tornata di moda, nel momento in cui si era capito che il secondo mandato di Obama non avrebbe risolto tutto ciò che si sperava, con la Guerra ancora in Medio Oriente, il terrorismo più vivo che mai, l’America vittima di vecchi fantasmi. Sono gli stessi che Magneto e il Professor X devono combattere, sono quelli che rendono la Mystica della Lawrence forse il miglior personaggio della saga mai visto sul grande schermo. Grande successo di pubblico e critica, X-Men – Giorni di un Futuro Passato sarebbe stato seguito dagli ultimi due, terribili capitoli della saga. Forse era meglio fermarsi qui, quando ancora il MCU non aveva monopolizzato il genere. Il che fa risplendere questo film ancora oggi, di una luce ancora più importante: parlare in modo diverso di supereroi è sempre stato possibile. Difficile ad oggi pensare a un reboot o recast dei personaggi o un remake. Forse la verità è che bisognerà aspettare altri dieci anni almeno, perché l’inevitabile paragone renderebbe ogni nuova produzione vittima di un confronto impietoso, visto quanto è peggiorato il genere sul grande schermo. Dei cinecomics, questo film per certi versi rimane un apice imbattuto.