Star Wars: The Bad Batch continua a regalare soddisfazioni

Star Wars: The Bad Batch continua a regalare soddisfazioni

Di Giulio Zoppello
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The Bad Batch torna con gli ultimi episodi della terza stagione, di quella che doveva essere una serie quasi secondaria, sperimentale nell’universo di Star Wars, persino dentro la concezione animata della continuity. Invece Dave Filoni ha sorpreso tutti, ha fatto vedere come si crea un vero filone secondario legato al primo in modo originale, autonomo, non eccessivamente dipendente dal passato ma comunque fedele all’universo per temi, atmosfere e narrativa.

Una terza stagione piena di cambiamenti

Con The Bad Batch ricominciamo da dove ci eravamo fermati: con Omega e il resto della crew di ex Forze Speciali imperiali che erano riusciti a scappare da Wolffe e soprattutto portare via la giovane da quel centro sperimentale sul Monte Tantiss, dove lo stesso Imperatore Palpatine seguiva con attenzione il Progetto Negromante del Dottor Royce Hemlock. Riuscita a fuggire grazie all’aiuto della Dott.ssa Emerie Karr, Omega però è ancora inseguita dal Clone Assassino ed ha anche una taglia sulla sua testa. Hemlock, infatti, ha scoperto che la giovane è la chiave di svolta per i misteriosi esperimenti della Divisione di Ricerca Avanzata, sulla quale anche all’interno dell’Impero si svolge una guerra politica intestina. Senza più Echo, che ha lasciato la squadra, e Tech, caduto nella stagione precedente, ora spetta a Crosshair, Wrecker e Hunter sfuggire alle maglie dell’Impero. Ma non sarà facile e sulla loro strada compariranno vecchi e nuovi protagonisti della saga originale, in un momento in cui l’Impero appare invincibile o quasi. I primi episodi della terza stagione di The Bad Batch erano arrivati a febbraio, questi sono la semi-chiusura di un cerchio, che Dave Filoni ha saputo ampliare, rendere qualcosa di più di un semplice racconto derivativo. Fatto ancor più importante, l’estetica si è evoluta, e pur se l’insieme non è all’altezza per magnificenza e complessità di The Clone Wars, Rebels o Visions, non si può negare che abbia armi segrete con cui sa sorprendere in modo inaspettato. Su tutto, la sua capacità di essere sì fan service, ma in modo più limitato e soffuso, non eccessivamente derivativo, anzi è forse la serie canonica più distante da tutto questo. Il che può essere la sua forza e anche il suo limite, dipende dai punti di vista.

Un perfetto prodotto di intrattenimento starwarsiano

The Bad Batch continua ad essere un universo in cui Dave Filoni sviluppa maggiormente alcuni elementi che Star Wars ha sempre avuto fin dagli inizi, connessi alla cinematografia bellica e western della Hollywood più cazzuta. Ed ecco allora spuntare rimandi ad Aldrich, Guy Hamilton, Don Siegel e persino Colizzi e soci. Il tutto con una costruzione narrativa atipica, in cui uno sguardo inedito sulla natura abietta, nazista e crudele dell’Impero, va di pari passo con un percorso in cui al tema principale, se ne affiancano altri, senza però correre il rischio di far deragliare il tutto. Non vi anticipiamo niente, ma le sorprese non mancheranno, così come la capacità di far sposare il tutto a tematiche tutt’altro che secondarie nel mondo reale, come il rapporto tra ricerca scientifica, tecnologia e moralità, ma poi ecco tornare soprattutto il destino di Omega, così dotata e allo stesso tempo così vulnerabile. Bello il ritmo, il suo sapersi sposare ad atmosfere spesso anche opprimenti, molto serie, lasciandosi alle spalle il taglio teen più smaccato, The Bad Batch alla fine ci fa riflettere sul futuro di Star Wars, al momento abbastanza nebuloso. Si deve sperare che Dave Filoni abbia veramente il timone sempre in mano, visto che ha dato prova di sapere perfettamente cosa vogliono i seguaci di Star Wars. Lo ha dimostrato con Ahsoka, The Mandalorian, Star Wars: Tales of the Jedi: lui sa come catturare fan vecchi e nuovi, lui sa come districarsi nella marea di possibilità che alla fin fine possono diventare una trappola, come si è visto nella trilogia sequel. Nulla di complicato, semplicemente cercare di far divertire le persone, come The Bad Batch ha sempre fatto fin dall’inizio e chissà che non gli sia data la possibilità di unire tutto questo anche per il grande schermo, lì dove la Disney ha fino ad oggi fallito tranne che con Rogue One. Questa serie ci ricorda che ciò che ci ha donato a suo tempo George Lucas è ancora pieno di potenzialità immense, a patto di non mettere in secondo piano la coerenza interna, per non meglio specificate strategie generaliste.

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