Cinema

Nicolas Cage: i 5 migliori film per celebrare un’icona

Pubblicato il 07 gennaio 2024 di Giulio Zoppello

Non doveva essere nessuno invece infine è diventato qualcuno. Nicolas Cage si porterà per sempre dietro la nomea di raccomandato, di tizio che se non fosse stato nipote del mitico Francis Ford Coppola tutto quel successo non l’avrebbe mai avuto. Eppure, la realtà è che Nicolas Cage da fine anni ’80 ad oggi è diventato uno dei volti più iconici della sua generazione, una sorta di mix tra il divo della porta accanto e l’antidivo che se ne frega. Autoironico, caotico, anarchico, assolutamente diverso da ogni altro, oggi che compie 60 anni lo salutiamo con la Top 5 delle sue interpretazioni più iconiche di sempre.

Lord of War

Film tra i migliori in assoluto della carriera di Nicolas Cage, Lord of War di Andrew Niccol è una sorta di grottesco, folle, spietato e cinico trattato sull’avidità umana, che trae spunto dal famigerato mercante d’armi Viktor Bout. Cage interpreta Yuri Orlov, che assieme al fratello minore Vitaly (Jared Leto), decide di partire da Little Odessa a Brooklyn e diventare uno dei più grandi mercanti d’armi del mondo. Ad inseguirlo inutilmente l’agente dell’Interpool Jack Valentine (Ethan Hakwe), che fino all’ultimo non si renderà conto di quanto Orlov sia il galoppino di un commercio che fa comodo a Governi, Superpotenze e al caos dal quale si generano utili occasioni per le multinazionali in giro per il mondo. Lord of War, come ogni film di Niccol, ha al centro il dilemma morale, nel senso della sua assenza, e Cage è semplicemente ipnotico per come sa tratteggiare un uomo terribile, privo di empatia, divorato da un’ambizione che lo consuma e infine lo schiavizza in modo totalizzante. Il suo falso candore, la sua falsa simpatia, sono controbilanciati dall’abilità con cui sa dissimulare la sua doppiezza dietro una cortina di umanità e di autoassoluzione raggelanti. Uno dei suoi personaggi più belli e anche più attuali, nel parlarci della violenza come sine qua non dell’umanità.

Cuore Selvaggio

Tra i momenti più iconici della carriera di Nicolas Cage vi è senza dubbio l’aver duettato con una fantastica Laura Dern in quella meraviglia di Cuore Selvaggio del grande David Lynch, da certi punti di vista forse il film più sorprendente e atipico della sua carriera. Tra i titoli più importanti di quel 1990, vincitore a Cannes, questo road movie a metà tra il melò, il noir e il grottesco, tratto dal romanzo di Barry Gifford, è una sontuosa analisi sulla doppia faccia dell’America. Violenza ed eros, angoscia e ironia, amore e odio danzano come fanno Cage con la Dern, mentre cesella una sorta di ribelle disperato e romantico che lo fece diventare idolo del mondo femminile, ma lo pose anche al centro dell’attenzione della critica forse per la prima volta convinta delle sue doti. Tylor ad oggi è uno dei personaggi più potenti, viscerali e difficili da detestare che Cage ci abbia donato, a metà tra ciò che fu Elvis Presley e diversi banditi romanticizzati del Far West, mentre insegue in Cuore Selvaggio una felicità che appare sempre sfuggirgli di mano, perso com’è in un turbine di violenza, sesso e sensi di colpa.

Via da Las Vegas

Ancora oggi l’Oscar che Nicolas Cage ricevette per Via da Las Vegas è fonte di polemiche. Ma ad essere onesti, non si può certamente negare che nel film di Mike Figgis, tratto dall’omonimo romanzo di John O’Brien, colpisca per credibilità, verosimiglianza e capacità di colpire nel profondo. Cage qui interpretava Ben Sanderson, naufrago della sua vita, ormai distrutta, e deciso a suicidarsi a forza di alcool a Las Vegas. Sul suo cammino incontra la bella prostituta Sara (Elizabeth Shue), con cui stringerà un rapporto tenero e disperato. Film struggente, malinconico, doloroso su due reietti che si incontrano, si amano, ma non riescono a salvarsi dal precipitare dentro il gorgo della propria disperazione esistenziale, Via da Las Vegas riuscì a portare avanti una complessità tematica enorme. Questo a dispetto di due personaggi in teoria prevedibili o scontati, a cui però proprio l’eccezionale performance di Cage e Shue, seppe donare qualcosa di universale e intimo, di realistico nel dipingere un’autodistruzione che è l’unica via d’uscita di due sopravvissuti, nonché il ritratto drammatico di una dipendenza più terribile mai visto fino ad allora in un film di Hollywood.

Face/Off

Tra i film migliori mai fatti da John Woo, Face/Off ancora oggi è considerato da molti il miglior action degli anni ’90, questo in virtù non solo di un’estetica semplicemente pazzesca, che ha cambiato il genere, ma di due attori protagonisti perfetti. Nicolas Cage e John Travolta si alternano nei ruoli di Sean Archer e Caster Troy, il buono e il cattivo, in un gioco di specchi che avrebbe fatto la gioia di Pirandello, Freud, Wilde e compagnia bella. Nicolas Cage è fuori come un balcone all’inizio, cattivissimo, sexy, demoniaco e sadico, forse anche più pauroso di quanto poi faccia Travolta al suo posto. Nei panni del buono è invece molto più convincente (anche per il maggior tempo donatogli), sempre in bilico tra disperazione e la volontà di trovare qualcosa di buono in quell’inferno in cui è capitato, con addosso la faccia del suo peggior nemico. Credibilissimo nelle scene d’azione, Cage raggiunse con questo film probabilmente l’apice della sua popolarità, in virtù non solo del fisico del ruolo, ma anche del suo saper riprendere il meglio dei “duri” della Hollywood anni ’70, condendola con autoironia e un’essenza molto pop e sopra le righe assolutamente adorabile. Il suo miglior action a mani basse.

Il Cattivo Tenente – Ultima Chiamata New Orleans

Tra i film che hanno maggiormente aiutato la sua carriera negli anni 2000 c’è anche Il Cattivo Tenente – Ultima Chiamata New Orleans, remake-reboot di Warner Herzog del capolavoro firmato da Abel Ferrara nel 1992. Qui Nicolas Cage è uno dei personaggi più sordidi, moralmente detestabili e complessi della sua carriera, il tenente della Polizia di New Orleans Terence McDonagh. Poliziotto pigro, svogliato, corrotto, drogato e puttaniere, cerca come può di salvarsi carriera ed esistenza, mentre tutto e tutti attorno a lui paiono precipitare verso un caos da cui non può assolutamente salvarsi. Poliziesco robusto, feroce ma non privo di black humor, Il Cattivo Tenente – Ultima Chiamata New Orleans lo vede nei panni di uno psicopatico imprevedibile e incontrollabile, una delle anime nere più marce eppure ammalianti del cinema di quegli anni. Eppure, nonostante tutto, Cage riesce ad uscire dalla ripetitività perché chiamato a mettere in atto anche un iter disperato se non di redenzione, almeno di sopravvivenza per il suo protagonista, dentro cui si agita l’iniquità dell’America, nella città simbolo dell’uragano che ha riportato alla luce la giungla che è la società a stelle e strisce.