Expats: la recensione della nuova struggente miniserie targata Nicole Kidman

Expats: la recensione della nuova struggente miniserie targata Nicole Kidman

Di Gian Marco Novelli
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Nicole Kidman è sempre più una star della televisione, in particolare sul lato delle miniserie. Quest’anno ha voluto portare in scena – sempre nel duplice ruolo di attrice e produttrice –  una storia estremamente toccante e con molteplici spunti di riflessione: Expats, tratta dall’omonimo romanzo di Janice Y. K. Lee, sceneggiata e diretta da Lulu Wang. Grazie a Expats Nicole Kidman continua la strada iniziata con Big Little Lies, ovvero dar vita a delle storie aventi soprattutto una valenza sociale e uno sguardo femminile. Infatti, dopo aver letto il romanzo l’attrice è rimasta affascinata dalla storia ed ha quindi deciso di acquistarne i diritti per una trasposizione televisiva, distribuita da Prime Video proprio in queste ultime settimane.

Expats racconta la storia di tre donne: Margaret, Hillary e Mercy, le cui vite – a seguito di un tragico evento – si intrecceranno in un modo indescrivibile. Nicole Kidman presta il volto a Margaret, ad affiancarla saranno Sarayu Blue e Ji-young Yoo rispettivamente nei ruoli di Hillary e Mercy. La storia si caratterizza da uno sviluppo lento, articolato in più linee temporali, l’impatto con i primi episodi non è quindi così facile come ci si aspetterebbe ma fidatevi di noi, una volta entrati nelle dinamiche della serie ne rimarrete folgorati. Di seguito potete trovare la nostra recensione di Expats, se non l’avete ancora vista vi consigliamo di non continuare con la lettura (e tornare a visione conclusa) perché saranno presenti SPOILER.

Tre donne così diverse, ma allo stesso tempo così simili

Il nome della serie non è casuale, infatti ad essere raccontate sono le vicende di tre donne americane espatriate –  per vari motivi – a Hong Kong, territorio in cui nel 2014 imperversò la cosiddetta protesta degli ombrelli. Ad unire le vite di Margaret, Hillary e Mercy sarà però una tragedia: la scomparsa di Gus, il figlio minore di Margaret, in quel momento in compagnia di Mercy. Il tema della maternità accomuna tutte e tre le protagoniste della storia, se infatti Margaret non riuscirà a darsi pace e tenterà in ogni modo di trovare suo figlio, provando non pensare all’ipotesi peggiore (quella della morte), Hillary cerca di nascondere il proprio desiderio di non avere figli; la giovane Mercy rimarrà invece incinta di David (Jack Huston), marito di Hillary, a seguito di una relazione extraconiugale intrattenuta dai due.

Le protagoniste di Expats ci vengono presentate come delle donne forti e indipendenti, ma andando avanti con gli episodi scopriremo tutte le loro fragilità, le quali esploderanno nel finale e arriveranno a mostrare al pubblico quanto possa essere beffardo il destino. Margaret, Hillary e Mercy saranno – in modi diversi– colpite da quanto accaduto al piccolo Gus, Expats riflette quindi su come un singolo evento possa cambiare la traiettoria della nostra vita. L’ultima annata cinematografica è stata caratterizzata da film capaci di raccontare il femminismo attraverso uno sguardo femminile (Barbie di Greta Gerwig) e maschile (Povere Creature di Yorgos Lanthimos), Nicole Kidman tramite una storia televisivamente innovativa – come quella di Expats – si inserisce perfettamente in questo filone.

Expats è anche una storia di denuncia sociale

Expats non racconta soltanto le vite delle tre protagoniste, infatti, uno degli aspetti più interessanti della narrazione riguarda tutto il contesto in cui si svolgono le vicende: la protesta degli ombrelli, svoltasi a Hong Kong nel 2014. La miniserie decide, in un primo momento, di mostrarci soltanto degli attimi di tali eventi, ma è nello splendido quinto episodio (avente una durata da lungometraggio: un’ora e quaranta) che opta per dar voce a quelle donne, restate un po’ ai margini della narrazione; per la prima volta, infatti, lo sguardo della storia si sposta, focalizzandosi sulle domestiche delle protagoniste. Ad essere, inevitabilmente, evidenziata è la disparità tra le varie classi sociali e quanto tale aspetto possa creare vari squilibri all’interno della società.

Expats in tale episodio riesce ad avvicinare gli spettatori a quelle donne celate nell’ombra, e lo fa mettendo in scena molteplici metafore (come quella della pioggia in casa, utilizzata per simboleggiare la fine di un matrimonio). Nel quinto episodio ad essere protagonista è perciò una realtà dura, difficile e ingiusta, forse è proprio per questo che risulta essere così drammaticamente realistico. Non fraintendeteci, le vicende delle tre protagoniste “espatriate” l’avevano già fatto ma non erano state in grado di abbattere quella barriera tra pubblico e racconto, cosa invece avvenuta quando l’occhio della narrazione si sposta e si concentra ad analizzare le vite, indubbiamente, meno appariscenti delle domestiche filippine.

Expats è una miniserie dal racconto complesso, in un primo momento potrete sentirvi smarriti e quasi infastiditi da quanto narrato, ma solo vedendo tutti e sei gli episodi sarete in grado di capire il toccante messaggio che vuole lanciare.

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