Trailer & Video

Il Corvo sta per tornare, con tutti i pro e contro del caso

Pubblicato il 16 marzo 2024 di Giulio Zoppello

Ora de Il Corvo ne sappiamo di più, il trailer del film che si pone come obiettivo di rilanciare il personaggio creato da James O’Barr presso la Generazione Z sta facendo già registrare numeri altissimi in termini di visualizzazioni, aumentando l’attesa e gli interrogativi circa ciò che ci attenderà. Eric Draven è tornato, ma è diverso da ciò che fu Brandon Lee. Andrà bene? Andrà male? Ragioniamoci perché opportunità ed incognite vanno di pari passo.

Un nuovo film per una nuova generazione?

Partiamo col dire una cosa molto importante: Il Corvo torna ed è sicuramente a tinte forti. Si temeva l’ammorbidire i toni, il creare qualcosa di “soft” per inseguire incassi non condizionati da un PG-13, invece il trailer del film, diretto da Rupert Sanders, mette subito le mani avanti. Abbiamo Eric Draven (Bill Skarsgård) che è innamorato perso della sua Shelly (FKA twigs). Sono giovani, sono innamorati, sono ribelli e vivono ai margini di una città che ci viene descritta a tinte scure, fosche, con un Danny Houston ancora una volta nelle parti del villain. Shelly vede qualcosa che non dovrebbe vedere, viene uccisa e assieme a lei Eric. Ma questi infine torna dal regno dei morti, armato di poteri super naturali per portare giustizia. Il resto, come mostrato dal trailer, è un percorso di vendetta sanguinosa, con un look in cui si strizza l’occhio al recente The Batman di Matt Reeves, altro film che recuperava molto di una certa sub-cultura dei primi anni ’90. Ovviamente è difficile capire se e quanto tutto questo piacerà a chi ebbe in Brandon Lee un mito immortale. Si è discusso molto del look di Bill Skarsgård, qualcuno lo ha ironicamente definito una sorta di cosplayer di Machine Gun Kelly, da noi si è tirato fuori Achille Lauro, la Trap. Occorre però accettare il fatto che Brandon Lee, chioma nera fluente, look post-punk grunge e metal, intrappolato in quella specie di sogno onirico, si è fissato nell’immaginario proprio perché in linea con i dettami della moda, della musica, ma soprattutto della cultura giovanile del suo tempo. Si può certamente riflettere sull’opportunità di un remake/reboot de Il Corvo, visto che i vari seguiti del film hanno fatto tutti una bruttissima fine, ma non sul fatto che il nuovo film possa essere in linea con il pubblico odierno, dal momento che lo stesso film di Proyas non ebbe certamente una genesi diversa. Le scene d’azione appaiono interessanti, Bill è un attore dal talento, lo si dice col massimo rispetto, largamente superiore al rimpianto Brandon Lee. Di conseguenza la criticità nel nuovo Il Corvo va cercata non nelle scelte stilistiche che si sono appurate in questo momento, ma se davvero ci sia la possibilità di distaccarsi dall’originale, di creare un nuovo totem cinematografico giovanile.

Trent’anni dopo, non esiste più la subcultura giovanile

Non è un problema da nulla. Negli ultimi trent’anni, se c’è una cosa che è scomparsa, ebbene questa è proprio la pop culture, strangolata dalla tecnologia, dall’omologazione che il mondo globale ha prodotto, e che ha reso i giovani di oggi ad ogni latitudine sostanzialmente tutti molto più simili agli altri di quanto fosse nel 1994. La colonna sonora de Il Corvo originale, coi pezzi di Pantera, The Cure, Stone Temple Pilots, Rage Against the Machine, è stato un pezzo di narrazione che cambiò tutto per un’intera generazione. Oggi è possibile? Certo, Il Corvo è diventato tale anche anzi soprattutto per la morte tragica di Brandon Lee, sorta di mitizzazione religiosa laica, rivendicata dall’era in cui gli idoli giovanili esistevano ancora e spesso facevano una brutta fine, come Kurt Cobain (morto poche settimane prima) e altri che parlavano di ribellione al consumismo, a ciò che rimaneva della società anni ’80 e del reaganismo di plastica. Per cercare altri casi simili dovremmo guarda caso parlare del Joker, sia quello di Heath Ledger (pure lui scomparso e diventato mito) sia quello di Joaquin Phoenix, ultimo film di culto popolare. Entrambi non a caso con Il Corvo di Proyas avevano molto in comune. Ma siamo nel 2024, la subcultura giovanile è scomparsa, i totem culturali sono diventati ad immagine e somiglianza del nostro tempo: veloci, a raffica nascono e si consumano. Ma questo nuovo Il Corvo troverà una generazione non meno in crisi, conflittuale, malinconica, di quella che vide in Eric Draven il simbolo di una negazione degli ideali omologanti dell’epoca. Resta da capire quanto questo durerà o sarà stabile, per non parlare della fedeltà al fumetto che, checché se ne dica, affondava la propria natura ed entità nei simboli culturali dei giovani di quel tempo, in una concezione di minoranza elitaria che oggi non esiste. Il Corvo è un film che ancora oggi stupisce per estetica, raffinatissima, per come Brandon, alla pari di James Dean, fosse diventato con la morte il simbolo di una promessa non mantenuta ma per questo eternamente potente. Il nuovo film che ci troveremo di fronte ha di fronte a questa difficoltà: dover calarsi in un mondo in cui il videoludico, i social, hanno strangolato il concetto di eternità, di permanenza semantica, e questo potrebbe essere un nemico troppo potente e persino per Eric Draven, simbolo di vendetta, amore maledetto, quello in cui credono o meglio credevano una volta i giovani.

Tag:

CONSIGLIATI