Cinema Recensioni

Garfield: Una missione gustosa, la recensione

Pubblicato il 30 aprile 2024 di Lorenzo Pedrazzi

Se vi siete chiesti perché mai Garfield (che è disoccupato ma soprattutto è un gatto) odi tanto i lunedì, il film di Mark Dindal ha una risposta anche per questo. In effetti, Garfield: Una missione gustosa fa tabula rasa delle precedenti trasposizioni cinematografiche, e il titolo originale – The Garfield Movie – ha un tono alquanto perentorio: come se fosse l’adattamento definitivo del fumetto di Jim Davis, nonché forse il più vicino al suo spirito.

Certo, gli sceneggiatori Paul A. Kaplan, Mark Torgove e David Reynolds si trovano a dover gestire un materiale poco “narrativo”, nel senso che le strisce di Garfield sono scenette autoconclusive, senza intreccio né continuità. L’intuizione vincente è nell’attribuire un passato al celebre gattone: i flashback mostrano infatti il nostro eroe da cucciolo (furbo e tenerissimo, sulla falsariga dei vari Baby Yoda e Baby Sonic che stanno facendo la fortuna di Hollywood), il suo rapporto con il padre Vic e il primo incontro con Jon Arbuckle, suo storico compagno umano. Garfield, golosissimo di pizza e lasagne, si adatta subito alle comodità della vita domestica. Jon si trasferisce in una casa più grande, adotta il cane Odie e asseconda ogni desiderio del micio, che non si fa problemi a ordinare tonnellate di cibo dal suo ristorante italiano preferito. Ben presto, però, questa gaudente routine incontra un ostacolo: Garfield e Odie vengono infatti rapiti da Jinx, mefistofelica gatta a pelo lungo che ha un conto in sospeso con Vic. L’unico modo per salvarsi la pelliccia è collaborare per un grande furto di latte, ma Garfield non ha mai perdonato suo padre per averlo abbandonato da piccolo, e i conflitti sono inevitabili.

Ovviamente la verità è più complessa di quanto creda, e Garfield: Una missione gustosa è abile a svelarla per gradi, mano a mano che procede l’avventura. Com’è consuetudine nel cinema hollywoodiano in CGI, il film di Dindal rimedia i codici di vari generi cinematografici – in questo caso l’azione e il caper movie – per adattarli al proprio immaginario, offrendone una rilettura fantasiosa e parossistica. Nulla a che vedere con le strisce di Davis, ma ormai Garfield è un personaggio cross-mediale che trascende la sua fonte, e questa è l’interpretazione che ne dà Hollywood. Più attinente con il fumetto è invece il tono vagamente cinico, pur all’interno di un film per ragazzi. I personaggi cadono, si schiantano, prendono botte, si deformano e schizzano ovunque come nei Looney Tunes, mentre Garfield conserva il suo atteggiamento sarcastico e insolente. La differenza è che Odie, nonostante sia muto e servile, si dimostra meno ingenuo rispetto alle strisce; anzi, spesso è lui il cervello delle operazioni: un contentino per i cinofili, diciamo così.

A sorprendere di più, comunque, è l’attenzione per la sensibilità maschile. Garfield: Una missione gustosa è un film di padri single, dove il trauma dell’abbandono ha un ruolo centrale, come pure l’idea del sacrificio per il bene altrui. I flashback riescono persino a essere toccanti, in tal senso: Dindal è bravo a sfiorare le corde giuste, cambiando registro quando è necessario. D’altra parte, l’avventura ha un valore formativo, come accade spesso in questi casi. Attraverso di essa, Garfield fa esperienza del mondo e riscopre il legame con Vic, imparando quell’amore che ha guidato le scelte di suo padre fin dall’inizio. Anche un golosone come lui capisce che le lasagne sono più buone quando le possiamo condividere.

Tra fattorie distopiche e droni per le consegne a domicilio, il film si diverte a giocare con il presente, senza trascurare i temi del benessere mentale e dell’accettazione di sé, la cui importanza è capitale nel nostro Zeitgeist: i tempi sono davvero cambiati, se nemmeno gli scagnozzi possono più tollerare gli abusi del cattivo di turno. Alla fine veniamo accolti in un sogno di famiglia allargata che scalda il cuore, non convenzionale e trans-specie. Una gran bella prospettiva, culmine di un film onesto e spassoso.