Captain America: The Winter Soldier compie 10 anni e ad oggi con ogni probabilità rappresenta il momento più alto dal punto di vista qualitativo dell’Universo Cinematografico Marvel (che oggi possiamo definire agonizzante o quasi). Steve Rogers, Bucky, Falcon, Nick Fury, Vedova Nera, erano protagonisti di un iter a metà tra lo spy thriller vecchia maniera e l’action urbano più incredibile. Ad oggi la Marvel non ha più saputo raccoglierne l’esempio di straordinaria qualità della scrittura, nonché capacità di essere distante dai cliché del genere e metafora della storia americana.
Captain America: The Winter Soldier ci mostrava uno Steve Rogers (Chris Evans) alle prese con solitudine, la sensazione di essere completamente estraneo e distante dal XXI secolo dove si aggirava come una sorta di fossile vivente. I Russo lo mettono al centro di un film dove il passato torna in modo prepotente, incrociandosi con un presente in cui emerge una capacità unica di illuminare gli scheletri nell’armadio della società, ma soprattutto della storia, americane. Di fatto ciò che rende la saga di Capitan America all’interno del MCU così perfetta, così giusta, risiede nella sua capacità di diventare allo stesso tempo un omaggio alla Generazione Gloriosa, quella che sconfisse il nazifascismo, e un dito puntato contro ciò che l’America era stata dopo, dalla Guerra Fredda fino agli anni post 11 settembre. Steve Rogers, solo contro tutti, privo anche dell’aiuto di un Nick Fury (Samuel L. Jackson), combatte contro l’Hydra, che è un altro nome per chiamare non tanto ciò che rimane del suo vecchio nemico, il Teschio Rosso, ma ciò che gli Stati Uniti decisero di salvare del regime nazista, per combattere il comunismo, assomigliando sempre di più al loro peggior nemico. Robert Redford con il suo Alexander Pierce di questo è un simbolo tanto perfetto perché spietatamente realistico, verosimile. Da molti Captain America: The Winter Soldier fu paragonato a quel capolavoro di Sydney Pollack che risponde al titolo de I tre giorni del condor. Questo non solo per la presenza di Redford, ma soprattutto per il fatto che il protagonista, come allora, diventava un bersaglio non in virtù della sua colpevolezza, ma proprio della sua innocenza, del suo essere fedele agli ideali di un paese che, invece, mira a un controllo totale, spietato. Quel paese ha nutrito dentro l’anima dello S.H.I.E.L.D. (sorta di mix tra CIA e NSA) un nemico di cui ha imitato la spietatezza della visione del mondo, un mondo che in quel 2014 era ancora assediato dall’incubo del terrore
Inutile negarlo, Captain America: The Winter Soldier è unico perché seppe connettersi a temi attualissimi, scomodi, ed allora ecco che spunta il concetto di guerra preventiva, il terrorismo, con gli harriers che in volo dovrebbero eliminare immediatamente ogni minaccia anche grazie alla violazione sistematica della privacy. Il Patriot Act, vergogna della storia americana, risplende in ogni gesto dell’Hydra ma anche di Fury. Poi c’è Bucky (Sebastian Stan), l’amico, il fratello, il camerata scomparso, diventato killer dentro cui si agita l’eredità di film come The Manchurian Candidate di Richard Condon, ma più ancora ciò che fu il Progetto MKULTRA. Egli è il simbolo dell’ambiguità morale di quegli Stati Uniti che pochi anni dopo aver liberato il mondo dal fascismo, mandavano i propri messaggeri di morte a uccidere qualsiasi leader politico che osasse danneggiarne gli interessi politici o economici in favore del proprio popolo. Da questo punto di vista, il sottovalutatissimo Captain America: Civil War forma assieme a Captain America: The Winter Soldier una diade unica per la capacità di parlarci della realtà della real politik. Impreziosito dalle migliori scene d’azione migliori in assoluto della Marvel, da un’atmosfera cupa, presaga di tradimento e morte, sorta di omaggio a registi come Walter Hill e Sam Peckinpah, il film ha però anche altro da offrire. Amicizia virile, redenzione, ambiguità morale, trionfano in un iter in cui la Natasha Romanov di Scarlett Johansson emerge come antieroina tra le più iconiche del decennio. I più fedeli tra i lettori della Marvel, avrebbero scorto un fortissimo legame con ciò che Garth Ennis aveva messo dentro la saga del suo Punisher, così come di quel The Boys che proprio negli Avengers ha avuto (più che nella Justice League) la propria fonte d’ispirazione per la sua metafora politica. Purtroppo, nonostante il grande successo di questo film, da quel momento in poi la Marvel avrebbe abbandonato ogni profondità tematica in tal senso, se si fa eccezione con The Falcon and the Winter Soldier. Ma questo film, questo è forse l’unico capace di camminare con le proprie gambe nel MCU, in virtù di una potenza di significati è una qualità d’insieme che nessun altro film di quel ciclo ha saputo raggiungere.